lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © Michael Fleshman, 2014, www.flickr.com

Boko Haram: l’inerzia dell’UE

Parzialmente offuscata da uno dei più gravi attacchi terroristici della storia recente europea, la strage di Baga in Nigeria è stata l’ennesima manifestazione dell’offensiva armata islamico-radicale di Boko Haram, ed ha causato la distruzione di una quindicina di villaggi e della città di Baga, oltre alla morte di circa duemila persone. Represse sotto la dittatura militare, le tensioni etniche in Nigeria sono riemerse durante la transizione democratica avviata agli inizi del secolo. Il Paese si regge oggi sul compromesso tra le due principali etnie, gli Hausa-Fulani (a maggioranza musulmana), diffusi nel nord e detentori del potere militare, e gli Yoruba (a maggioranza cristiana) a sud, depositari del potere economico-amministrativo.

Tale distribuzione geografica è principalmente legata al fatto che l’egemonia britannica e le attività di evangelizzazione si concentrarono sulla ricca fascia costiera del sud, penetrando a stento nelle zone aride del nord, esposte al tradizionalismo islamico locale. Mentre però a livello politico i rapporti fra i due gruppi hanno raggiunto un certo equilibrio, grazie ad un sistema di alternanza consuetudinaria, a livello sociale la situazione è ben più tesa e sfocia talvolta in manifestazioni violente. Inoltre, l’accentramento di potere nelle mani delle due etnie (sessanta milioni di nigeriani, circa il 42% del totale) ha portato all’emarginazione di numerose minoranze etniche, dalle quali sono emersi gruppi organizzati impegnati in lotte politiche e militari di vario tipo tra cui, appunto, Boko Haram (BH).

BH (in italiano “L’educazione occidentale è peccato”, il nome ufficiale è ‘Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e la Jihad’) è una setta islamica radicale a maggioranza etnica Kanuri fondata agli inizi del Duemila da Mohamed Yussuf, imam formatosi in Arabia Saudita, che fino al 2009 raccoglieva intorno alla moschea di Maiduguri migliaia di seguaci provenienti anche da etnie diverse (Hausa-Fulani in primis) e Paesi confinanti, istituendo un sistema di educazione e welfare nei villaggi più poveri del nord-est. Il successo della setta spinse però il governo federale ad una dura repressione e all’uccisione, nel 2009, di Yussuf. Fu questa la scintilla che spinse BH verso la radicalizzazione e l’ascesa di una leadership estremista con a capo l’autoproclamato emiro Abubakar bin Muhammad Shekau, uomo in stretto contatto con Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) e Al Shabaab, movimento islamista somalo. L’obiettivo è aprire un nuovo fronte della jihad in Africa e trasformare la Nigeria in un emirato islamico.

In effetti, il modus operandi di BH ne dimostra le forti influenze qaediste: attacchi suicidi, autobombe e IED rivolti contro la popolazione cristiana e le forze di sicurezza, con oltre ventimila vittime ed attacchi a stazioni di polizia, luoghi di culto cristiani, luoghi di ritrovo ed alla sede ONU di Abuja. Nonostante questo, pare che negli ultimi mesi BH abbia cercato di diversificare le proprie risorse alleandosi all’ISIS (comincia a imitarne anche i metodi comunicativi), provocando però la nascita di un altro gruppo, Ansaru, che, pur mantenendo una certa permeabilità con BH, è più vicino ad AQMI e si rifiuta di attaccare indiscriminatamente la popolazione islamica.

Di fronte al radicalismo di BH, il governo federale ha optato per l’utilizzo massiccio delle forze armate, attivando la Joint Task Force antiterrorismo (forze armate e di polizia, servizi segreti) e la brigata internazionale del nord est. Una scelta che ha portato solo danni contingenti e rischiato di alienare ulteriormente la popolazione civile del nord-est. Al contrario, l’azione occidentale si è limitata a denunce verbali, considerandolo come un conflitto interno. L’UE si è limitata a recepire l’inserimento di BH nella lista di organizzazioni terroristiche mondiali dell’ONU e ha annunciato l’avvio di una missione di osservazione elettorale per le prossime elezioni di febbraio.

Una situazione paradossale. E’ chiaro che senza un’azione concertata di base, che punti a estendere de facto lo stato di diritto e l’alfabetizzazione nel nord-est, sarà difficile evitare questi scenari e riportare l’equilibrio in Nigeria. L’UE però dispone di due strategie nella macro-regione del Sahel in cui la Nigeria viene a malapena menzionata. Ed il consolidamento dei due gruppi potrebbe da un lato spingerli ad attaccare sempre più a sud, alla conquista delle riserve energetiche (intaccando gli interessi dell’industria occidentale), dall’altro a plasmare un movimento jihadista più o meno uniforme che traboccherebbe nell’intera regione, rendendolo ancor più sfuggente e pericoloso.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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