venerdì , 23 febbraio 2018
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Ebola, via ai primi 150 milioni dall’UE

Il 18 settembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato la Risoluzione 2177 per il contrasto al virus Ebola (al 20 settembre 5843 persone infette e 2803 vittime fra Guinea, Liberia e Sierra Leone). Il Consiglio di Sicurezza è intervenuto in crisi sanitarie solo in occasione della pandemia di HIV: il tratto più innovativo della risoluzione riguarda quindi l’identificazione dell’epidemia di ebola quale minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, ampliandone il concetto e dunque facendo rientrare l’epidemia nell’ambito di attività del Consiglio di Sicurezza, pur senza attivare misure coercitive e vincolanti previste dal Cap. 7 della Carta.

Ma come interverrà lUnione Europea? Sotto il profilo finanziario, saranno stanziati 150 milioni di euro, di cui una parte diretti alla formazione del personale, all’acquisto di materiale specifico e alla creazione di laboratori da campo. Tuttavia, la parte più considerevole andrà ai bilanci di Liberia e Sierra Leone, affinché possano garantire la fornitura di servizi essenziali, elemento fondamentale di lungo termine per la cooperazione sanitaria. I servizi sanitari di base, la sicurezza e il commercio devono infatti proseguire per evitare danni apparentemente non collegati all’epidemia. La Banca Mondiale sostiene che il PIL dei Paesi colpiti possa ridursi del 3.6% e che il rischio di crisi alimentare possa aumentare in seguito all’abbandono dell’attività agricola.

Un merito dell’intervento europeo sta proprio nella maggior completezza della risposta. L’UE si e’ battuta affinché si considerassero sia la risposta multisettoriale, sia il rischio di isolamento dei Paesi colpiti. La reazione europea comprenderà quindi misure che garantiscano la sicurezza alimentare, l’acqua potabile e la diffusione di programmi di educazione sanitaria. Inoltre, si chiederà di revocare le restrizioni ai confini e alle imprese private, aeree e navali, di mantenere aperte le rotte. L’attivazione della quarantena nei porti e negli aeroporti garantisce infine l’identificazione del virus, quietando così quegli animi europei già avversi al fenomeno migratorio e smorzando le tensioni sociali.

A questi elementi si affianca il problema del coordinamento, di cui la Commissaria Kristalina Georgieva ha più volte sottolineato la necessità. La risposta all’Ebola degli Stati membri sarà tra loro integrata, come già dimostra la presentazione al Consiglio di Sicurezza di una quota di finanziamenti unica per tutti gli Stati. Inoltre, si applica per la prima volta la decisione 1082 del 2013 sulle emergenze sanitarie. Essa prevede modalità di coordinamento, tra cui rileva la possibilità di investire risorse congiunte per lo sviluppo di vaccini, in modo da assicurare anche in quegli Stati UE con un sistema sanitario meno efficiente il rispetto di un elevato grado di protezione della salute umana.

La concertazione deve avvenire anche tra le istituzioni dell’Unione, aspetto tutt’altro che scontato. La risposta richiede la collaborazione di diverse DG, quali sanità, cooperazione, risposta umanitaria, trasporti, difesa ed affari esteri. Nonostante l’attuale intervento internazionale sia finalmente avviato, bisogna riconoscere che le risorse necessarie per il contenimento dell’Ebola sono giunte in ritardo, in parte a causa dell’eccessiva cautela dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) legata alla riduzione dei finanziamenti provenienti dagli Stati.

Essi dovranno essere più consapevoli dell’importanza di un sistema sanitario efficiente in tutto il mondo, in quanto unico metodo di contrasto efficace per future epidemie, in aumento secondo l’OMS a causa dei fenomeni di crescita demografica, urbanizzazione e cambiamento climatico. La cooperazione sanitaria europea, secondo un rapporto dell’OCSE del 2012, risulta carente sotto molti aspetti. È sconcertante che si riconsideri un tale ambito solo a fronte di un’epidemia di tale portata, in quanto il sostegno al sistema sanitario dei Paesi in via di sviluppo non solo tocca gli interessi socio economici europei, ma solleva un’esigenza etica, che dovrebbe avere un ruolo centrale nelle politiche di cooperazione UE, considerando l’immagine di potenza civile e garante dei diritti umani vantata dall’Unione.

In foto, scatto dal summit di coordinamento delle misure anti-ebola tenutosi il 15 settembre a Bruxelles (© European Commission – 2014)

L' Autore - Giulia Riedo

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID) a Gorizia. Profondamente affezionata al progetto dell'Unione Europea ed al continente africano, ove ha passato parte della sua infanzia. Da ottobre 2013 a marzo 2014 stagista presso il SEAE, si è occupata del progetto di accorpamento delle sedi diplomatiche e di Africa dell’Ovest. In precedenza ha svolto diversi periodi di stage: a New York presso la Missione Permanente dell’Italia all’ONU, assegnata alla sezione crisi politiche di Africa ed Europa, presso l’ambasciata di Francia a Roma e presso lo United Nations Staff College di Torino.

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