giovedì , 22 febbraio 2018
18comix

Dodik, Presidente della Republika Srpska di Bosnia: “Noi come la Crimea”

Nei giorni scorsi l’ex Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina dal 2002 al 2006, Paddy Ashdown, ha espresso forti critiche in merito all’ipotesi di secessione della Republika Srpska (entità a maggioranza serba) dalla Bosnia Erzegovina. Ipotesi paventata, in analogia alle vicende che hanno interessato la Crimea, da Milorad Dodik, Presidente della stessa entità. 

Dodik, in occasione dell’incontro con l’ambasciatore russo in Bosnia, Aleksandar Bocan-Harčenko, aveva appoggiato apertamente la condotta di Mosca in Crimea definendo legittimo il referendum dello scorso 16 marzo “legittimo e democratico, nonché in conformità con il diritto internazionale e con quanto stabilito dall’ONU, essendo stato garantito il diritto all’autodeterminazione dei popoli”. Quello che emerge però dalle sue parole è una lapalissiana forzatura dei principi che governano la comunità internazionale. Anche se non sorprende che Dodik, nel solco della vicende ucraine, abbia cercato di riportare alla ribalta la già più volte ventilata ipotesi di indire un referendum per la secessione della Republika Srpska da Sarajevo, con conseguente annessione alla Serbia.

Già nel 2008 infatti, quando Dodik era Primo Ministro, il Parlamento della Republika Srpska aveva adottato una risoluzione in cui veniva accordata all’entità serbo-bosniaca la possibilità di uscire dalla Bosnia Erzegovina, qualora la maggioranza dei membri dell’ONU e degli Stati dell’UE avesse riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Condizione verificatasi alla fine del 2012.

I timori di uno “scenario ucraino” in Bosnia, espressi da Paddy Ashdown, non sono però unanimemente condivisi dal mondo politico ed intellettuale bosniaco“Non si può fare alcun parallelo tra Crimea e Republika Srpska, la gente ormai presta scarsa attenzione all’argomento secessione”, ha detto Srećko Latal, analista dell’International Crisis Group, secondo il quale un tentativo di indire il referendum, del resto non previsto come istituto dalla Costituzione, “danneggerebbe proprio i Serbi”, che non hanno l’appoggio di Belgrado. Anche Dragan Čavić, leader dell’opposizione in Republika Srpska, ha criticato le dichiarazioni e i modi di Dodik, suggerendo invece un approccio “più cauto”, come quello posto in essere dalla stessa Serbia che “non può approvare il referendum in Crimea ed allo stesso tempo negare il diritto alla secessione degli albanesi nel Kosovo”.

A sostegno della diversità tra i due casi c’è da ricordare anche che la Republika Sprska non ha mai fatto parte della Serbia (al contrario della Crimea, legata storicamente e culturalmente alla Russia), e che le due entità bosniache (Republika Srpska e Federacija BiH (a maggioranza croato-musulmana) non sono mai esistite nella storia della Bosnia fino al 1995, quando sono state create con gli accordi di Dayton. Chiare a tal proposito le parole di Sasa Popov, di Igmanska Inicijativa, il quale ha affermato che un eventuale referendum per l’indipendenza Republika Srpska “non sarebbe realistico e nemmeno paragonabile al caso della Crimea. Lì, la Russia ha sfruttato una situazione di crisi per riappropriarsi di un territorio che possedeva in precedenza. La Republika Srpska non è mai stata Serbia”.

Secondo l’esponente musulmano della Presidenza tripartita bosniaca, Bakir Izetbegović, il caso della Crimea rappresenta un brutto precedente che potrebbe dare luogo a una “epidemia di referendum e secessioni”, in varie parti del mondo. Epidemia che però non può, ritiene Izetbegović, lambire la Bosnia: “ogni modifica dell’accordo di Dayton per volontà di un solo gruppo etnico significherebbe il ritorno allo status quo ante, ovvero alla Repubblica di Bosnia Erzegovina […] senza la divisione forzata in entità o cantoni”.

La febbre secessionista pare aver riacutizzato la tormentata questione dell’arbitraria divisione territoriale ed etnica della Bosnia Erzegovina, oggi principale problema del Paese balcanico. Il sistema di Dayton, nato dalla contingenza di far cessare le guerre nella ex-Jugoslavia, sembra non poter funzionare più. Lo stesso Richard Holbrooke, mediatore statunitense e uno degli artefici del testo degli accordi, al ricorrere del primo decennale confidò che non pensava potesse durare così a lungo. Inoltre la Costituzione nata con gli Accordi di Dayton è in palese e grave contrasto con la CEDU.

Gli accordi di Dayton sembrano effettivamente al tramonto, ma la via della secessione della Republika Srpska non sembra essere la migliore da praticare. Ed in ogni caso la Crimea non costituisce un valido precedente a cui fare riferimento. La pretestuosità dell’accostamento tra i due casi è chiara, anche se i timori restano vivi.

Nell’immagine un cartello al confine tra le due entità della Bosnia (photo: Wikimedia Commons)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

3 comments

  1. Lo studi meglio il diritto Signora Maria Ermelinda, e soprattutto lo studi in modo biunivoco. La repubblica Srpska, forse non ha mai fatto parte della Serbia ma certo ha fatto parte della Yugoslavia dalla quale per decisione anch’essa unilaterale e anticostituzionale dei dirigenti di Saraijevo è stata staccata con tutta la Bosnia. Non si può approvare alcune secessioni (Croazia, Bosnia, Kosovo etc) quando fa comodo ed è propedeutico agli interessi occidentali e demonizzarne delle altre (Srpska, Crimea) quando è contrario ai diktat di Washinton e Bruxelles. Il diritto internazionale o vale sempre o è carta straccia e su questo Putin ha perfettamente ragione e il suo sarcasmo è assolutamente appropriato. Studi meglio Signora Maria Ermelinda

    • Maria Ermelinda Marino

      Gentile Signor GiorgioG,
      La ringrazio per il suo commento, anche se sotto forma di critica. Vorrei però puntualizzare alcune cose: 1. il mio articolo non riguarda i modi con cui la Federazione jugoslava si è dissolta, se in conformità o meno al diritto internazionale. Riguarda, invece, un momento successivo, legato alla consolidata esistenza della Bosnia Erzegovina post Dayton e alla divisione territoriale ed etnica della stessa. Nel mio articolo non ho fatto altro che mettere in luce gli orientamenti dottrinali e politici che alimentano il dibattito sull’eventuale secessione della Republika Srpska. 2. il diritto lo studio. Non è colpa mia se tra la teoria e la prassi, molto spesso, c’è un abisso enorme. Eminenti giuristi ed esperti di diritto internazionale ritengono che Putin abbia posto in essere violazioni del diritto internazionale con la secessione della Crimea ed non è possibile paragonare la Republika Srpska alla Crimea: diversa è la storia, diversi sono i motivi che spingono a parlare di referendum e secessione in Bosnia. Concludo dicendo che ognuno ha una sua opinione, condivisibile o meno.

      Cordialmente,
      Maria Ermelinda

      • E chi le dice che la Republika Srpska debba per forza far parte della Serbia,i serbi in Bosnia vogliono uno stato indipendente anche da Belgrado,e se il Kosovo che è una regione della Serbia può autodeterminarsi stato indipendente perchè riconosciuto da Washington chi le dice che la Republika Srpska non possa diventare indipendente dal resto della Bosnia con l’appoggio di Mosca invece di quello di Belgrado che purtroppo non ha nessun peso politico..ci pensi Signora Maria Ermelinda,e studi come dice il Sig.Giorgio con cui concordo sul fatto che il precedente a questo tipo di secessioni illegali è stato creato proprio dalla comunità internazionale di cui lei ha la bocca piena e proprio in Bosnia e in Croazia dove la secessione dalla Yugoslavia non poteva avvenire senza il consenso di tutti e due i popoli costituenti per la Croazia(Croati e Serbi) ossia di tutti e tre i popoli nel caso della Bosnia(Muslimani-inteso come appartenenza etnica,Serbi e Croati)e questa cosa non la dico io ma la costituzione di tutte due le repubbliche socialiste facenti parte della federazione Yugoslava.Io capisco che per lei è più facile fare propaganda contro il popolo serbo e promuovere l’idea della Bosnia unitaria e centralizzata che a sua volta promulgava Alija Izetbegovic che sicuramente non era il presidente legittimo di tutti i cittadini della Bosnia Erzegovina(anche se come tale si presentava agli occhi del mondo) e che invece è il vero motivo dello scontro armato..per quanto riguarda quello che dice il vostro amico Bakir Izetbegovic(figlio di Alija,si,sempre quello di qui sopra il falso presidente di tutti e l’autore della dichiarazione islamica-Sarajevo è come un califfato dove il potere si tramanda da padre a figlio) lo status quo ante non è la”Repubblica di Bosnia Erzegovina […] senza la divisione forzata in entità o cantoni”come dice lui,lo status quo ante è la guerra civile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *