sabato , 24 febbraio 2018
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Conferenza Italia-Africa
Matteo Renzi durante i lavori della Conferenza Italia-Africa © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2016

Conferenza Italia-Africa: Migration Compact in evidenza

Lo scorso 18 maggio si è tenuta a Roma la prima conferenza interministeriale Italia-Africa. Propagandata dalla Farnesina dal 2013, la conferenza ha di certo ordinato e unificato gli intenti degli Stati partecipanti,  ma, come ha sottolineato la Presidente della Commissione dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini-Zuma, è tempo di passare dalla parole ai fatti.

La Conferenza Italia-Africa

Il destino di Italia e Africa sembra essere sempre più interconnesso. La globalizzazione infatti ha avvicinato il Continente africano all’Europa, riducendo le distanze geografiche,  ma la crisi economico-politica ha reso permeabili le frontiere imponendo ai governi di fronteggiare l’annosa questione dei flussi migratori. Non a caso i quattro temi su cui le autorità si sono confrontate sono stati sostenibilità economica, sostenibilità socio-ambientale, migrazioni e pace e sicurezza.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver lodato la positiva sensibilità con cui gli Stati africani hanno accolto l’invito italiano, ha sostenuto che il concetto cardine dell’incontro sarebbe stato quello della sostenibilità. Invero, solo la capacità dei Paesi partecipanti di mantenere, costantemente nel tempo, un alto livello di cooperazione potrà rappresentare, nel prossimo futuro, la via per garantire la stabilità economica, ambientale e sociale del sistema e, in ultima istanza, il benessere ed il progresso.

Con l’auspicio che il dialogo possa diventare sempre più forte e strutturato, il Presidente Mattarella ha altresì sottolineato che la prossimità dell’Italia all’Africa è tale da impedire di ignorare quanto avviene a così breve distanza, soprattutto in questo periodo storico, succube dei fondamentalismi e del terrorismo. Su questa scia di intenti, la Presidente Zuma ha ribadito l’impegno africano ad accelerare lo sviluppo dei trasporti, delle telecomunicazioni, dell’agricoltura e a diversificare l’economia, in stretta connessione con i propositi italiani di supportare la sicurezza alimentare e la nutrizione, la tutela dei giovani, delle donne e dell’ambiente, nonché lo sviluppo dei servizi sanitari e di quelli educativi di base, delle micro imprese e del settore privato in generale.

Il Migration Compact

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha voluto riassumere questi propositi in tre punti: il primo sarebbe quello di far volgere lo sguardo dell’UE verso le sponde africane, per garantire quegli investimenti che avrebbero un notevole impatto sull’economia. In seconda battuta, andrebbero preservati quei valori culturali che rendono i Paesi più vicini, nei limiti delle diverse identità di cui ogni Stato è fiero. In terzo luogo, sarebbe necessario arginare definitivamente la questione dell’immigrazione: definito come un fenomeno dalle solide basi che durerà per anni, il flusso migratorio dovrebbe essere controllato e poi arrestato con una strategia di lungo periodo.

La conferenza è diventata così il momento utile per promuovere il Migration Compact, ossia la proposta italiana all’UE, dopo il vertice del 2015 di La Valetta sulle migrazioni, per ridurre il flusso dei migranti. Si tratta non solo di una serie di intese con i Paesi  di origine e transito, tra cui rientrano anche gli Stati africani, ma anche di attività fattive di investimento sociale ed infrastrutturale in quegli stessi Paesi, di controllo della sicurezza, di tutela dei rifugiati e,soprattutto, di creazione di modalità legali di migrazione attraverso l’accesso dei lavoratori stranieri al mercato europeo. L’Europa avrebbe il dovere di concorrere allo sviluppo e alla stabilità dell’Africa in nome di un approccio di natura globale, in modo da poter sconfiggere il terrore, che al contrario si nutre di paura e divisione.

Una conferenza dal forte significato politico

La partecipazione delle delegazioni di 52 Paesi africani e della massime cariche istituzionali dello Stato italiano testimonia la valenza politica dell’incontro, su cui l’Italia ha deciso di puntare non solo per promuovere la soluzione di problemi che non possono più attendere l’inutile rinvio al domani, ma anche per convincere la compagine africana della validità della candidatura italiana al seggio non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il biennio 2017/2018. Con i suoi 54 Stati membri della Nazioni Unite, infatti, il voto favorevole dell’Africa potrebbe fare la differenza nello sprint finale verso il seggio.

Quel che è certo è che i Paesi africani sembrano aver riposto le loro speranze nell’Italia affinché, come affermato dal Commissario dell’Unione Africana per la Pace e la Sicurezza Smail Chergui, possa essere la voce forte di cui hanno bisogno a livello europeo e internazionale.

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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