giovedì , 16 agosto 2018
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Bosnia
Il Commissario europeo Johannes Hahn e il primo ministro bosniaco Denis Zvizdić © European Union / EC 2015

Bosnia, entra in vigore l’Accordo con l’UE

Il primo giugno è entrato in vigore l’Accordo di Associazione e Stabilizzazione fra Unione Europea e Bosnia-Erzegovina. L’accordo era stato firmato nel 2008, ma a causa di alcuni problemi politici bosniaci è stato ratificato, entrando quindi in vigore, solo questo mese.

Che cos’è un Accordo di Associazione e Stabilizzazione (AAS)?

È uno strumento di diritto dell’Unione Europea che può sancire la liberalizzazione degli scambi, fissare tariffe, disciplinare le importazioni e le esportazioni, prevedere forme di assistenza tecnica e finanziaria per accompagnare lo Stato nel processo di riforme concordato. Vista la complessità di un intervento a lungo termine, l’AAS istituisce degli organi ad hoc come Commissioni, Consiglio e Comitati parlamentari. In questo modo, permette di avviare e rafforzare relazioni bilaterali fra l’Unione Europea e la Bosnia-Erzegovina e uniformare la legislazione di quest’ultima agli standard europei.

L’AAS e i problemi bosniaci

Purtroppo la ratifica dell’AAS non è una conseguenza di un miglioramento della situazione politica-economica della Bosnia-Erzegovina, ma, paradossalmente, si potrebbe dire che è la conseguenza di un acuirsi di quest’ultima. Dopo le proteste scoppiate nel 2014, che avevano portato alla formazione delle cosiddette “plenarie”, poco e nulla è cambiato: alle elezioni di ottobre sono stati i soliti partiti a vincere. La situazione socio-economica peggiora sempre più, mentre la classe politica sembra non essere in grado di uscire dallo stallo: in parte, la crisi politica attuale è dovuta al sistema governativo bosniaco, troppo macchinoso e lento per essere efficiente.

Da tempo analisti e studiosi affermano la necessità di una riforma costituzionale che snellisca il sistema e, fatto non meno importante, permetta a tutti i cittadini di partecipare alla vita politica del Paese, come suggerito dalla sentenza Finci-Sejdic (2009) della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Proprio tale sentenza era stata posta nel 2012 quale condizione necessaria per la continuazione del cammino bosniaco verso l’UE. Dopo anni di tentativi falliti, Bruxelles sembra voler tentare una via diversa per sbloccare la situazione: concentrarsi sulla situazione socio-economica. Questa la ragione che ha portato all’entrata in vigore degli Accordi di Associazione e Stabilizzazione.

L’Accordo di Associazione e Stabilizzazione offre una soluzione?

Ovviamente l’AAS non è la soluzione a tutti i problemi bosniaci, ma potrebbe aiutare a “sbloccare” la situazione spingendo le istituzioni a varare le più urgenti riforme economiche. Ciononostante, lo stesso AAS porta con sé alcune difficoltà: infatti il testo, essendo stato negoziato una decina di anni fa, deve essere aggiornato nella forma e nei contenuti. Di per sé è un’operazione tecnica che non richiederebbe troppo sforzo, ma considerando la lenta burocrazia bosniaca si potrebbe trattare di mesi.

Una volta che l’accordo sarà aggiornato, bisognerà superare quello che probabilmente è il più grande ostacolo: la Bosnia-Erzegovina (BiH) deve parlare con una sola voce. L’ordinamento odierno vede la BiH formata da due entità: quella a maggioranza serba, la Republika Srpska, e quella abitata prevalentemente da croati e bosgnacchi, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina. Al di sopra delle due entità si trovano il parlamento e la presidenza della Repubblica, le quali sono fortemente influenzate dalle due entità. Di conseguenza, l’UE quando si confronta con la BiH deve consultare i rappresentanti delle due entità, oltre che della presidenza nazionale. Se la Bosnia non è per ora in grado di avviare una riforma costituzionale, sarà necessaria l’istituzione di un meccanismo di coordinamento ad hoc fra le istituzioni bosniache per rapportarsi con l’Unione Europea.

Una questione di responsabilità 

Da anni la BiH si trova a far fronte ad una grave crisi economica che richiederebbe urgenti contromisure. Per questa ragione, a dicembre l’UE aveva lanciato una nuova strategia per tentare di sbloccare la politica del Paese. Il primo risultato è stata una bozza di riforme concordate fra le parti e che la Bosnia avrebbe dovuto firmare entro il 10 giugno. Così non è stato: il governo della Republika Srpska ha rifiutato il documento dichiarando che “non è stato direttamente coinvolto nella stesura della bozza”.

Sembra essere l’ennesimo battibecco fra le due entità, il cui prezzo sarà pagato ancora una volta dai cittadini. Appena una decina di giorni fa il Commissario europeo Hahn aveva ricordato, commentando l’entrata in vigore dell’AAS, che “ora le istituzioni hanno maggiori responsabilità non solo nei confronti dell’Unione Europea, ma soprattutto verso i propri cittadini”.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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