sabato , 24 febbraio 2018
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Il Monumento agli eroi nazionali a Ouagadougou , capitale del Burkina Faso © Jeff Attaway - www.flickr.com, 2009

Burkina Faso, l’UE sostiene la transizione verso il governo civile

di Stefania Carbone

Il “Paese degli uomini integri” di Thomas Sankara, il Burkina Faso, conquistò la sua indipendenza dalla Francia nel 1960. Da allora 6 colpi di Stato militari si sono susseguiti  nel Paese, portando al poter ben 8 Presidenti. L’ultimo avvenuto nell’ottobre scorso ha destituito Blaise Compaoré dopo 27 anni di regime.

Compaoré conquista il potere nel 1987, partecipando a una congiura contro Sankara, il “Che Guevara Africano”, che, per la sua politica antimperialista, aveva suscitato una certa avversione da parte dei poteri occidentali.  Poteri che contribuiranno alla longevità del governo di Compaoré. L’ex Presidente aveva, infatti, intessuto buone relazioni diplomatiche con Francia e Stati Uniti: non è un caso che il Paese ospiti una base per il coordinamento delle operazioni antiterroristiche nel Sahel.  La lunga durata del regime è stata sostenuta anche dall’alleanza con l’ex leader libico Gheddafi, in seguito al quale Compaoré ha trovato un coinvolgimento non chiaro nelle crisi in Liberia e Sierra Leone. L’appeasement internazionale nei confronti del leader burkinabe ottiene un ulteriore conferma nel 2006 quando l’ex Presidente si pone come mediatore nella crisi togolese, divenendo in qualche modo il “conciliatore de facto” dell’intera regione fino alla recente crisi maliana.

L’apparente consenso internazionale, però, non ha aiutato Compaoré a contenere il malcontento dilagante della sua popolazione, stanca di una dittatura capace di sfruttare gli investimenti esteri e i giacimenti auriferi solo per l’arricchimento di una parte della popolazione, relegando l’economia del Paese al 181° posto in base all’Indice di Sviluppo Umano e facendo del Burkina Faso uno dei Paesi più poveri al mondo.

Quando poi il 21 ottobre l’allora Presidente, presenta la terza modifica all’art. 37 della Costituzione, con  la quale avrebbe avuto la possibilità di ricandidarsi per un terzo mandato, le manifestazioni cominciano in maniera pacifica. Ciononostante, 24 persone troveranno la morte e più di 600 saranno ferite.  Il 30 ottobre l’esercito riesce a impadronirsi del potere costringendo Compaoré alle dimissioni. Il 1° novembre, il luogotenente Isaac Zida è nominato capo di Stato. Tuttavia le manifestazioni riprendono. Il popolo Burkinabe, l’Unione Africana (UA) e l’intera comunità internazione chiedono un governo di transizione civile. Il 13 novembre un accordo sulla transizione tra l’esercito, i partiti d’opposizione, i rappresentati della società civile viene firmato e Michel Kafando è nominato Presidente. Il Burkina Faso, dopo quasi cinquant’anni di governi militari, sarà finalmente governato da un civile.

La reazione della nuova Commissione Juncker nell’affrontare la sua prima crisi internazionale è stata accompagnata da una grande apprensione, in particolare per le sorti della popolazione civile, seguita dal richiamo, allineandosi alle pozioni dell’UA e dell’ONU, al rispetto dei diritti costituzionali e al perseguimento di una transizione pacifica, democratica affidata alla società civile.

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Federica Mogherini, accogliendo positivamente la firma dell’accordo sulla transizione, ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità delle parti a lavorare per assicurare entro novembre 2015 “elezioni libere, inclusive, pacifiche, trasparenti e democratiche”. La Mogherini ha poi confermato il sostegno dell’UE al Burkina Faso nella fase più delicata della sua vita politica, rimanendo il principale donatore di aiuti per i Paese.

A quasi due mesi dal colpo di Stato, il nuovo governo di transizione sembra voglia creare una sorta di frattura con l’era Compaorè, sospendendo in primo luogo il partito dell’ex Presidente (Congresso per la democrazia e il progresso) e tutte le associazioni, fondazioni e personalità vicine alla sua famiglia. La società civile, detonatore del colpo di Stato, ha chiesto  a gran voce all’esecutivo di Kafando di proseguire la lotta alla corruzione dilagante nel Paese, e di far luce sull’assassinio di Sankara, del giornalista Norbert Zongo e sulle repressioni violente nei confronti dei manifestanti a fine ottobre.

Il risveglio della società civile in Burkina Faso, capace di detronizzare un potere in forza da 27 anni, è stata una grande eccezione per l’Africa Sub- Sahariana,per alcuni una sorta di “primavera araba”, ma  è ancora troppo presto  per capire se Kafando riuscirà a traghettare il Paese verso la democrazia. Meta auspicabile in un territorio martoriato da decenni di guerre civili ed epidemie.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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