martedì , 21 agosto 2018
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Congo
Il Presidente Nguesso © GovernmentZA - www.flickr.com, 2015

Congo, verso il voto tra le tensioni

Domenica 20 marzo, la Repubblica del Congo è andata alle urne per decidere il suo prossimo presidente. Per molti, però, il risultato era scontato e dovrebbe porare alla riconferma del capo di Stato uscente, Denis Sassou Nguesso (il conteggio è ancora in corso, in un clima di tensione crescente).

Il contesto

La Repubblica del Congo, con capitale Brazzaville, è un Paese di 4.5 milioni di abitanti confinante con la Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Cameroon, Repubblica Centrafricana e Angola, che si affaccia sull’Atlantico e ha nel suo territorio la seconda foresta pluviale più grande al mondo dopo quella amazzonica. Ricco di legname, petrolio (di cui è il quarto produttore nella regione sub-sahariana) e diamanti, il Paese ha goduto di un tasso di crescita pari al 5% annuo, eppure metà della popolazione vive in povertà e la disoccupazione è altissima, soprattutto fra i giovani.

Il Paese, divenuto colonia francese nel 1880 sotto l’esploratore franco-italiano Pierre Savorgnan de Brazza, ha ottenuto l’indipendenza nel 1960. Brazzaville è stata la capitale dell’Africa Equatoriale Francese nel periodo 1910-1960 e quella simbolica della “Francia Libera”, il governo in esilio di Charles de Gaulle, tra 1940 e 1944. Dopo l’indipendenza, si sono succeduti numerosi tentativi di colpi di Stato, ma il potere è stato detenuto da Sassou Nguesso, in quanto capo del partito unico di ispirazione leninista-marxista PCT, dal 1979 al 1992. Alla caduta dell’URSS, il Paese si spostò verso un sistema multipartitico ed un’economia capitalista, e nel 1992 Sassou Nguesso fu destituito da Pascal Lissouba, salvo ritornare al potere con le elezioni del 1997, dopo due guerre civili che hanno devastato il Paese.

Il Presidente Sassou Nguesso

Ed è proprio la figura di Sassou Nguesso, ex colonnello, ad essere centrale ancora oggi nel Paese: riconfermato presidente nel 2002 (con l’85% dei voti) e nel 2009 (68%), non senza accuse di brogli, si è posto come figura stabilizzatrice per il Congo, e ha favorito il passaggio da un consenso ideologico a un regime basato sul culto della personalità. Se i suoi sostenitori ne lodano le riforme verso la modernizzazione e l’industrializzazione del Paese, gli oppositori sottolineano come il petrolio sia servito ad arricchire solo l’elite, mentre la popolazione vive ancora nella povertà e nella disoccupazione.

Ad ottobre, con un referendum che ha raccolto oltre il 90% dei consensi, Sassou Nguesso, 72 anni ,uno dei cinque leader al potere da più a lungo in Africa, ha ottenuto la rimozione del limite di due mandati e 70 anni, per potersi ricandidare per un terzo termine nelle elezioni del 20 marzo. L’opposizione ha parlato del referendum come di un “colpo di stato costituzionale” e ha reagito con proteste, che hanno causato almeno 18 morti.

L’ex militare è dato per favorito alle elezioni e durante la campagna non ha negato i problemi del Paese, ma piuttosto ha sottolineato che essi vanno risolti con programmi a lungo termine, motivo per cui ha chiesto un’estensione del mandato. L’opposizione è scettica, e si chiede come egli possa fare in 5 anni quello che non è riuscito ad ottenere in 32. Per le presidenziali, corrono contro Sassou Nguesso 8 oppositori, che si sono impegnati a risolvere eventuali dispute con strumenti legali. Non sembrano concordare alcuni membri dell’opposizione, concentrati nel quartiere Bacongo, a sud di Brazzaville, che si sono detti determinati a riprendere le proteste nel caso – da loro ritenuto molto probabile – di brogli elettorali.

La reazione internazionale

L’Occidente non ha espresso opinioni forti sulle elezioni: complici probabilmente gli interessi economici nello Stato, in cui operano, tra le altre, la francese Total, l’italiana ENI, la britannica Tullow e la statunitense Chevron. L’Unione Europea ha scelto di non monitorare le elezioni: saranno gli ambasciatori dei singoli Paesi a fare rapporto alle istituzioni comunitarie.

Nonostante i dubbi sulla garanzia di elezioni aperte fatta dal presidente uscente, nel Paese sono evidenti i primi passi di democratizzazione, tra cui la recente Costituzione, che offre maggiori garanzie per quanto riguarda diritti umani, libertà civili e democrazia. Le elezioni parlamentari del 2012 sono state definite eque e libere dagli osservatori dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia, ma il timore di brogli è comunque forte.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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