martedì , 14 agosto 2018
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Cina e Ucraina: un interessato disinteresse

di Daniele Di Cara

Per comprendere al meglio la complessa posizione della Repubblica Popolare Cinese in merito alla crisi ucraina, possiamo partire dall’ossimoro “interessato disinteresse”. Il 28 marzo, durante la conferenza stampa con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che “la Cina non ha nessun interesse privato sulla questione Ucraina”. Se dovessimo basarci sulle sole parole di Xi, potremmo concludere che la questione ucraina sia poco rilevante per il governo cinese. In realtà, ci sono diversi elementi che rendono rilevanti, e al tempo stesso rischiosi, per Pechino gli accadimenti dell’ultimo periodo.

Sul piano diplomatico, la Cina si trova in una posizione molto delicata. In primo luogo deve confrontarsi con quelli che sono i propri core interest, che prevedono soprattutto la tutela e protezione delle condizioni ambientali funzionali allo sviluppo del Paese, oltre alla stessa tutela dell’integrità territoriale cinese.

Già su questo punto troviamo un primo dilemma. La Cina ha fatto grandi investimenti in Ucraina, per una cifra che si aggira intorno agli 8 miliardi di dollari in settori considerati chiave dalla dirigenza cinese. Particolarmente rilevante è l’investimento fatto dall’organizzazione governativa cinese XPCC, la quale ha firmato un accordo nel settembre 2013 con la KSG Agro, la principale azienda agricola dell’Ucraina: quest’ultima destinerà alla Cina 100 mila ettari di terreni agricoli di alta qualità nella regione orientale di Dnipropetrovsk (per comprendere l’entità di tale investimento basti considerare che, in percentuale, tale acquisizione è pari al 5% del territorio ucraino).

Un’ulteriore destabilizzazione nell’area, con il conseguente rischio di una guerra civile, potrebbe mandare in fumo gli ingenti investimenti realizzati sul territorio. Allo stesso modo, la Cina non può ignorare le forti pressioni da parte della Russia, un partner con cui non solo è legata dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista delle forniture militari. Dopo i fatti di Tienanmen del 1989 e il conseguente embargo imposto sull’acquisto di armi, circa il 90% delle forniture militari infatti proviene proprio da Mosca. Anche dal punto di vista energetico la Cina deve soppesare attentamente le proprie scelte. L’isolamento della Russia nella comunità internazionale potrebbe avere come effetto quello di spostare le sue esportazioni dall’Europa verso il Paese asiatico. Questo elemento potrebbe divenire estremamente rilevante, se si considera che nel mese di maggio si incontreranno i vertici di Gazprom e CNPC per fissare il prezzo delle forniture di gas.

Ma è sulla tutela dell’integrità territoriale cinese che il caso ucraino rappresenta la sfida maggiore. Oltre alle questioni di Taiwan (che la RPC considera territorio cinese secondo la logica della One-China policy), Tibet e Xinjiang, la Cina ha sul proprio territorio diversi movimenti che troverebbero nella conferma della validità del referendum ucraino terreno fertile per le proprie rivendicazioni.

Da queste riflessioni emerge dunque la posizione di neutralità assunta dalla Repubblica Popolare, che le permette di non destabilizzare la propria posizione: Pechino cercherà di ottenere in altri sedi i propri scopi e contemporaneamente rispettare le proprie linee guida di politica estera. Il voto neutrale potrà essere spiegato seguendo una logica basata sui cinque principi di coesistenza pacifica, ovvero con il tentativo di mantenere un basso profilo, lavorare su una diplomazia omnidirezionale e promuovere l’armonia nelle relazioni internazionali.

Ecco allora che il disinteressato interesse cinese diventa comprensibile solo in una visione del mondo da una prospettiva cinese. Un approccio olistico alle relazioni internazionali diventa fondamentale. Storicamente, l’atteggiamento sinico non è mai stato quello dello scontro diretto, bensì quello basato sulla creazione delle condizioni idonee al conseguimento naturale del proprio interesse. Difficilmente vedremo quindi una presa di posizione netta da parte cinese sulla situazione ucraina all’interno di istituzioni internazionali. Assisteremo piuttosto alla ricerca di un intreccio di relazioni bilaterali volte al conseguimento degli obiettivi cinesi stessi.

In foto, il padiglione dell’Ucraina all’Expo 2010 a Shanghai (© KimonBerlin – 2010)

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One comment

  1. Interessanti soprattutto le notizie sulle acquisizioni cinesi in Ucraina. Come per l’Africa, si parla sempre pochissimo delle iniziative e degli investimenti dei BRICS.

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