sabato , 24 febbraio 2018
18comix
ashton

Arrivederci, Lady Ashton

Estratti dell’articolo “Arrivederci, Lady Ashton”, pubblicato sul Magazine n. 6 di Europae (“Europa fai presto, il Vicinato brucia”, luglio/agosto 2014).

Quando, nel 2009, il Consiglio europeo nominò la baronessa Caterhine Ashton alla carica di alto rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza, non fu certo facile raccogliere l’eredità di Javier Francisco Solana, l’uomo che ricoprì prima la carica di segretario generale della NATO durante la delicata fase di riassetto dell’Alleanza atlantica, poi quella di alto rappresentante durante la nascita e il consolidamento della politica europea di sicurezza e difesa. Quello stesso Javier Solana che in trenta mesi da ministro degli esteri spagnolo gestì il turno di presidenza del Consiglio dell’Ue, l’avvio della modifica dei trattati europei che avrebbe portato al trattato di Amsterdam, la conferenza di Barcellona che avviava il partenariato euromediterraneo, la nuova agenda transatlantica tra UE ed USA e l’accordo di cooperazione con l’area del MERCOSUR.Di fronte a questo palmarès, la Ashton poteva offrire l’incarico da commissario europeo per il commercio come unica vera esperienza a livello internazionale.

Beninteso che in quelle vesti concluse il più grande accordo di libero scambio dell’Ue fino a quel momento (con la Corea del Sud) e pose fine alla ventennale “guerra della banane” tra l’Unione europea e dieci partner commerciali latino-americani, chiudendo otto diversi casi aperti in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio, la sua scarsa esperienza a livello internazionale le valse l’epiteto di accidental diplomat, il diplomatico per caso. (…)

Troppo spesso Catherine Ashton si è infatti ridotta ad essere una portavoce del Consiglio europeo piuttosto che la voce e il volto di un nuovo corso della politica estera europea, soprattutto laddove gli interessi nazionali degli Stati membri erano più contrastanti. Un esempio eclatante lo si è avuto in Libia, durante la primavera araba, quando Catherine Ashton fu la prima ad aprire una rappresentanza occidentale a Bengasi, salvo poi lasciare che la posizione europea si disgregasse in diverse direttrici nazionali, riducendo l’intervento europeo a una semplice missione di border assistance e lasciando la Libia in mano a un complesso mosaico di gruppi armati. (…)

Questo basso profilo ha anche ridotto il ruolo innovatore che il Servizio europeo di azione esterna avrebbe potuto apportare all’azione esterna europea: non si è registrato alcun sostanziale cambiamento, non si è assistito ad alcun salto di qualitàdella PESC e soprattutto della PSDC, rimasta invece uno strumento da usare ad hoc al di fuori della strategia europea di sicurezza (…) Ciò non vuol dire che l’alto rappresentante manchi di capacità diplomatiche (…) non si possono infatti negare alcuni suoi grandi successi in veste di alto rappresentante,come la normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo o il primo accordo preliminare nei negoziati sul nucleare tra le potenze E3+3 ed Iran (…)

Catherine Ashton non ha voluto o non ha potuto approfittare a pieno dei poteri di cui la propria carica dispone, ma di fronte alle nuove forme della politica di potenza, in un sistema internazionale multipolare, in cui nessuno, da solo, è in grado di portare la pace, l’intera classe politica europea ha fallito

In foto, stretta di mano fra Catherine Ashton e la possibile erede Federica Mogherini (© Council of the European Union – 2014)

copertina magazine 6La versione integrale di questo articolo è disponibile alle pagine 12-13 del Magazine mensile n. 6 di Europae, dal titolo “Europa fai presto, il Vicinato brucia” (Luglio/Agosto 2014).

Il Magazine è distribuito gratuitamente ogni mese ai soci dell’Associazione Culturale OSARE Europa. Per iscriversi basta cliccare qui.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *