domenica , 25 febbraio 2018
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Federica Mogherini a colloquio con l'omologo britannico Hammond © Council of the European Union - 2014

Consiglio esteri UE: sì al coordinatore unico per emergenza ebola

20 ottobre, Lussemburgo, i Ministri degli Esteri dei 28 si sono riuniti per il Consiglio Affari Esteri: ha partecipato anche Federica Mogherini indossando, per una delle ultime volte, i panni di Ministro degli Esteri italiano.

Al centro del dibattito l’emergenza ebola, con la decisione di nominare un coordinatore in risposta alla crisi. La decisione fa seguito all’iniziativa statunitense: anche Obama ha infatti di recente stabilito di affidare la strategia di contrasto al virus ad un coordinatore, nella persona di Ron Klain. Il nome del coordinatore europeo sarà invece reso noto nei prossimi giorni. Ad oggi, l’UE e i suoi Paesi membri hanno contribuito alla lotta all’ebola con oltre 500 milioni di euro, destinati in parte direttamente ai governi colpiti dall’epidemia, e in parte al finanziamento della missione ASEOWA (AU Support to Ebola Outbreak in West-Africa) dell’Unione Africana. Stanno inoltre mobilizzando fondi finalizzati alla ricerca medica.

Sulla situazione in Iraq e Siria, è stata ripetuta la condanna delle atrocità (definibili “crimini contro l’umanità e crimini di guerra”) commesse dall’IS e da “altri gruppi terroristici”, e l’appello alla Turchia affinché apra il confine per consentire i soccorsi alla popolazione curda di Kobane, da settimane sotto assedio. Il comunicato finale del CAE individua le cause della crisi nelle politiche non inclusive del governo iracheno, da un parte, e nella brutale repressione condotta dal regime di Assad contro il suo stesso popolo, dall’altra. Per questa ragione, si afferma, il governo siriano non può in alcun modo diventare un alleato nella battaglia contro lo Stato Islamico (come molti di recente sembrano suggerire, più o meno velatamente). Al contrario, le sanzioni contro il regime sono state rafforzate, allungando la lista delle sanzioni individuali con 16 nuovi nomi.

Tra le altre priorità in agenda, la Libia (questione particolarmente cara soprattutto all’Italia, come dimostrato dal discorso di Matteo Renzi di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite poche settimane fa): necessità di un cessate il fuoco, rifiuto di una soluzione militare e ricerca quindi di una soluzione politica. Questo è emerso dal CAE. Un riferimento è stato fatto anche ai negoziati tra i rappresentanti del Parlamento, svoltisi il 29 settembre a Ghadames e l’11 ottobre a Tripoli, alla presenza, nell’ultimo dei due incontri, anche di Ban Ki-moon e Mogherini. Si è anche ribadito che il Parlamento rappresenta al momento l’unica autorità legittima del Paese.

Spostandosi ai confini orientali dell’Unione, sull’Ucraina il Consiglio ha preso nota della complessiva riduzione del livello di violenza nel Paese, ma ha anche condannato le ripetute violazioni del concordato cessate il fuoco. Si è enfatizzato il sostegno europeo alla Special Monitoring Mission dell’OSCE, incaricata dell’implementazione del protocollo di Minsk (che, tra l’altro, impone il ritiro completo delle forze militari russe dal territorio ucraino: impegno che, secondo le conclusioni del CAE, la Russia non ha ancora rispettato). Sempre nel rispetto del protocollo di Minsk, si richiama la necessità di organizzare elezioni locali anticipate nelle regioni di Donetsk e Luhansk. Elezioni che comunque dovranno tenersi in piena conformità con le leggi ucraine e gli standard internazionali (si incoraggia ad esempio la partecipazione di osservatori OSCE/ODIHR). Qualsiasi elezione cosiddetta “parlamentare” o “presidenziale”, organizzata autonomamente da autorità locali auto-proclamate, non sarà invece in alcun modo riconosciuta dai governi europei.

Un breve capitolo dell’agenda è stato ancora dedicato a Israele e Palestina, in riferimento sia al recente conflitto a Gaza, sia all’annuncio dei nuovi insediamenti israeliani. In particolare, la Ashton ha aggiornato i Ministri sulle conclusioni della conferenza dei donatori per Gaza che si è tenuta nella capitale egiziana il 12 ottobre, ed è stata da lei co-diretta. In questo contesto, l’UE e gli Stati membri si sono impegnati a fornire oltre 450 milioni per la ricostruzione nella Striscia.

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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