mercoledì , 21 febbraio 2018
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Consiglio Esteri: l’Unione timida nei confronti dell’Egitto

La tragica portata delle recenti azioni militari delle Forze di sicurezza egiziane ha costretto l’Unione Europea a richiamare urgentemente a Bruxelles i Ministri Affari Esteri dei 28 Stati Membri per una riunione straordinaria del Consiglio Affari Esteri (CAE). Scopo principale dell’incontro, tenutosi tra le pareti del Justus Lipsius lo scorso 21 agosto, la revisione delle relazioni politiche ed economiche con l’Egitto, importante partner nella regione mediterranea.

Alla vigilia dell’incontro, numerose le opzioni paventate. Prima tra tutte, la possibilità di congelare gli aiuti verso l’Egitto e di introdurre un embargo sulle armi per evitare un inasprimento degli scontri. Si tratterebbe di vere e proprie sanzioni economiche mirate a creare una pressione politica sulle autorità ad interim egiziane per spingerle a tornare sulla strada del dialogo politico. Alcuni Stati Membri, tra cui Francia e Germania, avevano già aperto la strada in tale direzione, congelando i propri aiuti all’Egitto e scoraggiando i flussi turistici verso le località del Paese arabo. Scetticismo sull’efficacia di tali misure era invece stato espresso dal Ministro Affari Esteri italiano, Emma Bonino, per cui le relazioni commerciali tra UE ed Egitto potrebbero avere una limitata influenza sulle decisioni delle autorità egiziane.

Non sembrano essere passate inosservate, infatti, le affermazioni del Ministro Affari Esteri egiziano, Nabil Fahmy. Nei giorni precedenti l’incontro, il Ministro ad interim aveva accusato l’UE, rea di aver internazionalizzato una questione di carattere interno. Fahmy aveva inoltre ricordato che l’eventuale congelamento degli aiuti europei non avrebbe comportato alcuna conseguenza per le autorità egiziane, che dispongono di altre opzioni ed alleati a livello internazionale. La reticenza degli Stati Uniti a bloccare i propri finanziamenti all’esercito egiziano e l’ingente supporto economico e politico fornito dall’Arabia Saudita non favoriscono dunque il livello di influenza dei 28 sull’Egitto.

Proprio la consapevolezza del limitato ruolo economico dell’UE nel Paese, ha diretto le discussioni a Bruxelles verso un forte messaggio di carattere politico. Le conclusioni adottate dal CAE danno infatti il benestare alla continuazione degli aiuti. Unanime la preoccupazione per le fasce più vulnerabili della società egiziana che sarebbero state le più colpite in caso di congelamento di tali aiuti. Da Bruxelles arriva poi, ad una voce, la condanna per l’uso sproporzionato della forza da parte dell’esercito ed il conseguente ed inaccettabile spargimento di sangue. Forte la preoccupazione per un’ulteriore escalation delle violenze che per Laurent Fabius e Guido Westerwelle, Ministri Affari Esteri di Francia e Germania, potrebbe facilmente portare ad uno scenario da guerra civile.

Altrettanto forte la decisione emersa dal CAE di sospendere le licenze all’esportazione verso l’Egitto di beni e materiali che potrebbero servire alla repressione interna e di rivedere le licenze all’esportazione coperte dalla Posizione Comune 2008/94/CFSP. Tale Posizione Comune definisce 6 criteri per regolare l’esportazione di tecnologie ed equipaggiamento militare, tra cui il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. E’ questo, senza dubbio, il risultato principale raggiunto dal CAE, con grande soddisfazione espressa dai vari Ministri per il grado di unanimità raggiunto. Non si tratta, o almeno non ancora, di un embargo sulle armi. Lo sottolinea l’Alto Rappresentante Catherine Ashton nel corso di una conferenza stampa a margine dell’incontro. Tuttavia, tale decisione lascia ampia discrezionalità ai vari Stati Membri sulla portata della misura che, non è da escludere, potrebbe anche risultare in un embargo de facto. Si tratta di una soluzione di compromesso che ha permesso di raggiungere l’accordo tra i 28 lanciando un forte segnale politico seppur mancando dell’impatto che sarebbe stato assicurato, anche a livello internazionale, dall’imposizione di un embargo.

Le conclusioni emerse dall’incontro hanno reso più esplicita la ratio dell’approccio dell’UE verso la crisi egiziana. Da un lato, l’urgenza di mandare un messaggio deciso contro le violenze e le violazioni di diritti umani. Dall’altro, la necessità di mantenere aperti tutti i possibili canali di dialogo perché la soluzione politica, come ricorda Bernardino Leon, rimane l’unica via percorribile. Queste le basi di quella che Westerwelle definisce come la diplomazia intelligente dell’UE. Una diplomazia del compromesso, l’unica possibile quando si tratta di un negoziato a 28, che facilmente si presta alle critiche di chi vorrebbe reazioni più decise, se non addirittura vere e proprie azioni per porre termine alle violenze nelle città egiziane. Ora la palla ritorna alle autorità egiziane perché l’UE, sottolinea la Ashton, non vuole né può essere mediatrice in questa crisi. La mediazione deve avvenire unicamente tra i vari attori politici egiziani attraverso un dialogo che sia realmente inclusivo. L’UE ridimensiona così i termini del proprio coinvolgimento nella crisi. Il bilancio finale sulle decisioni espresse dai 28, pur non essendo in negativo, segna senza dubbio qualche passo indietro per la diplomazia europea.

In foto, il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino al Consiglio Affari Esteri straordinario di mercoledì © Council of the European Union

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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2 comments

  1. Purtroppo sono troppi i trafficanti che approfittano di chi sogna libertà e pace e numerosi i casi di chi ha speso tutto ciò che aveva per un viaggio nel vuoto, se non addirittura verso la morte. Che ci sia molto da fare è ovvio, ma l’Italia da sola non può far fronte a questi immensi flussi di clandestini. Questo non significa che possa indiscriminatamente rispedirli nei loro paesi, cosa in passato avvenuta. Ma è necessario che l’UE adotti una vera politica comune in materia di visti e non lasci tutto il peso del dramma dei clandestini sulle spalle dei paesi che si trovano nella frontiera del continente. Purtroppo le morti di questi ultimi anni, ed in particolare delle ultime ore, rimangono sulla coscienza di un continente intero, e non solo su quella di noi italiani.

  2. vorrei sapere xche’ non dare visti turistici x l’egitto,abbiamo provato x un visto turistico,x 1 mese dopo aver speso piu’ di 700 euro e poi e’ stato negato ,sono essere umani con il desiderio di l’italia,non si comporta cosi.ecco pensate un po quanti morti abbiamo sulla cosccenza.e poi viene la i gente da noi, mar….co,alb,,,,si,pol,,,chi,russi,e x gli egizziani fate qualcosa vi prego sono 5 anni che sono qui e mi trattano,da regina,con massimo rispetto e aiuto,su tutto,grazie e scusatemi se sono stata diretta,

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