lunedì , 19 febbraio 2018
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Ashton in Egitto: la prova del nove per la diplomazia Ue

Con ben tre visite al Cairo in meno di due mesi, l’Unione Europea si sta ormai affermando sullo scacchiere internazionale come unica possibile forza di mediazione nell’esplosiva crisi politica egiziana. Ultima, cronologicamente ma di certo non per importanza, la due giorni di Catherine Ashton al Cairo del 28-29 luglio, chiamata a favorire il dialogo tra i diversi attori in gioco, più che mai arroccati su posizioni antitetiche.

Atterrata nella capitale nella serata di domenica, l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE ha voluto incontrare tutte le principali pedine del quadro politico egiziano. A cominciare con le figure politiche ad-interim tra cui il presidente Adli Mansour, il vice-presidente, il primo Ministro ed il capo delle forze armate, il Generale Abdel Fattah al-Sisi, senz’altro una delle figure più controverse in questa tumultuosa crisi politica. Appuntato dallo stesso ex Presidente Mohammed Morsi nell’agosto 2012 per garantirsi un certo controllo sul potere delle forze armate, è stato proprio al-Sisi l’artefice dello storico aut-aut che ha portato all’arresto dell’ex Presidente lo scorso 3 luglio. A seguire Catherine Ashton ha voluto confrontarsi anche con i rappresentanti dei principali partiti e movimenti politici tra cui il partito Giustizia e Libertà, orfano del deposto Morsi, ed il movimento Tamarod, altro elemento propulsore della protesta contro l’ex Presidente. Fondato a fine aprile, il movimento ha saputo attrarre seguaci ad una velocità disarmante muovendosi tanto nelle piazze quanto nei fora virtuali.

A tutti Catherine Ashton ha portato un messaggio forte quanto difficile da realizzarsi. E’ necessario che questi attori intraprendano la strada del dialogo inclusivo, non esistono altre strade percorribili per un paese che vuole pace e stabilità. Ha poi ricordato quanto affermato dai Ministri europei nel Consiglio Affari Esteri dello scorso 22 luglio, che ha visto l’adozione di conclusioni sull’Egitto, i cui punti principali si soffermano sulla necessità di liberare Morsi e di riprendere i negoziati con il Fondo Monetario Internazionale. In quell’occasione, l’Unione Europea ha anche reiterato il proprio supporto all’Egitto sulla base dei rapporti definiti nel quadro della Politica Europea di Vicinato. Un supporto non scontato ma assolutamente necessario in un tale momento di crisi politica ed economica.

Nel corso degli incontri, Catherine Ashton ha ricevuto l’invito all’UE a monitorare le future elezioni presidenziali con una missione di osservazione elettorale. Un invito che, viste le circostanze in cui versa il Paese, appare ancora prematuro ma che manda un segnale di distacco dalla presidenza Morsi, allergica alla presenza di osservatori internazionali nel corso delle elezioni nonostante le ripetute offerte di invio di una missione da parte dell’UE.

L’incontro più atteso è stato anche quello che si è fatto più attendere. Nella serata di lunedì, Catherine Ashton è stata il primo ufficiale estero ad incontrare il deposto Presidente Mohamed Morsi nel luogo segreto in cui è detenuto da quasi un mese. Nel corso della conferenza stampa di martedì mattina al Cairo, ha rassicurato l’audience sulle condizioni fisiche e di detenzione di Morsi, sottolineando che dispone di quotidiano accesso ai media ed è quindi aggiornato su quanto accade nel paese. Non ha condiviso il contenuto delle due ore di dialogo con l’ex Presidente, preferendo concentrare la conferenza stampa sulle sfide che attendono il paese. “L’UE”, ha affermato, “non vuole imporre una soluzione” che è invece nelle sole mani di chi si trova nella posizione di prendere le giuste scelte. Sono queste figure ad avere la responsabilità di guidare il paese verso la fine delle violenze e la ripresa economica perché il progresso politico ed economico corrono sullo stesso binario. In caso contrario, il rischio è di disperdere gli sforzi politici ma soprattutto economici fin qui profusi da entrambe le parti. E per l’UE in gioco c’è anche il rischio di fallire in un ruolo di mediazione in cui la diplomazia europea si prepara da tempo.

In foto, Catherine Ashton incontra il generale Al-Sisi (© Pedro Costa Gomes – Delegation of European Union in Egypt)

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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