lunedì , 19 febbraio 2018
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Dalla Costituzione alla democrazia? Tunisia, Egitto, Libia: tre processi costituzionali a confronto

Mentre l’attenzione delle diplomazie europee e della stampa è tutta rivolta ad est, Parlamento e Commissione tentano di mantenere il Mediterraneo in agenda e convincere i Paesi della sponda sud che le risorse stanziate per l’Ucraina all’indomani della crisi non rappresentano un cambio di direzione nella strategia per il Vicinato.

Sul fronte politico, lunedì scorso, 31 marzo, la commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo ha affrontato l’avanzamento dei processi costituzionali in Tunisia, Egitto e Libia, discutendo la relazione dell’organizzazione Democracy Reporting International, da anni molto attiva nella regione del Maghreb. Sul piano operativo, la presentazione alla commissione Affari Esteri delle attività dell’Unione per il Mediterraneo da parte del Segretario Generale Fathallah Sijilmassi e le progressive approvazioni degli strumenti per la programmazione del nuovo Strumento per il Vicinato (European Neighbourhood Instrument, ENI), completano il quadro regionale e bilaterale dell’azione esterna.

Luci ed ombre emergono dalla discussione parlamentare e da un’osservazione dei processi in corso.

La firma della Costituzione tunisina è stata accolta con entusiasmo da tutti gli attori internazionali e lascia sperare che per il Paese il pericolo di degenerazioni violente sia stato evitato. Figlia di un dialogo nazionale difficile e non ancora concluso, la Carta tunisina lascia molto spazio (forse troppo) ad interpretazioni soggettive che, in caso di risultato elettorale molto equilibrato, potrebbero rivelarsi controproducenti per la stabilità del Paese. Si dovrà attendere ancora molto per valutarne potenzialità e limiti: la scadenza per le elezioni, auspicata per la fine del 2014, sarà difficilmente rispettata dal governo Jomaa, impegnato a frenare il crollo dell’economia nazionale e riattivare i canali di finanziamento stranieri. Nel frattempo, il mosaico di partiti fatica a ricomporsi e a convincere quel 50% della popolazione che, stando ai sondaggi più recenti, non saprebbe chi proporre alla guida del Paese in caso di voto.

In Egitto, l’altissima partecipazione al referendum costituzionale era attesa, ma il documento non sembra per nulla riflettere il desiderio di cambiamento espresso dalla rivoluzione. Il coinvolgimento limitato di tutte le parti in causa nella redazione della bozza di Costituzione, la chiusura verso qualunque espressione di dissenso e l’aver trascurato l’estrema polarizzazione della società sono le principali fonti di preoccupazione dell’opposizione interna e degli analisti internazionali come Democracy Reporting International.

Un vuoto politico, invece, domina la transizione libica. A tre anni dalla cacciata di Gheddafi, la speranza e l’entusiasmo della società civile sono stati avvolti da una nebulosa di insicurezza e disincanto. Le elezioni dell’Assemblea Costituente del 20 febbraio, accompagnate da intimidazioni e violenze, hanno avviato il processo che dovrebbe condurre entro la fine dell’anno alla versione definitiva della Carta e al referendum popolare. Difficile però immaginare come questo potrà accadere in totale assenza di un sistema politico che garantisca la separazione dei poteri, la riconciliazione nazionale, la giustizia transitoria e la distribuzione delle risorse. Sicurezza, controllo delle armi, del crimine organizzato e dei gruppi terroristici scandiscono l’attività quotidiana del non-Stato libico. La Costituzione, sembra, dovrà attendere.

Per la prismatica politica estera europea, affrontare il puzzle mediterraneo non sarà meno arduo che rispondere alle sfide lanciate da Putin. Accompagnare i processi che seguiranno le riforme costituzionali non richiederà solo coerenza programmatica, ma, soprattutto, quella sensibilità politica che finora è stata il tallone d’Achille dell’Unione Europea. Per Bruxelles si tratta di fare un passo indietro: dalla pragmatica pianificazione per obiettivi, azioni e indicatori, alla tradizionale diplomazia, più libera dai vincoli di bilancio e indispensabile per districare la matassa della transizione democratica.

In foto, Herman Van Rompuy (in alto a sinistra) ospite della cerimonia per la promulgazione della nuova Costituzione tunisina (© President of the European Union – 2014)

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

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