martedì , 20 febbraio 2018
18comix
Consiglio di Sicurezza
L'aula del Consiglio di Sicurezza ONU @ j0e_m - www.flickr.com, 2011

Consiglio di Sicurezza ONU: seggio condiviso all’Italia

“Un po’ per uno non fa male a nessuno”: si potrebbe sintetizzare con questo proverbio la scelta di Italia ed Olanda di spartirsi il seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il biennio 2017-2018. Ma salutare in questi termini l’accordo significherebbe obliterare la valenza della carica e le questioni che si celano dietro di essa.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Ad oggi l’organo internazionale si compone di 15 membri, 5 permanenti (Cina, Francia, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti) e 10 eletti ogni due anni dall’Assemblea Generale. Solo i primi dispongono del potere di veto. Poiché la finalità ultima del Consiglio è quella di perseguire la pace internazionale, i criteri presi in considerazione per la nomina dei membri non permanenti sono sostanzialmente il contributo dello Stato alle operazioni di peacekeeping e l’equa distribuzione geografica.

Il quorum da raggiungere per essere eletti è quello di due terzi dei membri presenti e votanti: tutti i 193 membri ONU in caso di circostanze salienti come questa. La votazione si ripete finché non viene raggiunta la maggioranza prescritta. Ed è esattamente quello che è accaduto per cinque volte successive lo scorso 28 giugno, prima che i due Paesi europei decidessero di superare l’impasse con un compromesso: l’Italia ha così ottenuto l’ultimo seggio rimasto per il 2017 con la promessa formale di rinunciarvi e lasciare il posto all’Olanda per il 2018. Il vantaggio dell’Italia, con la sua presenza strategica nel Mediterraneo, primo fra i Paesi europei per partecipazione alle missioni di mantenimento della pace e di addestramento e settimo finanziatore delle Nazioni Unite, sarebbe stato tradito dall’insufficiente rete di alleanze stretta in vista del voto.

Un seggio europeo

La condivisione di un seggio ONU, evento rarissimo avvenuto per la prima volta nel 1955, si tinge di ulteriore rilevanza se visto nell’ottica europeista. Seppur partner strategico delle Nazioni Unite, l’UE non soddisfa il criterio primario per diventarne membro: pur avendo acquisito la capacità giuridica col Trattato di Lisbona, l’UE non è uno Stato, ma resta un’organizzazione regionale e la sua ammissione richiederebbe ovviamente una modifica della Carta ONU.

L’accordo Italia-Olanda rappresenta sicuramente l’embrione di quel seggio europeo auspicato da decenni. Dopo la Brexit, infatti, resterebbe solo l’eventuale opposizione della Francia ad un seggio unico per la UE, visto che il tal caso dovrebbe rinunciare al ruolo di membro permanente. Il referendum britannico ha fatto sorgere la necessità di riaffermare il multilateralismo, che aveva costituito le basi dell’UE e che nell’ultimo periodo sembra vacillare in favore delle istanze di politica nazionale. Gli stessi interessi interni che dovrebbero invece recedere in favore degli ideali e degli scopi di matrice comunitaria, e ancor di più internazionale.

Una riforma del Consiglio di Sicurezza

Dietro il velo di una vittoria mancata per l’Italia torna poi a mostrarsi la questione della revisione del numero dei membri del Consiglio. Promotrice del movimento Uniting for Consensus, l’Italia ha da sempre avversato l’idea di modificare la composizione del Consiglio di Sicurezza attraverso la nomina di nuovi membri permanenti. Le motivazioni sono diverse: questo tipo di revisione non farebbe altro che ghettizzare i Paesi minoritari che non hanno ancora avuto nemmeno la possibilità di sedere alle riunioni del Consiglio come membri non permanenti. Sarebbe infatti difficile determinare i criteri per distinguere i Paesi che possono ambire al seggio permanente dagli altri, sforzo che non sarebbe neppure utile agli obiettivi di trasparenza e dinamicità che invece la modifica della composizione del Consiglio si propone.

Al contrario il movimento auspica che venga dato maggior risalto alle realtà regionali con l’ingresso di altri dieci membri non permanenti e la creazione di una terza categoria di seggi, con mandato rinnovabile e più lungo dei due anni attuali. Di certo la finalità di entrambe le compagini è quella di adeguare la composizione del Consiglio al nuovo assetto internazionale, tenendo conto della maggiore rappresentatività geografica e, soprattutto, dell’ideale della democrazia. È ora di superare gli schemi del passato, figli di un conflitto mondiale che aveva distinto i vincitori dai vinti. I mutamenti geografici, sociali e politici intercorsi dal 1945 meritano di essere considerati a tutela non solo dei grandi, ma anche dei piccoli Stati del mondo.

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *