mercoledì , 15 agosto 2018
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sviluppo urbano

Egitto, l’Ue in campo per lo sviluppo urbano

di Samy Sayed Mohamed

Nel 1929 il celebre architetto francese Le Corbusier immaginava, per le mega-città dei Paesi in via di sviluppo, un futuro dove architettura e urbanistica avrebbero creato un contesto urbano ordinato, salutare e armonioso. Dal 1950 il mondo ha assistito ad una crescita demografica senza precedenti: in mezzo secolo il genere umano è passato da 2,5 a oltre 6 miliardi di persone. La crescita si è verificata soprattutto nelle aree urbane dei Paesi in via di sviluppo dove la popolazione, in soli cinquant’anni, è cresciuta di più di sei volte. L’urbanizzazione, nel Terzo Mondo non ha favorito lo sviluppo, ma al contrario la città è stata un fattore che ha portato al sottosviluppo.

Il Cairo, una delle più grandi metropoli al mondo, a partire dalla metà del ‘900 ha vissuto una crescita urbana senza precedenti, che ha reso praticamente vano ogni tentativo del governo di pianificare e gestire lo sviluppo del territorio. Questo fenomeno ha generato le cosiddette “aree informali”, dove costruirsi spazi di abitazione illegali ha rappresentato l’unica via per potersi appropriare di risorse altrimenti inaccessibili: il suolo, l’acqua, l’elettricità attraverso allacciamenti abusivi alle reti, un lavoro irregolare, ma che, nonostante tutto, permette di sopravvivere. I meccanismi di mercato, di vendita o di affitto, sono sostenibili solo per una minoranza della popolazione egiziana e l’edificazione pubblica soddisfa i bisogni di un numero ridotto di abitanti. I più poveri sono così costretti a posizionarsi in aree centrali già edificate, all’interno di sub-unità di alloggi esistenti, in violazione dei regolamenti edilizi. Oppure a insediarsi nelle frange urbane avviando processi di edificazione illegale.

L’Unione Europea ha deciso di intervenire nei sobborghi di Ain Shams e Ezbet El Nasr al Cairo e di El Warraq e Masaken Geziret Al Dahab a Giza avviando diciassette nuovi progetti. Come prevede l’accordo, stilato dalla delegazione UE in Egitto e da Deutsche Gesellschaft fur Internationale Zusammenarbeit (GIZ) GmbH, gli interventi avranno un bilancio complessivo di 1,5 milioni di euro. Focus del piano di riqualificazione di queste quattro aree è quello di incrementare le possibilità lavorative per i disoccupati, migliorare le attività che producono reddito e generarne di nuove, aumentare gli standard e la gamma di servizi accessibili alle comunità.

Secondo gli studi del PDP (Participatory Development Programme in Urban Areas) questi sobborghi urbani, sviluppatisi indipendentemente da uno strutturato piano urbanistico, alla fine degli anni ’90 rappresentavano circa il 53% dell’edilizia residenziale della “Grande Cairo” ed erano abitati dal 62% dei suoi cittadini. Il PDP è finanziato dall’Unione Europea, dal governo tedesco, dalla fondazione “Bill and Melinda Gates Foundation” e dal governo egiziano. Le misure di sviluppo previste dalla fase attuale (2012-2018) includono gli interventi dei diciassette progetti entro l’anno prossimo verso zone che hanno carenza di servizi di base e di infrastrutture, tra cui ospedali, scuole, uffici pubblici e che fino a questo momento non hanno potuto contare su risorse sufficienti.

Le previsioni per il futuro lasciano spazio ad un ottimismo contenuto: la crescita demografica starebbe rallentando e di conseguenza le condizioni per un intervento efficace sembrerebbero favorevoli. Non rimane altro che sperare nella riuscita dei buoni propositi dell’amministrazione pubblica egiziana e dell’Unione Europea, il maggiore tra i finanziatori dei progetti di riqualificazione e sviluppo urbano della capitale d’Egitto. Chissà che la fragile utopia di Le Corbusier non possa trasformarsi in solida realtà urbanistica.

In foto, l’insediamento “informale” di Ezbet Abu Qarn al Cairo (© TADAMUN – The Cairo Urban Solidarity Initiative – Flickr 2011) 

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