venerdì , 17 agosto 2018
18comix
Van Rompuy accoglie Dilma Rousseff a Bruxelles lo scorso febbraio (Foto @ Council of the EU)

Brasile: Dilma vince di misura. L’UE: “avanti con il partenariato”

I presidenti uscenti del Consiglio Europeo e della Commissione, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso hanno inviato un messaggio di congratulazioni e auguri a Dilma Rousseff,  sessantasei anni, riconfermata la notte scorsa Presidente della República Federativa do Brasil con il 51,6% dei consensi. Secondo Van Rompuy e Barroso, la rielezione della Rousseff rappresenta «un’opportunità unica per il consolidamento del percorso di costruzione della democrazia e dell’inclusione sociale in Brasile».

La vittoria dell’ex guerrigliera e leader del Partido dos Trabalhadores (PT), il partito di sinistra che era stato di Lula, si è però rivelato un percorso elettorale tutto in salita. Nel precedente ballottaggio del 2010, contro Josè Serra del Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB), la Rousseff era stata eletta con il 56,95% delle preferenze, tredici punti percentuali in più dello sfidante alla guida della coalizione centrista O Brasil pode mais (il Brasile può fare di più).

Questa volta, lo scarto con Aécio Neves (PSBD) è stato davvero irrisorio ed è il più esiguo nella storia delle elezioni presidenziali in Brasile. I risultati del ballottaggio del 26 ottobre mostrano un Paese lacerato: il 48,4% dei brasiliani ha scelto Neves, mentre solo il 3,2% in più (poco meno di 3,5 milioni di votanti) ha preferito la Rousseff.

Lo Stato di Minas Gerais, secondo per numero di abitanti solo al São Paulo e particolarmente importante per i due candidati (qui vi è nata la Rousseff e Neves ne è stato Governatore per otto anni) e il Nord-Est del Paese si sono rivelati decisivi per la vittoria dell’erede di Lula. Proprio a São Paulo, Neves ha superato Rousseff di 28 punti percentuali (64% vs 36%). Il Sud-Est e il Centro-Ovest del Brasile ha votato quindi per Neves, ma nei territori più poveri della “locomotrice sudamericana” il PT rimane il partito di maggioranza.

Dilma ha dedicato la vittoria al suo predecessore: «Devo ringraziare una sola persona: Lula». Forse la presidenta dovrebbe ringraziare anche Bolsa Familia, il programma  di assistenza economica del Governo Lula creato nel 2003 per promuovere l’educazione e la salute attraverso un aiuto finanziario erogato alle famiglie brasiliane più povere. In undici anni, Bolsa Familia ha permesso a decine di milioni di persone di uscire da condizioni di estrema povertà. In campagna elettorale Neves aveva proposto una riforma in senso non-assistenziale di questo programma di welfare, ma né la spinta riformista, né l’appoggio ricevuto dalla grande sconfitta al primo turno, Marina Silva, sono bastati per vincere le elezioni. Come non è bastato l’impegno di “ristrutturare” il Mercosur.

Nei programmi di governo del leader del PSDB rientrava infatti l’apporto di alcune modifiche al blocco regionale. Secondo Neves, infatti, il Mercosur avrebbe dovuto evolversi verso un’area di libero scambio, andando oltre l’isolamento dai negoziati commerciali internazionali. Un Brasile più autonomo dal punto di vista della politica commerciale avrebbe portato ad un maggiore dialogo con gli Stati Uniti, probabilmente a scapito dell’asse orientale e delle relazioni con i Paesi BRICS.

L’esatto opposto, insomma, della politica estera attuata dalla Rousseff durante il suo primo mandato. Una politica per molti aspetti anti-statunitense, rivolta al consolidamento degli accordi di integrazione regionale che ha soprattutto guardato alla Russia e alla Cina, ma anche all’Unione Europea. Proprio dall’UE, attraverso le congratulazioni rivolte alla Rousseff, Van Rompuy e Barroso si augurano che i rispettivi successori possano continuare il partenariato strategico con il Brasile per raggiungere nuovi obiettivi che permettano di sviluppare la crescita economica e migliorare la competitività delle due economie.

Un augurio per un Paese in stagnazione economica, con un’inflazione al 6,5% e con un aumento del deficit commerciale che a settembre ha superato i 2,5 miliardi di euro. Con la rielezione di Dilma, la parola d’ordine per il Brasile deve tornare ad essere cambiamento: non sarà più possibile coniugare politiche sociali inclusive e di tipo espansivo e una giusta dose di rigore finanziario, bisognerà aprire al settore privato e investire maggiormente nelle infrastrutture e nei trasporti. Perché i brasiliani, perlomeno i molti milioni che hanno votato Neves, vogliono meno assistenza, più partecipazione e servizi migliori.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *