mercoledì , 21 febbraio 2018
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Photo © Ministerio de Cultura de la Nación Argentina - www.flickr.com, 2014

Caso Nisman: Presidente Kirchner sotto accusa

Cristina Fernández de Kirchner, Presidente dell’Argentina dal 2007, è stata formalmente accusata di aver insabbiato il coinvolgimento iraniano nell’attentato di matrice islamista, che, nel 1994, aveva causato 85 morti a Buenos Aires, presso la sede dell’Associazione Mutualità Israelita Argentina. Il caso è ormai a cavallo tra politica interna, politica internazionale e cronaca nera e rischia di compromettere il mandato di Kirchner alla Casa Rosada, che comunque terminerà con le elezioni presidenziali del prossimo ottobre, e le possibilità per i peronisti di restare al potere.

Il Paese, già membro del G20, resta un attore fondamentale nello scenario sudamericano, rappresentando di fatto il maggior partner del Brasile all’interno delle organizzazioni regionali, in primis Mercosur e Unasur. La regione latinoamericana è inoltre al centro di un gioco politico tra i maggiori attori internazionali, su tutti Stati Uniti, Unione Europea e Cina, rivali più o meno accaniti nel ricercare accordi politici, commerciali ed energetici con un’area sempre più strategica. Non stupisce pertanto che il caso Nisman stia ricevendo attenzioni particolari da parte di molti governi esteri.

La morte di Nisman

Alberto Nisman, il procuratore che stava indagando sull’attentato, è stato trovato morto con un colpo di pistola alla testa lo scorso 18 gennaio, nella sua abitazione di Buenos Aires. Da lì a poche ore avrebbe dovuto partecipare ad un’audizione di fronte alla Commissione Legislativa Penale del Parlamento per presentare la propria denuncia sull’inchiesta, coinvolgendo nelle indagini sul presunto insabbiamento proprio il vertice del governo argentino.

Mentre gli inquirenti si mantengono prudenti sulle cause del decesso, la Presidente Kirchner ha alimentato dubbi e sospetti, parlando di “un suicidio che non è stato un suicidio”. Il suo partito è andando oltre, leggendo il caso e le sue possibili conseguenze sulla tenuta della presidenza come un tentativo di “colpo di Stato”, per riportare al potere le “forze conservatrice e neoliberiste”. Le opposizioni sono scese in piazza nelle strade di Buenos Aires chiedendo chiarezza e rispetto della democrazia, dietro allo slogan “Yo soy Nisman”. A un mese dalla morte di Nisman, nella giornata di mercoledì 18 febbraio, numerosi argentini hanno sfilato in silenzio per il centro di Buenos Aires, manifestando insieme alla famiglia del procuratore scomparso. Manifestazioni di ricordo si sono svolte anche presso le Ambasciate argentine a Berlino e a Parigi e al Consolato argentino di Sidney. 

L’attentato del 1994

Il 18 luglio 1994 un’autobomba carica di tritolo aveva causato il crollo della sede dell’Associazione Mutualità Israelita Argentina della città di Buenos Aires, provocando 85 morti e lasciando enormi ferite nella comunità ebraica e nel Paese. Il caso assunse rilevanza internazionale dodici anni dopo, nel 2006, quando Nisman e il procuratore Marcelo Martínez Burgos accusarono il governo iraniano di aver partecipato alla pianificazione della strage e indicarono l’organizzazione libanese Hezbollah come l’esecutrice. La procura ritenne che il motivo dell’attentato fosse anche da ricercarsi nella decisione dell’Argentina di sospendere un accordo di trasferimento di tecnologia nucleare all’Iran.

Il quotidiano Clarín, il più critico nei confronti del governo, nelle ore successive al ritrovamento del corpo di Nisman, aveva rivelato l’intenzione del magistrato di formulare persino un mandato d’arresto nei confronti della Presidente argentina. Secondo le indagini di Nisman, ci sarebbe stato infatti un accordo argentino-iraniano per insabbiare il coinvolgimento di Teheran nell’attentato del 1994.

Secondo la procura, che ha ereditato i dossier di Nisman e messo sotto accusa la Kirchner, il Protocollo d’intesa firmato nel 2013 ad Addis Abeba con l’Iran (memorandum bilaterale che di fatto non avrebbe facilitato la risoluzione del caso, suscitando polemiche nel Paese latinoamericano anche per i forti indizi di incostituzionalità) era al massimo un fiasco diplomatico, se non un modo per occultare negoziati segreti in corso da anni tra i due governi.

Le conseguenze politiche

Il caso Nisman rischia di alimentare le tensioni politiche, in un crescendo che potrebbe portare il Paese diviso come non mai alla soglia delle elezioni dell’ottobre 2015. Il governo peronista ha finora mantenuto una politica estera imperniata su tre pilastri: integrazione regionale sudamericana, indipendenza dalle istituzioni finanziarie internazionali e protezionismo. Le opposizioni, pure molti divise al loro interno, vorrebbero una svolta nella politica economica e nel posizionamento internazionale, meno terzomondista e più filo-occidentale. I nuovi equilibri del Sud America dipenderanno soprattutto dall’Argentina.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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