domenica , 19 agosto 2018
18comix
© Council of the European Union, 2014

ASEM: nel meeting di Milano al centro l’economia

Si scrive ASEM, si legge commercio, investimenti, stabilità, dialogo. La decima edizione dell’Asia-Europe Meeting (ASEM) tenutasi nei giorni scorsi a Milano, a cura della Presidenza di turno italiana dell’UE, ha avuto come risultato un’intesa sull’approfondimento della cooperazione e sullo scambio delle best practices fra le due regioni.

Il meeting si è strutturato intorno a tre incontri istituzionali in cui i leader dei Paesi di Asia ed Europa, compresi i vertici dell’Unione Europea e dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico), hanno affrontato alcune tematiche sensibili dell’odierna agenda politica: cooperazione economica e finanziaria, questioni di impatto globale, approfondimento della cooperazione e futura direzione dell’ASEM.

Le questioni economiche hanno dominato la discussione: l’UE è infatti uno dei principali partner commerciali di molti Paesi asiatici, mentre nel 2013 i partner dell’Asia hanno contribuito per il 15,3% (678 miliardi) alle importazioni europee. In particolare, Cina, Giappone e Corea del Sud figurano fra i primi 10 partner commerciali dell’UE. L’Asia ha dimostrato grande “resilienza” in questi anni di oscillazioni economiche, mentre in Europa si stanno compiendo progressi nell’implementazione di riforme necessarie per la crescita: così si legge nel documento conclusivo del vertice.

L’ASEM raggruppa tuttavia realtà così differenziate fra loro da poter fornire solamente un quadro di riferimento complessivo per approfondire la cooperazione. Difficile aspettarsi impegni vincolanti. Ecco dunque che l’augurio di una maggiore apertura per commercio e investimenti, auspicata dalle parti a conclusione del vertice, si scontra poi con le difficoltà che stanno caratterizzando, ad esempio, i negoziati per un accordo sugli investimenti fra UE e Cina. Viene però ribadito l’impegno dei Paesi partecipanti a non introdurre ulteriori misure di ostacolo almeno fino alla fine del 2016.

La scelta delle priorità è in ogni caso significativa, per comprendere la direzione che prenderà in futuro il rapporto fra Europa ed Asia. In ambito economico, tiene banco la discussione sul miglioramento delle connessioni fra le due regioni. Infrastrutture al centro, dunque: l’obiettivo è creare “un sistema di trasporto aereo, marittimo e via terra integrato, sostenibile, sicuro, efficiente e conveniente”. La necessità di un migliore coordinamento risponde anche all’attuale emergenza dell’epidemia di Ebola, che non è stata dimenticata nelle discussioni di Milano.

Altrettanto importante è l’economia digitale, così come la difesa dei diritti di proprietà intellettuale: una richiesta che non proviene solamente dai Paesi europei, ma anche da attori asiatici come il Giappone. Gli investimenti in Cina e, in misura sempre maggiore, in altri Paesi dell’Asia orientale (Thailandia, Vietnam, Indonesia) devono essere protetti.

Fra le questioni di rilevanza globale, la prima emergenza è quella climatica. I Paesi asiatici sono ben consapevoli dei rischi: la desertificazione alle porte di Pechino, i tifoni che si abbattono sul Giappone, le inondazioni in Thailandia sono tutti problemi ricorrenti. Solo una maggiore cooperazione fra due fra i principali poli economici mondiali può portare a una risposta condivisa, in vista della Conferenza di Parigi del 2015, che dovrà trovare un accordo vincolante per la riduzione delle emissioni. Proprio la preparazione congiunta alla gestione dei disastri naturali pare uno dei terreni di cooperazione più promettenti. Ci si impegna, ad esempio, allo scambio di best practices nella gestione dei bacini fluviali.

Meno spazio hanno invece ricevuto, almeno nelle dichiarazioni formali, le crisi politiche in corso: Iraq, Siria, Libia, Ucraina (oggetto però dell’incontro bilaterale fra Russia e Ucraina, nonché di molte discussioni durante il vertice) ricevono appena un accenno a fianco di problemi più radicati come la situazione della penisola coreana. Non potrebbe che essere altrimenti: le divisioni fra gli attori in gioco a Milano sono, talvolta, abissali. E non solo fra Asia ed Europa: si pensi alla crescente tensione nel triangolo fra Cina, Giappone e Corea del Sud oppure ai contrasti sui confini marittimi fra Pechino e altri Stati asiatici.

Non è obiettivo dell’ASEM, né è nelle sue possibilità, quello di provare a risolvere tali dispute. Come dichiarato apertamente alla conclusione del vertice, il primo obiettivo deve essere quello di aumentare la visibilità dell’ASEM stesso. Solo aumentando le opportunità di interazione istituzionali, si potrà effettivamente approfondire la cooperazione fra Asia ed Europa. Prossimo appuntamento in Mongolia, nel 2016.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *