mercoledì , 21 febbraio 2018
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Consiglio Europeo: Russia e Siria continuano a dividere l’UE

Le relazioni esterne hanno faticato a trovare spazio nell’agenda del Consiglio Europeo svoltosi fra il 14 e il 15 di marzo a Bruxelles. Innegabilmente, la gravità della crisi economica attraversata dall’Europa ha chiamato i leader europei a focalizzare l’attenzione sui temi economici, in occasione del ‘Consiglio di Primavera’ tradizionalmente dedicato a tali questioni. La stessa scelta del premier italiano uscente, Mario Monti, di abbandonare il vertice per presenziare all’inaugurazione della nuova legislatura a Roma dopo la giornata di ieri, in cui i temi economici sono stati motivo di dibattito, sembra indicare quali siano le effettive priorità odierne.

La mattinata del 15 marzo è stata comunque dedicata a un importante scambio di vedute sulle relazioni con un partner strategico dell’UE come la Federazione Russa. Tale discussione si inserisce, come ricordato dal Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, in una consuetudine ormai consolidata, secondo la quale i leader europei si confrontano durante i summit sullo stato dei rapporti con i principali interlocutori a livello internazionale. Se il vertice di ottobre era stato dedicato alle relazioni con la Cina, l’incontro odierno mirava a chiarire «gli interessi comuni e la sfide» circa i futuri sviluppi della partnership con Mosca.

La Russia è infatti il terzo partner commerciale dell’UE, soprattutto a causa delle importazioni europee di petrolio e gas. Tale interdipendenza e il difficile approccio da adottare con il governo del Presidente russo Vladimir Putin, oltre che evidenti motivi geopolitici data la contiguità fra i due attori, rendono il rapporto fra UE e Russia tra i più importanti per Bruxelles. L’auspicio del Presidente Van Rompuy, che ha riscontrato un largo consenso tra i Capi di Stato e di Governo, è di varare un’iniziativa europea più coerente nei confronti della Russia, superando le variegate politiche bilaterali degli Stati membri. Un auspicio che ad oggi appare per lo più retorico.

Materia di discussione è stata anche la crisi in Siria. Come emerso dal recente Consiglio Affari Esteri (CAE) dell’11 marzo, continua a tenere banco la divisione fra i sostenitori del mantenimento dell’embargo sulle armi, capeggiati dalla Germania, e coloro invece che ritengono necessario abbandonare l’atteggiamento prudente mantenuto sinora e provvedere ad armare le forze che si oppongono al regime di Bashar Assad. Per ora lo stallo sembra rimanere intatto, ma Francia e Gran Bretagna stanno esercitando forti pressioni perché l’embargo venga rimosso. In particolare, il Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha espresso recentemente l’auspicio di Parigi e Londra perché si possa svolgere una nuova discussione in merito a livello europeo prima della prossima riunione del CAE. Addirittura, si prefigurerebbe l’eventualità di una decisione forte da parte di Gran Bretagna e Francia qualora non fosse possibile raggiungere l’unanimità in Consiglio. I due Paesi sarebbero infatti pronti in ogni caso a fornire armi ai ribelli siriani, provocando così una rottura fra i Paesi europei.

Tale prospettiva è stata rafforzata dalle parole del Presidente François Hollande, che al termine del Consiglio Europeo ha ribadito la posizione francese, ricordando la preferenza per una soluzione politica, ma affermando che l’UE non può fuggire davanti alle proprie responsabilità di fronte a un popolo “massacrato” dal suo stesso governo. Probabilmente l’ennesima forte presa di posizione francese ha suggerito ad Angela Merkel di mostrarsi più aperta a una discussione in merito. Come sottolineato dalle recente affermazioni del Ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, la Germania sinora si è mostrata contraria all’eliminazione dell’embargo sulle armi, dati i radicati timori circa la crescente influenza delle forze islamiste fra le file dei ribelli in Siria e i rischi per la stabilità regionale. Merkel ha tuttavia espresso la disponibilità della Germania ad affrontare la questione al prossimo CAE. Un’apertura che dovrà essere ribadita nelle prossime settimane per scongiurare una nuova e controproducente spaccatura fra gli Stati membri in politica estera.

Van Rompuy ha così comunicato, al termine del vertice, che è stato deciso di mettere la crisi siriana e l’eventuale rimozione dell’embargo sulle armi in vetta all’agenda del prossimo CAE. Il Presidente ha sottolineato come vi sia una «crescente frustrazione» per la situazione umanitaria e l’assenza di progressi sul fronte politico, ma che non è «anormale» che vi siano differenti sensibilità in materia tra gli Stati membri. Perché l’UE possa finalmente svolgere il ruolo di attore di stabilizzazione a cui ambisce sarà dunque necessario un nuovo compromesso. In un momento così complesso per l’UE, l’unità d’intenti appare di difficile consolidamento non solo in materia economica.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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