venerdì , 17 agosto 2018
18comix

Armenia: lontana dall’UE, meno vicina alla Russia

Sin dall’indipendenza, l’Armenia ha attuato la politica del doppio binario, cioè una salda alleanza con Mosca che però non ha compromesso i buoni rapporti con l’Occidente. Questo orientamento è frutto delle vicende storiche, durante le quali la Russia si è presentata come protettrice degli armeni, così come della presenza della diaspora armena in varie parti del mondo, soprattutto Stati Uniti e Francia.

Con il deterioramento dei rapporti tra Russia e Occidente, che sta caratterizzando il terzo mandato presidenziale di Putin, è iniziato ad essere sempre più difficile condurre questa politica. Benché il governo di Erevan voglia mantenere buoni rapporti sia con l’UE che con la Russia, l’area di libero scambio globale e approfondita (DCFTA) che verrebbe creata con l’Accordo di Associazione è incompatibile con la perdita di sovranità commerciale comportata da un’eventuale adesione all’Unione Doganale. I vicini comuni dunque devono fare una scelta.

Il Presidente armeno Serž Sargsyan aveva annunciato lo scorso settembre di rinunciare all’Accordo di Associazione con l’UE e di iniziare i negoziati per aderire all’Unione Doganale, evidentemente condizionato dalle pressioni di Putin, che poche settimane prima aveva firmato un contratto “stellare” per la vendita d’armi all’Azerbaijan. Dopo questa “inversione a U”, sono iniziate le trattative per l’adesione all’UD, presto Unione Economica Eurasiatica, che si stanno rivelando molto più difficili del previsto.

Se da un lato la Russia vuole portare l’Armenia nella propria sfera di influenza, dall’altro il Kazakhstan teme di irritare l’Azerbaijan, storico alleato. Già durante il vertice del Consiglio Supremo Economico Euroasiatico, lo scorso 24 dicembre, infatti, il Presidente kazako Nazarbayev aveva sollevato la questione dei confini territoriali dell’UD. Il problema nasce dal fatto che dal 1994 il Nagorno Karabakh e altre regioni adiacenti, pur appartenendo de jure all’Azerbaijan, sono controllate dagli armeni. Nessuno, nemmeno l’Armenia, riconosce il Nagorno Karabakh come Stato, ma di fatto esso costituisce un unico sistema economico con l’Armenia, dato che persone e merci circolano liberamente e che entrambe le entità usano come valuta il Dram. Nazarbayev ha fatto riferimento all’adesione dell’Armenia all’OMC nel 2012, avvenuta secondo i confini riconosciuti dall’ONU.

Il problema non è stato risolto neanche in occasione del vertice di Astana dello scorso 29 maggio. La preparazione del trattato di adesione è slittata prima al 15 giugno, poi al 1 luglio e neanche questa scadenza è stata rispettata. Il Vice Ministro degli Esteri armeno Šavraš Kočaryan ha dichiarato che una bozza di trattato è già pronta, ma manca ancora un accordo tra le forze di governo. Gli esponenti dei partiti di governo, però, si astengono da dichiarazioni al riguardo, ad eccezione di Eduard Šarmazanov, del Partito Repubblicano, a detta del quale si è già trovato l’accordo politico e restano solo alcune questioni tecniche da chiarire. Il Ministro degli Esteri kazako Erlan Idrisov, ha però twittato che probabilmente il trattato di adesione dell’Armenia verrà firmato in occasione del vertice di Minsk a ottobre.

Il vicepresidente del partito d’opposizione armeno Žarangutyun (Eredità), Armen Martirosyan, durante una conferenza stampa, ha accusato la Russia di usare l’Armenia come merce di scambio per indurre l’Azerbaijan ad aderire all’Unione Eurasiatica. Martirosyan ha poi elencato tutti i casi in cui si sono già verificati scenari simili nel corso della storia, in particolare la decisione di assegnare all’Azerbaijan la regione del Nagorno Karabakh popolata da una maggioranza armena, nel tentativo di creare un’alleanza anticapitalista con la Turchia kemalista e di rendere l’Azerbaijan un modello di Paese musulmano comunista.

Dopo più di novant’anni, quella decisione continua ad avere pesanti conseguenze. L’Armenia che per anni è riuscita ad essere in buoni rapporti con Est e Ovest, adesso non riesce né a firmare l’Accordo di Associazione, né il trattato di adesione all’Unione Eurasiatica a causa del nodo irrisolto del Nagorno Karabakh. E’ evidente che una soluzione va trovata al più presto. Il problema è che alterando lo status quo, ci si scontra con interessi consolidati.

In foto il Presidente armeno  Serž Sargsyan durante un meeting del Partito Popolare Europeo (Foto: European People’s Party – www.flickr.com, 2012)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *