martedì , 20 febbraio 2018
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Egitto: gli occhi dell’UE sulle elezioni presidenziali

Mancano ormai pochi giorni alle elezioni del Parlamento Europeo e grande è il fermento per il rush finale della campagna elettorale nei 28 Stati membri. Ma i cittadini europei non saranno i soli ad essere chiamati alle urne in questo fine maggio ricco di attese. Sull’altra sponda del Mediterraneo si giocherà un’altra importante partita politica, quanto meno nominale: quella per la Presidenza della Repubblica Araba d’Egitto.

Nonostante la grande instabilità sociale ed economica del Paese, l’Egitto del Presidente ad Interim Adli Mansour torna a votare il 26-27 maggio 2014 per scegliere il Capo di Stato per la seconda volta in due anni. Ma dal 2012 ad oggi, la cornice politica elettorale si è completamente trasformata e la ventata di entusiasmo che accompagnava le elezioni nell’immediato post-rivoluzione ha lasciato il posto a delusione e retaggi dal passato.

Ben cinque i candidati che si giocarono la carica presidenziale nel 2012, rivitalizzando il dibattito politico di un Paese rimasto troppo a lungo assopito all’ombra della dittatura e facendo sperare nell’avvio di un cammino verso la democrazia. Solo due i candidati sul palcoscenico oggi, importante campanello d’allarme per un Egitto che sta tornando con prepotenza nel letargo politico. Analizzare i profili dei due candidati è tutt’altro che rincuorante. Innanzitutto, il Capo delle Forze Armate Abdoul Faitah al-Sisi, considerato il Deus ex machina nella lotta contro il terrorismo in Egitto e l’unico possibile salvatore del Paese. La sua fama, guadagnata alla guida del colpo di Stato che depose il Presidente Mohammed Morsi lo scorso luglio, fa presagire una sua facile vittoria che molto ricorda le elezioni nell’epoca di Hosni Mubarak.

Non aiuta ad animare il dibattito politico il suo unico oppositore, Hamden Sabahi, ex giornalista e uomo politico di orientamento socialista. Sabahi lottò attivamente contro la dittatura di Mubarak e si candidò alle elezioni presidenziali del 2012 guadagnando il terzo posto. Rifiutò la carica di Vice Presidente offertagli da Morsi e successivamente si dichiarò a favore dell’uso della violenza contro i terroristi, che a suo dire coincidono con i Fratelli Musulmani. Pur dichiarandosi più democratico e rivoluzionario di Sisi, Sabahi sa di avere scarse popolarità e chances di vittoria.

Il quadro, decisamente poco entusiasmante, presenta però una importante novità che arriva da Bruxelles. Per la prima volta nella sua storia, infatti, il governo egiziano ha invitato una Missione di Osservazione Elettorale dell’Unione Europea. La Missione, giunta a Il Cairo lo scorso 18 aprile, è guidata dall’Eurodeputato portoghese Mario Davide ed arriverà a contare 150 osservatori provenienti dai 28 Stati europei, Canada e Norvegia. Il compito della missione sarà valutare l’intero processo elettorale alla luce delle leggi nazionali, ma anche e soprattutto degli standard regionali e internazionali. Il primi risultati della Missione saranno resi pubblici immediatamente dopo le elezioni. Il rapporto finale, con valutazioni più approfondite e raccomandazioni per il governo egiziano, sarà invece reso pubblico solo nei mesi successivi.

Ed è proprio il rapporto finale a riaccendere l’interesse verso questa tornata elettorale egiziana dal risultato scontato. Sarà di grande interesse vedere fino a che punto si possa spingere l’UE nelle sue raccomandazioni per una reale democraticità del processo elettorale. Si è alquanto certi che non mancheranno elementi di forte criticità, ma in passato l’UE ha dato spesso prova di scarso polso. Ancora più interessanti saranno, però, le reazioni delle istituzioni egiziane, da sempre poco avvezze all’occhio esterno negli affari domestici.

Le critiche interne contro Sisi mantengono, per il momento, toni pacati e pacifici. E’ partita su Twitter, ad esempio, la campagna anti-Sisi #VoteForThePimp che ha portato alla comparsa dell’hashtag sui muri dei palazzi de Il Cairo e sui bus egiziani. Nonostante la richiesta di alcuni presentatori televisivi egiziani di bloccare il social network, al momento il governo non ha preso decisioni in merito. Il blocco dei social e di internet alla vigilia della rivoluzione del 2011 è ancora troppo fresco nella memoria degli egiziani.

In foto, un murale raffigurante il generale Al Sisi (© Thierry Ehrmann – Flickr 2014)

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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