martedì , 14 agosto 2018
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Foto, The fight against Ebola in West Africa © EC/ECHO Jean-Louis Mosser / Flickr 2013

Ebola: UE, servono 40 mila operatori sanitari in più

Nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo si è nuovamente discusso della risposta europea all’epidemia di Ebola in Sierra Leone, Guinea e Liberia. Nonostante le vittime continuino ad aumentare e permanga un crescente bisogno di personale e strumentazione medica, le misure di contenimento della diffusione nella regione sembrano aver sortito degli effetti positivi: sia il Senegal, sia la Nigeria sono stati dichiarati “virus free” e il tasso di aumento dei casi sta rallentando in Liberia.

L’UE sta fornendo un importante sostegno nel combattere l’epidemia. I fondi stanziati attualmente ammontano a 600 milioni di euro. In più, alcuni Stati membri intendono aumentare i finanziamenti fino a raggiungere la cifra complessiva di 1 miliardo di euro. David Cameron è stato uno dei leader europei più attivi in questo senso. Il premier britannico ha infatti definito la crisi di Ebola come “il rischio numero uno” e ha espresso il proprio disappunto nei confronti di quei governi i cui fondi stanziati sono stati inferiori a quelli predisposti dall’azienda svedese IKEA.

L’UE sembra intenzionata a proseguire il rafforzamento del proprio impegno nei confronti dell’epidemia sia sul lungo termine che nel breve. In quest’ottica, il nuovo Commissario agli Affari Umanitari Christos Stylianides è stato nominato coordinatore della risposta dell’UE all’epidemia, con l’obiettivo di raggiungere una migliore interazione tra l’Unione, gli Stati membri e l’ONU. Stylianides ha dichiarato che saranno necessari 40.000 operatori sanitari in più. Se l’UE riuscisse ad inviarne 5.000 sarebbe già un risultato soddisfacente, ma dovrà comunque collaborare per formare il più rapidamente possibile il personale locale.

Il 23 ottobre la Commissione ha previsto una somma di 24,4 milioni di euro da destinare a 5 progetti per la sperimentazione di vaccini e test di farmaci, nuovi o già esistenti, per curare l’Ebola. Accanto alle misure sanitarie, il Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) sta svolgendo un’importante azione diplomatica nel tentare di contenere la diffusione del panico. Tramite le Delegazioni dell’UE si vuole infatti facilitare la risposta umanitaria, scoraggiando possibili misure inopportune che alcuni governi potrebbero mettere in atto quali restrizioni dei permessi di viaggio, dei trasporti e degli scambi commerciali. Gran Bretagna, Francia e Belgio hanno introdotto anche controlli nei propri aeroporti e il Presidente francese Hollande sostiene che tali misure dovrebbero essere estese anche a tutti i mezzi di trasporto provenienti dai Paesi colpiti dal virus.

Le misure precauzionali sono necessarie, ma possono avere degli effetti collaterali sociali e psicologici da non trascurare. Esiste infatti il rischio che si verifichino episodi di razzismo rivolti specialmente contro i migranti, una categoria già alle prese con un difficile processo di integrazione. È dunque fondamentale che l’Unione consideri anche l’aspetto comunicativo e che diffonda, nel modo più ampio possibile, informazioni corrette circa le modalità e il rischio della diffusione del virus sul nostro continente. Si dovrà quindi mantenere un difficile equilibrio tra la necessità di non sottovalutare la pericolosità dell’epidemia, mantenendo alto il livello di attenzione, e evitare, allo stesso tempo, che i cittadini europei si costruiscano una percezione errata del pericolo.

Senza un richiamo alla necessità di un intervento coordinato e massiccio – giunto comunque in ritardo – i Paesi con le risorse necessarie per fornire aiuti umanitari avrebbero continuato a disinteressarsi della questione.  Tuttavia, occorre guardare i dati in prospettiva: senza nulla togliere alla lotta della comunità internazionale contro l’Ebola o alla pericolosità di questo virus, è bene ricordare che attualmente i morti di Ebola sono “solo” 4.920. La malaria, malattia che per determinate condizioni non può più colpire in Europa, ha ucciso, nel solo 2012, ben 627.000 persone.

L' Autore - Giulia Riedo

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID) a Gorizia. Profondamente affezionata al progetto dell'Unione Europea ed al continente africano, ove ha passato parte della sua infanzia. Da ottobre 2013 a marzo 2014 stagista presso il SEAE, si è occupata del progetto di accorpamento delle sedi diplomatiche e di Africa dell’Ovest. In precedenza ha svolto diversi periodi di stage: a New York presso la Missione Permanente dell’Italia all’ONU, assegnata alla sezione crisi politiche di Africa ed Europa, presso l’ambasciata di Francia a Roma e presso lo United Nations Staff College di Torino.

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