venerdì , 17 agosto 2018
18comix

Climate change: l’UE chiede alla Cina più impegno internazionale

Il 23 aprile il vicepremier cinese Zhang Gaoli ha accolto nel Palazzo dell’Assemblea del Popolo cinese a Pechino il Commissario europeo per l’Azione per il Clima Connie Hedegaard. L’obiettivo della visita di quattro giorni era preparare il terreno per il meeting delle Nazioni Unite sulle questioni ambientali che si terrà in giugno a Bonn. Al centro dell’incontro di giugno ci sarà la preparazione di un nuovo trattato internazionale, in vista del meeting di Parigi del dicembre 2015.

Negli ultimi mesi la Cina ha senza dubbio cambiato rotta, imponendo a livello nazionale drastici tagli alle emissioni di gas serra. A questo scopo il governo ha istituito sei differenti carbon markets (strumento di mercato per lo scambio di quote di emissione) e investito miliardi di dollari in energia rinnovabili e nucleare, oltre che nella ricerca sulla gestione efficiente dell’energia. Il problema è che la Cina non ha alcuna intenzione, per il momento, di tradurre questi ottimi propositi in accordi vincolanti a livello internazionale.

La ragione è chiara: un eventuale fallimento (economico) del progetto verde comporterebbe perdite significative che costituirebbero un valido motivo per desistere. In presenza di un accordo internazionale in merito, la rinuncia non potrebbe essere così immediata. La riluttanza della Cina comporta inevitabilmente il rifiuto di sottoporsi a vincoli internazionali anche di Stati Uniti, Canada e Giappone. Su questo punto il Commissario Hedegaard non ha dubbi: è arduo immaginare che nel dicembre 2015 si possa giungere a un accordo veramente equo, date le insuperabili divergenze esistenti tra Paesi più e meno sviluppati.

Nell’ambito dei rapporti esterni alle Nazioni Unite, il Commissario Hedegaard si è concentrato sugli aspetti economici di uno sviluppo sostenibile. L’UE si presenta davanti al vicepremier Zhang Gaoli con un curriculum non proprio impeccabile, benché con intenzioni forti per il traguardo del 2020 e quello, ancor più ambizioso, del 2030. Certamente al livello di quello cinese è il sistema di scambio delle emissioni europeo (ETS), che regola l’inquinamento proveniente da ben 11.000 centrali elettriche e impianti industriali, che insieme costituiscono il 40% delle emissioni totali dell’UE.

Proprio in virtù della somiglianza tra i due sistemi, nel 2014 è nata una cooperazione UE-Cina che ha dimostrato come una coordinazione internazionale non sia solo possibile, ma anche proficua. Cooperazione non di poco conto anche a livello ONU, se si considera che la Cina ha il poco glorioso titolo di principale produttore di gas serra a livello globale (circa 29% del totale mondiale) ed è sempre più lontana dall’etichetta di Paese in via di sviluppo.

Secondo Hedegaard, la Cina non può dunque rimanere spettatore nel cammino verso Parigi 2015. In gioco è la possibilità “non utopica” di progettare città intelligenti e tecnologicamente evolute che creino per il cittadino un ambiente a misura d’uomo. Un ambiente più salubre e socialmente accogliente, con costi per l’energia ridotti e gestibili, senza che l’economia internazionale debba subire battute d’arresto. Per queste ragioni il Commissario ha sottolineato in un’intervista a Reuters che l’auspicio più grande è quello di vedere la Cina come attore internazionale nella lotta al cambiamento climatico. Un attore che non dovrà tollerare sacrifici che vadano oltre le possibilità di sviluppo concesse, nel secolo precedente, ad altri Paesi.

Le aspettative sono alte, a dispetto di quelle che paiono premesse poco incoraggianti: l’accoglienza riservata al Commissario è stata a dir poco tiepida. In più, la politica ambientale in senso lato trae la sua vitalità dal basso, cioè dalla partecipazione e dall’attenzione dell’opinione pubblica. Opinione pubblica che, in Cina, non sempre gode del massimo riguardo o della massima considerazione.

In foto, Connie Hedegaard in bicicletta insieme al Vice Presidente della National Development and Reform Commission (© European Commission 2014).

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *