martedì , 21 agosto 2018
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L’UE in Azerbaijan, energia e diritti umani al centro

Si è tenuto lunedì e martedì scorsi a Baku il quarto Informal Partnership Dialogue. I Commissari uscenti all’Allargamento e al Vicinato, Štefan Füle, e all’energia, Günther Oettinger, hanno incontrato i Ministri degli Esteri e dell’Energia dei Paesi partner, ad eccezione dell’Armenia che non ha inviato delegati per via delle ostilità con l’Azerbaijan.

 La sicurezza energetica è stato senza dubbio uno dei temi dominanti di entrambe le giornate. Come evidenziato dal Commissario Oettinger e dal Ministro azero Natig Aliyev, le attuali crisi in Ucraina e  Medio Oriente rendono il Caucaso Meridionale ancora più importante per la sicurezza energetica europea. Non si è però parlato soltanto del cosiddetto corridoio meridionale e in particolare del gasdotto TAP, ma anche del progetto “Ponte energetico” per l’esportazione di elettricità in Georgia e Turchia, che in futuro potrebbe essere esteso anche all’Europa.

Si è discusso anche dei temi inerenti la sicurezza, già trattati pochi giorni prima durante il vertice NATO in Galles. Il Commissario Füle ha ribadito il sostegno alla sicurezza e all’integrità territoriale dei sei partner. In particolare, riguardo al conflitto del Nagorno Karabakh, ha dichiarato che l’UE è pronta a sostenere le attività del Gruppo di Minsk dell’OSCE per favorire una soluzione pacifica della questione, ma che essa dipende principalmente dalla volontà dei due Presidenti.

 Štefan Füle ha anche sottolineato i valori sui quali si basa il Partenariato Orientale, cioè rispetto degli standard democratici, dei diritti e libertà fondamentali, elezioni libere nel rispetto degli standard internazionali, settore giudiziario indipendente e una società civile rispettata e inclusa nel dialogo con le autorità.   E’ stato importante sottolineare questi principi, perché il Paese che ha ospitato il vertice, l’Azerbaijan, non li rispetta minimamente. Nelle dichiarazioni ufficiali e nei tweet gli esponenti di governo parlano di una situazione normale per quanto riguarda i diritti umani, ma negli ultimi mesi c’è stata un’ondata di repressione senza precedenti, proprio mentre che il Paese sta esercitando la presidenza di turno del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

L’UE, però, ha fatto sentire la propria voce. Füle ha sollevato la questione di fronte al Ministro degli Esteri azero Mammadyarov e ha anche incontrato un gruppo di rappresentanti della società civile, a cui ha espresso l’ammirazione da parte dell’UE per il lavoro svolto, nonostante le restrizioni che devono affrontare. Ma il Commissario non si è limitato a offrire sostegno morale: ha anche annunciato lo stanziamento di 3 milioni di euro per il biennio 2014-2015 nel quadro del programma per il sostegno della società civile.

Füle ha inoltre incontrato il Ministro dell’Educazione Mikayl Jabbarov per discutere delle riforme dell’istruzione. In questo ambito la cooperazione con l’UE è essenziale per l’Azerbaijan, vista l’importanza dello sviluppo del capitale umano per modernizzare e diversificare l’economia azera, eccessivamente dipendente dall’esportazione di idrocarburi. Per questo settore sono stati stanziati ben 19 milioni di euro.

A margine dell’incontro si è tenuto anche il vertice dell’Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo Economico, nota con l’acronimo GUAM, creata appunto da Georgia, Ucraina, Moldavia e Azerbaijan nel 1997 come alternativa alla CSI dominata dalla Russia. Dopo anni di apatia, i quattro Ministri degli Esteri cercano di dare un nuovo impulso all’organizzazione. I quattro membri sono accomunati da problemi riguardanti l’integrità territoriale, ma la cooperazione riguarda anche l’energia e i trasporti.

Il vicinato orientale dunque rimane una delle priorità dell’agenda politica dell’UE, viste le varie crisi nel vicinato. L’Europa però non è sorda al richiamo degli attivisti azeri per i diritti umani, anche se è difficile che il sostegno fornito porti a miglioramenti significativi. Un gruppo di ONG azere ha candidato per il Premio Sakharov Leyla Yunus, Rasul Jarafov, Intiqam Aliyev e Anar Mammadli, quattro attivisti per i diritti umani che hanno denunciato le repressioni del regime di Aliyev e sono stati a loro volta incarcerati. Se il Parlamento Europeo concedesse il premio a questi quattro prigionieri politici darebbe un forte segnale al regime di Baku e a tutte le forze che stanno attaccando la democrazia nel vicinato europeo.

Photo: pozzi petroliferi in Azerbaijan (Nick Taylor – www.flickr.com, 2008)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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