giovedì , 16 agosto 2018
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Caraibi: la CARICOM chiede all’Europa riparazioni per la tratta degli schiavi

La tratta degli schiavi condotta da alcuni Paesi europei nel XVII e XVIII secolo fino al 1883 non è un fatto storico caduto nel dimenticatoio. Almeno non per i Paesi Caraibici, che ora chiedono di risarcire i danni del passato. Lo scorso 10 marzo, infatti, 15 capi di Stato dei Caraibi – tra i quali Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Guyana, Jamaica, St. Lucia, St. Vincent e Grenadine e Suriname – si sono riuniti a Saint Vincent per elaborare e presentare ai capi di governo dell’organizzazione politica ed economica regionale, la CARICOM, un’articolata richiesta di risarcimento rivolta all’Europa.

La rivendicazione è stata avanzata ufficialmente il 18 ottobre 2013 a New York, all’Assemblea delle Nazioni Unite, da parte del Primo Ministro di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonsalves, a nome di tutta la comunità caraibica. La CARICOM ha ingaggiato lo studio legale britannico Leigh Day, specializzato in diritto internazionale e umanitario, perché la rappresenti di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja.

La battaglia contemporanea contro lo schiavismo e il colonialismo era iniziata, però, alcuni mesi prima. Il 6 luglio 2013, 14 Capi di Governo dei Paesi CARICOM hanno decretato l’istutizione delle commissioni riparatrici, i National Reparations Commitees, specifiche per ogni Stato membro con il compito di occuparsi in modo attivo della campagna per ottenere i risarcimenti dagli Stati europei.

La richiesta di rifusione interessa nello specifico Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Danimarca, Norvegia e Svezia. I dati relativi al commercio di schiavi non sono per altro attendibili e le stime non sono uniformi. Secondo il Trans-Atlantic Slave Trade Database, nei Caraibi britannici lavorarono circa 2,3 milioni di schiavi, in quelli francesi 1,1, negli spagnoli 1,3 e in quelli olandesi 445.000 persone.

Il portavoce della campagna, Hilary Beckles, storico e accademico delle Barbados, ha evidenziato come i Paesi Caraibici non guardino esclusivamente al lato finanziario delle riparazioni. L’obiettivo principale non è quello di ottenere transazioni dall’Europa. Piuttosto, i Capi di Stato sono maggiormente impegnati dal punto di vista politico per rendere «giustizia alla gente che continua a soffrire i pregiudizi nella propria vita sociale». La richiesta di riparazioni intende infatti costruire uno spazio di dialogo con i Paesi europei coinvolti nell’antico commercio transatlantico di schiavi attraverso 10 punti, incluse le scuse incondizionate e ufficiali da parte delle nazioni europee implicate. Il piano prevede una serie di iniziative a favore delle comunità discendenti dagli schiavi, volte a promuovere gli scambi culturali fra Caraibi e Africa dell’ovest, al fine di ricostruirne l’identità storica.

Tra le richieste avanzate dai Paesi caraibici, inoltre, viene sollecitato l’aiuto diplomatico per convincere Paesi quali Ghana ed Etiopia a fornire la cittadinanza a discendenti dalle comunità di schiavi provenienti dai Caraibi che desiderano tornare in Africa. Si richiede, in aggiunta, l’elaborazione di percorsi di alfabetizzazione per migliorare i livelli d’istruzione, ancora scarsi in molte comunità dei Caraibi, nonché per ottenere l’assistenza medica per l’intera regione caraibica. Tra gli obiettivi figura anche la realizzazione di una strategia di sviluppo per contribuire nel miglioramento della vita delle comunità povere nei Caraibi ancora devastate dalle conseguenze della schiavitù.

In passato sono già state avanzate simili richieste di riparazione, ma sono tutte cadute nel vuoto. Nel 2004, ad esempio, alcuni discendenti di schiavi americani di origine africana hanno sporto denuncia per genocidio nei confronti della compagnia di assicurazioni londinese Lloyd, senza ottenere alcun risarcimento.

I Paesi CARICOM denunciano la tratta degli schiavi come «la più grande migrazione forzata nella storia dell’umanità, senza paragoni in termini di disumanità dell’uomo sull’uomo», ma anche «un’attività economica di grande successo per le nazioni europee». Il governo britannico, uno di quelli con i maggiori legami storici e politici nella regione, ha già fatto sapere che ritiene le riparazioni economiche una soluzione sbagliata rispetto alle sfide del secolo attuale. L’Europa saprà rispondere alle richieste avanzate dai Paesi caraibici o i Caraibi dovranno accontentarsi solamente delle scuse?

(photo © Bruno Casonato, www.flickr.com)

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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3 comments

  1. Beppe Di Claudio

    Chiedete il risarcimento allá Catalogna.

  2. Mi domando se anche l’Italia potrebbe intentare causa agli stati del Nord Africa per tutti gli italiani che sono stati catturati dai saraceni. Le razzie sono arrivate fino alla metta dell’800. Gli abitanti dell’isola d’Elba diventerbbero milionari!!!

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