martedì , 14 agosto 2018
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In foto un vecchio mezzo militare nel Nagorno Karabakh © Photo RNW.org - www.flickr.com, 2003

Caucaso: resta la tensione fra Armenia e Azerbaijan

Il Caucaso Meridionale resta centrale nell’agenda internazionale. Nelle ultime settimane ci sono stati diversi avvenimenti importanti. Lo scorso 3 ottobre si è tenuto a Minsk il Vertice dei capi di Stato della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), durante il quale l’Armenia ha firmato il trattato di adesione all’Unione Economica Eurasiatica (UEE). La firma del trattato è il risultato di un percorso travagliato. Il 3 settembre 2013, quando la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE sembrava imminente, il Presidente Serz Sargsyan annunciò a sorpresa di rinunciare all’accordo per aderire all’UEE, ma anche quel percorso si è rivelato tutt’altro che semplice.

Il Presidente kazako Nursultan Nazarbaev si è infatti dichiarato pronto ad accogliere nell’UEE solo i territori appartenenti de jure all’Armenia. La questione ha ritardato di diversi mesi l’adesione del Paese, ma lo scorso 14 ottobre anche il Kazakhstan ha ratificato il trattato di adesione. Inizialmente si è pensato che si fosse concordato di installare dogane tra l’Armenia e l’autoproclamata Repubblica del Nagorno Karabakh, ma pochi giorni fa il capo del Servizio Doganale Federale russo Andrej Beljaninov ha smentito quest’ipotesi.

Negli stessi giorni ci sono tenute delle manifestazioni nelle piazze di Erevan. La rilevanza di queste manifestazioni è dovuta alla partecipazione congiunta di varie forze politiche di un’opposizione solitamente frammentata. Alcune di queste forze sono decisamente filoeuropee, ma le cause della contestazione più che l’adesione all’UEE riguardano problemi interni: corruzione, disoccupazione e la necessità di modificare la Costituzione per ridurre i poteri del Presidente.

Anche nel vicino Azerbaijan, si è svolta una piccola manifestazione il 12 ottobre, a un anno dalle elezioni presidenziali (palesemente irregolari). Pochi giorni dopo il Presidente Ilham Aliyev ha firmato un’amnistia per 84 persone, tra le quali almeno 4 prigionieri politici. L’amnistia è stata accolta con soddisfazione dall’UE, ma non bisogna illudersi: il tira e molla delle repressioni è una strategia diffusa tra i regimi autoritari per rendersi presentabili sulla scena internazionale. Lo stesso giorno infatti il parlamento azero ha adottato una nuova legge che pone nuove restrizioni per i finanziamenti dall’estero delle ONG.

Intanto, gli scorsi 22 e 23 ottobre il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha visitato i due Paesi. Il primo giorno ha incontrato i rappresentanti della camera di commercio tedesca a Baku, ma anche i rappresentanti della società civile. Infine, si è svolto un incontro col Presidente Aliyev e il Ministro degli Esteri Elmar Mammadyarov, durante il quale si è parlato delle relazioni fra UE e Azerbaijan, ma anche di rispetto dei valori democratici.

Il giorno successivo Steinmeier si è recato a Erevan dove ha incontrato il suo omologo Eduard Nalbaldyan e il Presidente Sargsyan, con i quali ha discusso di come approfondire la relazione con l’UE in maniera compatibile con l’adesione armena all’UEE. Si è parlato anche di cooperazione allo sviluppo: la Germania è infatti il secondo donatore internazionale dell’Armenia. Per quanto riguarda il conflitto del Nagorno Karabakh, però, Berlino ribadisce il sostegno al Gruppo di Minsk dell’OSCE.

Proprio sotto l’egida di quest’istituzione, si è tenuto lo scorso 27 ottobre a Parigi il vertice tra Sargsyan e Aliyev. Si tratta del terzo incontro dei due Presidenti in tre mesi, dopo quello di quest’estate a Soči e quello a Newport durante il Vertice NATO. Lo scopo di questi ultimi incontri è stato incentivare misure di confidence-building, volte a impedire nuovi vortici di violenza come quello di quest’estate. Il principale successo del Vertice di Parigi è stata l’accettazione da parte di Aliyev di scambiare dati relativi a persone scomparse nei paraggi della linea di contatto. François Hollande ha inoltre proposto di iniziare a preparare una bozza di accordo-quadro. La proposta ha il favore di Baku, ma non di Erevan che esige la presenza delle autorità de facto del Nagorno Karabakh al tavolo delle trattative. Questa mossa ha il sostegno del rappresentante americano James Warlick, ma rischia di complicare le trattative per via delle posizioni meno transigenti delle autorità karabakhi. Insomma, il mese di ottobre è stato ricco di eventi, ma i principali problemi restano pressoché irrisolti.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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