martedì , 17 ottobre 2017
18comix

BRICS e finanza: via alla New Development Bank

New Development Bank. Questo è il nome della banca internazionale per lo sviluppo fondata ieri a seguito del vertice dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a Fortaleza. La NDB vuole essere una rivale dell’attuale Banca Mondiale con sede a Washington, nata a seguito degli accordi di Bretton Woods del 1944. La sede della NDB verrà posta a Shanghai, che a questo punto ambisce a diventare la capitale del mondo finanziario alternativo al dollaro e all’Occidente.

Sono ormai decenni che si parla di progressiva de-dollarizzazione della finanza mondiale e del commercio internazionale. Un processo che va avanti a rilento, ma che la Cina negli ultimi 5 anni ha provato in ogni modo di accelerare. In primis, stringendo accordi per la creazione di organismi deputati alla promozione e gestione degli scambi finanziari (le cosiddette stanze di compensazione) tra euro e yuan (Berlino, marzo 2014), o tra sterlina e yuan (Londra, giugno 2014). Accordi simili hanno già raggiunto livelli molto avanzati con Russia e Giappone. La creazione della New Development Bank segna un salto di qualità per questa tendenza, principalmente perché si tratta di un atto volto a rafforzare il potere finanziario di Russia e Cina, ma anche quello politico.

Nella Banca Mondiale, il diritto di voto dei BRICS raggiunge a malapena un 10% del totale, malgrado la rivalutazione della quota cinese nel 2010. Il nuovo istituto, con capitalizzazione di 100 miliardi di dollari (60 versati nei prossimi 7 anni e 40 di garanzie), sarà controllato completamente dai BRICS e servirà a finanziare progetti secondo criteri totalmente differenti rispetto a quelli adottati dalla World Bank. Un esempio pratico. Qualora un piccolo Stato dell’Africa Centrale volesse realizzare un’opera infrastrutturale e la domanda venisse respinta dalla Banca Mondiale o la stessa Banca dovesse imporre condizioni ritenute inaccettabili dal Paese, potrebbe entrare in gioco la NDB e, tramite i propri fondi, erogare finanziamenti, ma anche offrire al Paese finanziato la propria idea di sviluppo economico.

La Banca Mondiale è stata spesso criticata, insieme al Fondo Monetario Internazionale (FMI), per le richieste nei confronti dei Paesi beneficiari di prestiti e finanziamenti. Le richieste hanno riguardato infatti riforme di tipo capitalistico improntate al libero commercio ed alla rimozione di barriere alla circolazione di merci e capitali. La NDB potrebbe, in quanto nuova concorrente della Banca Mondiale, offrire condizioni tanto diverse? Più che cambiamenti nella struttura delle richieste, cambierebbero forse i beneficiari indiretti delle stesse. In sostanza, chi dovesse accettare prestiti dalla NDB dovrebbe aprire i propri mercati a Cina, Russia, Brasile, India e Sud Africa.

Come si pone l’Unione Europea di fronte a tutto ciò? Per ora l’atteggiamento è quello di accettazione abbastanza passiva degli eventi e le reazioni, come al solito, sono in ordine sparso. Se presto Germania, Regno Unito e forse Francia potrebbero beneficiare dei nuovi accordi per gli scambi diretti yuan-euro, il resto degli Stati rimane a guardare. Nello stesso tempo vanno avanti i negoziati per i Trattati di libero scambio con Stati Uniti e Giappone. Questi ultimi, però, portati avanti a livello unitario dall’Unione Europea.

Per quanto riguarda il caso NDB, i Paesi fondatori (BRICS) non hanno escluso la possibilità di accettare partecipazioni cedendo quote di capitale della Banca, con corrispondente acquisto del diritto di voto da parte di Paesi esterni. Ci si augura, nell’eventualità, che la UE si muova unita, e non si debba assistere a sottoscrizioni unilaterali da parte di alcuni Paesi. Si tratterebbe del solito approccio autolesionista che mostrerebbe al mondo, ancora una volta, le divisioni e la frammentazione dell’UE.

Photo © Blog do Planalto, 2013, www.flickr.com

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

Check Also

Libia

Libia, un (non) Stato che dovrebbe diventare partner dell’UE

Mentre a Parigi ci si accingeva a celebrare l’anniversario della Rivoluzione francese, il richiamo a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *