giovedì , 16 agosto 2018
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Ucraina, Biden: ora attuare l’accordo di Ginevra

Negoziati, accordi, tregue, convenzioni, discussioni: Ginevra le ha viste tutte. Assiste agli sforzi della diplomazia internazionale da semplice testimone: alle volte si tratta di successi, altre di fallimenti. Se l’ultimo incontro che la città svizzera ha ospitato possa essere annoverato tra i primi o tra i secondi è ancora presto per dirlo. Tuttavia, ad appena una settimana dalle discussioni avvenute tra Ucraina, Russia, Stati Uniti e UE, già forti dubbi crescono sulla solidità dell’accordo.

Il 22 aprile, il Vice Presidente americano Joe Biden si è recato a Kiev dove ha incontrato il Presidente Turchynov, il Primo Ministro Yatzeniuk e altri membri della Verchovnaia Rada. Parallelamente, il Segretario di Stato John Kerry conduceva discussioni telefoniche col suo omologo russo Sergeij Lavrov. La diplomazia americana e quella russa sono in fermento, mentre crescono le accuse reciproche tra Russia e Ucraina in relazione alla corretta applicazione degli accordi. Le tensioni ad est infatti non si placano.

Proprio le città orientali, in mano ai filorussi, hanno dichiarato da subito l’intenzione di non accettare l’accordo, se prima non verrà condotto in Ucraina un referendum per la concessione di forti autonomie regionali per le zone orientali a prevalenza russa. Il Ministro degli Esteri russo Lavrov, invece, accusa il governo di Kiev di non adoperarsi sufficientemente per la corretta attuazione dell’accordo.

Disarmo dei combattenti illegittimi, fine dell’occupazione degli edifici pubblici, astensione dalla violenza e dall’incitamento ad essa e, soprattutto, avvio di un processo di riforma costituzionale che conduca a maggiori autonomie per la componente russofona del Paese: questi i punti fermi di un accordo raggiunto sì sulla carta, ma della cui messa in atto è lecito dubitare. A Sloviansk, città dell’Ucraina orientale, il sindaco è stato esautorato per essere sostituito da Viacheslav Ponomariov, nominato dalla piazza sostenuta dai russi. E proprio a Sloviansk, sono avvenuti degli scontri a fuoco ad un posto di blocco dei filorussi che sarebbe stato assalito da forze filo-governative ucraine. Cinque i morti: le dinamiche non sono chiare e le accuse reciproche non aiutano a dipanare il bandolo di una matassa che si aggroviglia sempre di più. Ponomariov invoca l’aiuto di Mosca, se non attraverso l’invio di forze, perlomeno attraverso l’invio di armi che permettano al sindaco di riportare l’ordine nella città.

Intanto, mentre il Paese attraversa ancora una fase di anarchia, tra un mese appena si giungerà al fondamentale appuntamento delle elezioni presidenziali. Il governo americano, durante l’incontro avvenuto a Kiev, ha ribadito di aver stanziato 11 milioni di dollari proprio per contribuire alla gestione delle elezioni. Il Vice Presidente Biden non si è limitato a questa proposta: gli Stati Uniti sono pronti a fornire 8 milioni in apparecchiature militari “non letali”, quali equipaggiamenti e radio, oltre a 50 milioni aggiuntivi per sostenere le riforme politiche ed economiche in Ucraina.

Di economia invero il nuovo governo, impegnato a tenere uniti i pezzi di una precaria integrità territoriale, ha sinora parlato molto poco. Con la delegazione del Congresso statunitense, il Presidente Turchynov ha discusso anche di questo: lotta alla corruzione che gli Stati Uniti ritengono prioritaria in vista di una strategia di attrazione e rilancio degli investimenti in Ucraina e tasse, il cui sistema deve essere riformato e il cui ammontare ridotto.

Incidentalmente poi, Washington ha garantito a Kiev l’eventuale fornitura di energia che le verrà a mancare dalla Russia. E su questa questione si palesa, senza possibili illusioni, la distanza incolmabile che separa Washington da Bruxelles. Alcuni osservatori hanno fatto notare come l’imposizione di sanzioni sulla Russia possa costituire per gli Stati Uniti un ottimo metodo per mettere infine a punto e sperimentare il mercato americano di shale gas, tanto verso l’Unione Europea che verso l’Ucraina. Un ottimo pretesto, insomma, per dare forma al nuovo mercato dell’energia che renderà gli Stati Uniti, ancora, intramontabilmente primi a livello globale per influenza economica e geostrategica. Bruxelles, timidamente, corre ai ripari: forse perché teme di aver molto più da perdere e molto meno da guadagnare da questa partita a scacchi con la Russia.

In foto, il Vicepresidente americano Joe Biden incontra il Presidente ucraino Oleksandr Turchynov. (© U.S. Embassy Kyiv / Flickr – 2014)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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