sabato , 24 febbraio 2018
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Consiglio Europeo: una politica estera bilaterale e commerciale

Secondo le intenzioni di Herman Van Rompuy, il Consiglio Europeo del 7-8 febbraio avrebbe dovuto concentrarsi sulle relazioni esterne dell’Unione, soprattutto sulle tematiche relative al commercio, agli sviluppi della Primavera araba e alla situazione in Mali. Il fallimento del vertice del novembre 2012 sul Quadro Finanziario Pluriannuale (QFP) ha tuttavia marginalizzato le discussioni sulla politica estera europea. I Capi di Stato e di Governo dei Ventisette hanno negoziato per 25 ore su come ridurre il già irrisorio bilancio dell’Unione, sacrificando la discussione sulla strategia esterna dell’Europa. Tra un taglio e l’altro, il Consiglio Europeo ha comunque approvato conclusioni particolarmente dense e, forse, perfino più rilevanti dei 130 milioni di euro di correzione ottenuti dalla Danimarca.

Il Consiglio Europeo continua a ritenere il commercio un motore per la crescita e l’occupazione. Un’agenda commerciale ambiziosa, dicono i Ventisette, potrebbe comportare una crescita aggiuntiva del 2% e 2 milioni di nuovi posti di lavoro. Per queste ragioni, l’UE è determinata a promuovere scambi liberi e aperti, pur affermando i propri interessi in uno «spirito di reciprocità e di mutuo vantaggio». Per quanto il Consiglio Europeo affermi che l’Europa continua ad avere come obiettivo un sistema commerciale multilaterale aperto, nell’immediato viene assegnata priorità alle relazioni commerciali bilaterali. Nelle conclusioni si legge infatti che l’UE dovrà «adoperarsi con ogni mezzo per ricercare accordi con i partner principali, dando priorità ai negoziati che produrranno i benefici maggiori in termini di crescita e occupazione». L’impostazione che emerge dal Consiglio Europeo di ieri è dunque tipica di quella “diplomazia commerciale” bilaterale e geoeconomica che agli occhi di diversi analisti assomiglia più ad una frenetica hunt for growth, piuttosto che una strategia organica per la liberalizzazione commerciale multilaterale. Il Consiglio Europeo ha confermato infatti il proprio sostegno politico per l’inizio di consultazioni volte a realizzare un accordo globale di libero scambio con gli Stati Uniti d’America. L’inizio imminente dei negoziati con il Giappone e le trattative in via di conclusione con il Canada rappresenteranno gli altri due aspetti più rilevanti della politica commerciale europea nei prossimi mesi.

La forte impronta bilaterale della politica estera europea ha interessato anche la risposta dell’UE alla Primavera araba. A due anni dall’esplodere delle rivoluzioni sulla sponda meridionale del Mediterraneo, il Consiglio Europeo conferma il proprio sostegno ai processi di transizione in corso ed esorta le istituzioni dell’Unione a continuare sulla strada dell’«approccio differenziato», vale a dire dell’applicazione di un principio di condizionalità rafforzato (more for more) da realizzarsi attraverso gli strumenti bilaterali della politica europea di vicinato e novità interessanti come le task force. Secondo questo principio, l’UE offre ai Paesi terzi possibilità di cooperazione più stretta nonché di maggiori aiuti finanziari, in cambio della realizzazione di determinate riforme politiche ed economiche. In tal senso, la scelta di optare per l’inizio di negoziati per “aree di libero scambio globali e approfondite” con i Paesi che più stanno progredendo sulla strada della democrazia – per il momento soprattutto il Marocco, ma tra più difficoltà anche Tunisia ed Egitto – rappresenta una conferma di questo approccio bilaterale e della rilevanza crescente del commercio nella politica estera dell’Unione.

Per quanto riguarda la situazione in Mali, il Consiglio Europeo ha accolto con favore l’«intervento decisivo» delle forze armate maliane e francesi per ripristinare l’integrità territoriale a l’autorità dello Stato maliano. L’UE conferma il suo impegno a fornire un sostegno prevalentemente esterno, mediante un supporto finanziario e logistico alla missione internazionale di sostegno al Mali a guida africana (AFISMA) e il dispiegamento di una missione di addestramento delle forze armate maliane. Come già ricordato su queste pagine, l’Europa assegna inoltre grande rilevanza al rispetto della tabella di marcia per il ripristino della democrazia nel Paese. I Capi di Stato e di Governo dell’Unione ricordano infatti che il ritorno all’ordine costituzionale rappresenta il presupposto per la ripresa graduale della cooperazione europea allo sviluppo, necessaria «per rispondere rapidamente ai bisogni prioritari del Mali». Questo non potrà avvenire che con un dialogo nazionale inclusivo delle popolazioni del nord e di tutti i gruppi contrari al terrorismo.

Le conclusioni relative alla politica estera vanno lette infine accanto a quelle sul QFP. L’aver per la prima volta nella storia ridotto il bilancio comunitario potrà essere presentato come un “successo” da parte dei Paesi più euroscettici, ma non certo per l’ambizione internazionale dell’UE. Oltre agli ulteriori 2 miliardi di tagli decisi ieri sulle allocazioni per le politiche esterne dell’Unione, peserà sulle prospettive dell’azione esterna europea una totale mancanza di visione strategica.

Conclusioni del Consiglio Europeo del 7-8 febbraio 2013

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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