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Ashton alla commissione per lo sviluppo del PE: il peso degli aiuti nell’azione esterna dell’UE

Il 27 e il 28 maggio si è riunita a Bruxelles la Commissione per lo Sviluppo (DEVE) del Parlamento Europeo, presieduta dalla deputata francese dei Verdi Eva Joly. La Commissione DEVE ha il compito di sorvegliare la Commissione Europea e tutti gli organismi responsabili di mettere in pratica le politiche per lo sviluppo e di gestire gli aiuti umanitari. Contribuisce inoltre, insieme agli Stati membri, a legiferare nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Alla riunione della Commissione DEVE della scorsa settimana hanno partecipato come ospiti Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e Guillaume Kigbafori Soro, Presidente dell’Assemblea nazionale della Costa d’Avorio.

Lady Ashton ha condiviso con la Commissione DEVE le conclusioni emerse dall’ultima riunione del Consiglio Affari Esteri, incentrando il suo discorso su quattro aspetti in particolare: l’agenda per lo sviluppo post-2015 (come abbiamo scritto la settimana scorsa), l’attuazione dell’Agenda per il Cambiamento, la situazione in Afghanistan e lo stato dell’arte in Birmania. A proposito dei primi due punti, Ashton ha voluto ribadire l’importanza di dare vita ad un’agenda per lo sviluppo coerente, capace di tenere unita l’UE intorno a un insieme di priorità condivise. L’obiettivo deve essere infatti quello di dare alle politiche europee per lo sviluppo un indirizzo strategico a tutto tondo, in modo da massimizzare l’impatto e l’efficacia delle politiche stesse.

Per quanto riguarda il capitolo Afghanistan, l’Alto Rappresentante ha reiterato l’impegno assunto dall’Unione e dagli Stati membri per mantenere il flusso di aiuti a 200 milioni di euro all’anno durante la fase di transizione, per un pacchetto complessivo di aiuti di circa 1 miliardo di euro. Secondo Ashton, sarebbe bene che l’UE iniziasse a elaborare una strategia per lo sviluppo in Afghanistan che copra i prossimi dieci anni.

Il Consiglio Affari Esteri aveva inoltre esteso la missione di addestramento delle forze di polizia nel paese (EUPOL Afghanistan) fino al 31 dicembre 2014, assegnandole un budget di 108 milioni di euro. Lanciata nel 2007, la missione consta di uno staff internazionale di ufficiali di polizia esperti provenienti da 23 Stati membri dell’UE, oltre che da Canada, Croazia, Nuova Zelanda e Norvegia. Oltre ad occuparsi della formazione della polizia nazionale afgana, EUPOL svolge un ruolo di consulenza nei confronti del Ministero degli Interni di Kabul a proposito della sicurezza nelle regioni e nelle province.

Sul tema della Birmania, Catherine Ashton ha presentato alla Commissione DEVE la decisione del Consiglio di rimuovere tutte le sanzioni (tranne quella sulle armi) nei confronti del Paese e di raddoppiare gli aiuti allo sviluppo per il periodo 2012-2013. Di conseguenza, gli aiuti stanziati dall’UE ammontano ora a 150 milioni di euro. La decisione, presa lo scorso 22 aprile in risposta al processo di transizione politica intrapreso dal governo birmano, non è stata tuttavia esente da critiche: il vice direttore di Human Rights Watch Asia ha infatti definito la mossa di Bruxelles «premature and regrettable». Lo stesso giorno, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto dettagliato sulla violenza etnica in corso dal giugno 2012 perpetrata dalla maggioranza buddista nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya la nello Stato birmano del Rakhine con l’acquiescenza del governo.

Ashton, nel suo discorso alla Commissione DEVE, ha riconosciuto che in Birmania «c’è ancora molto da fare» per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, la lotta alla povertà, la transizione alla democrazia e il raggiungimento di una pace duratura. La stessa Ashton sarà a capo di una Task Force che sarà lanciata in novembre con lo scopo di offrire un sostegno concreto al paese nel suo delicato tragitto verso la transizione politica ed economica.

Nel corso della riunione della Commissione DEVE del 27-28 maggio, sono stati inoltre discussi i recenti sviluppi e le prospettive future della Costa d’Avorio. Nella crisi scoppiata a seguito delle elezioni presidenziali del 2010, l’UE ha difeso fin da subito la vittoria del Presidente Ouattara, attraverso una combinazione di azione diplomatica e sanzioni mirate. A fronte del rapido deteriorarsi della situazione umanitaria, in particolare nelle regioni occidentali del Paese, la Commissione ha stanziato un totale di 99,175 milioni di euro tra il 2010 e il 2013. Nonostante i progressi compiuti, diverse sfide attendono ancora la Costa d’Avorio.

In particolare, il Paese si trova a dover consolidare una pace estremamente fragile, legata a cause strutturali non ancora risolte. L’UE ha reiterato più volte la sua determinazione a sostenere la Costa d’Avorio ad affrontare questa sfida, oggi ancora di più viste le possibili ripercussioni che la crisi nel Sahel può avere sull’intera regione. La politica estera europea, come dimostrato da questo ampio ventaglio di questioni aperte e dibattute in sede parlamentare, ha sempre più una dimensione globale.

In foto l’Alto Rappresentante Catherine Ashton parla di fronte alle Commissioni parlamentari del PE. (Foto: European Parliament)

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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