mercoledì , 15 agosto 2018
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Catherine Ashton all’ASEM: i buoni motivi per non trascurare l’Estremo Oriente

L’Alto Rappresentante Catherine Ashton ha partecipato l’11 e il 12 novembre all’undicesimo incontro dei Ministri degli Esteri dell’ASEM (Asia-Europe Meeting), ospitato dal governo indiano nella capitale New Delhi. L’ASEM è un forum interregionale, nato nel 1996, che raccoglie 49 Paesi del mondo e due organizzazioni internazionali. L’obiettivo principale è quello di approfondire le relazioni politiche, sociali e soprattutto economiche tra i Paesi europei e quelli asiatici.

L’UE, con questa forma di cooperazione, cerca di controbilanciare il ruolo da protagonista che stanno giocando gli Stati Uniti nel panorama asiatico. Tuttavia i risultati tangibili di questa partnership allargata sono stati, fino ad oggi, sostanzialmente invisibili, tanto che il Ministro degli Esteri Indiano Salman Kurshid ha più volte ripetuto la necessità di “andare oltre a dichiarazioni meramente politiche” e di puntare su obiettivi tangibili e misurabili, in modo da poter costruire un ponte per la crescita e lo sviluppo economico.

Che l’Asia e l’UE possano e debbano continuare il cammino verso la costruzione di una partnership strategica, magari coronata da un accordo di libero scambio, lo dicono alcuni importanti dati. Prima di tutto, analizzando quelli economici si nota che nel 2012 i Paesi asiatici hanno assorbito il 21,4% delle esportazioni europee, mentre l’UE, a sua volta, vale circa il 30% delle esportazioni dei Paesi dell’Asia. Inoltre, secondo l’Asian Development Bank (ADB), il continente Asiatico crescerà del 6,3% nel 2013 e del 6,4% nel 2014, percentuali paurosamente più alte rispetto a quelle europee. L’Asia è dunque un partner sempre più necessario per una faticosa ripresa economica europea.

In secondo luogo, bisogna considerare anche gli aspetti politici: gli Stati Uniti sono già impegnati coi Paesi asiatici nelle trattative per la Trans-Pacific Partnership (TPP), mentre l’UE punta ancora sui dialoghi bilaterali per accordi di libero scambio con alcuni Paesi asiatici come la Thailandia e il Giappone. L’ASEM potrebbe rappresentare invece una piattaforma su cui costruire un’intesa per un accordo di libero scambio “allargato”, seguendo il modello del TPP.

In terzo luogo, non devono essere sottovalutati nemmeno gli aspetti militari e strategici. Tra questi, troviamo due elementi apparentemente opposti, ma che risultano facce della stessa medaglia: da una parte l’UE è il primo fornitore al mondo di aiuti umanitari per molti Paesi asiatici, dall’altra – grazie alle aziende private europee – è allo stesso tempo il secondo fornitore di armamenti, detenendo una quota del 20% del mercato militare asiatico, secondo solo agli Stati Uniti, i quali detengono la quota maggioritaria del 29%.

Anche per questi motivi un meeting di alto livello come l’ASEM può rivelarsi uno strumento essenziale per una proiezione verso est dell’Unione Europea, senza la quale, probabilmente, la ripresa economica potrebbe continuare ad allontanarsi.

Immagine tratta dal vertice dell’ASEM tenutosi nel novembre 2012 a Vientiane, in Laos (photo: EEAS, Features, 2012). 

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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