martedì , 21 agosto 2018
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Elezioni in Honduras: l’UE garantisce la regolarità del voto

Il 24 novembre scorso si sono tenute in Honduras le elezioni presidenziali. L’Unione Europea, rispondendo all’invito delle autorità locali, ha disposto una missione di osservazione elettorale, recatasi nel Paese il 14 ottobre. La missione europea è stata guidata dall’europarlamentare austriaca Ulrike Lunacek, Vicepresidente del gruppo dei Verdi Europei – Alleanza Libera Europea al Parlamento Europeo e membro della commissione per gli affari esteri (AFET) e della commissione per i diritti della donna e dell’uguaglianza di genere (FEMM).

Attraverso l’invio di osservatori elettorali, l’Unione sostiene e incoraggia la democrazia anche al di fuori dei suoi confini: dal 2000, le missioni europee di monitoraggio elettorale sono state più di sessanta, con il coinvolgimento di oltre 4.000 tra osservatori ed esperti, inviati in diverse regioni del mondo per scongiurare i brogli e osteggiare le violazioni di diritti umani. Non fa eccezione il caso dell’Honduras.

L’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione, Catherine Ashton, alcuni giorni prima della partenza della missione, sottolineava come le elezioni in Honduras rappresentassero “un passaggio chiave per il processo di consolidazione democratica nel Paese”. Ashton auspicava che la missione rafforzasse “la trasparenza e la fiducia nel processo elettorale, dal momento che l’Unione è un partner consolidato dell’Honduras”.

Così è stato. Il 24 novembre 2013, il 61% degli aventi diritto al voto – circa 5,3 milioni – si è recato alle urne in Honduras, facendo registrare un record senza precedenti. Le sedi elettorali hanno chiuso un’ora dopo l’orario previsto, per dare la possibilità a tutti i cittadini hondureñi di esprimere il proprio diritto di voto. Durante la giornata elettorale il capo osservatore della missione Lunacek ha definito l’intero processo “pacifico e ordinato”. La missione di osservazione è rimasta in Honduras per osservare lo scrutinio finale dei voti e la gestione dei reclami sorti a seguito dello spoglio delle schede.

Se la giornata elettorale si è svolta in un clima pacifico e ordinato, lo stesso non può dirsi della fase successiva, caratterizzata dalle reazioni dei due principali candidati alla presidenza. Juan Orlando Hernández, conservatore del Partido Nacional, e Xiomara Castro de Zelaya, democratica del Partido Libertad y Refundación (Libre), si sono entrambi proclamati vincitori. Secondo i dati ufficiali dello scrutinio, Hernandez si è imposto sulla sfidante con quasi il 36,9% dei consensi. La candidata Castro (ferma al secondo posto con il 28,8%) ha denunciato insieme al marito – l’ex Presidente Manuel Zelaya, destituito con un colpo di stato nel 2009 – diffusi brogli elettorali. Inizialmente l’appello della sinistra sembrava poter essere accolto, portando al riconteggio dei voti, ma il tribunale elettorale ha infine rigettato il ricorso, confermando l’elezione di Hernandez. Sia gli Stati Uniti che l’UE hanno riconosciuto il risultato delle elezioni di novembre. Il mandato dell’attuale Presidente, il conservatore Porfirio “Pepe” Lobo Sosa, in carica dal 2010, scadrà il 27 gennaio.

Intanto, i problemi dell’Honduras restano sul tavolo. Il nuovo Presidente dovrà misurarsi con una situazione economica e sociale assolutamente grave. Quasi 6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà su un totale di 8,5 milioni di abitanti. L’Honduras resta infatti tra i Paesi più poveri dell’America Latina, secondo solamente ad Haiti. San Pedro Sula, secondo nucleo urbano per importanza dopo la capitale Tegucigalpa, è considerata la città più violenta al mondo. Il narcotraffico, infine, è una delle piaghe che affliggono il Paese: secondo un report del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti risalente al 2012, l’80% della cocaina che entra negli USA dall’America Latina passa proprio per l’Honduras.

Honduras e l’Unione Europea hanno definito un programma di cooperazione per il settennato 2014-2020, per un valore complessivo di 320 milioni di dollari, basato sulla sicurezza alimentare, il rafforzamento dello Stato di diritto e il miglioramento delle condizioni di lavoro per scoraggiare la criminalità e migliorare il livello di sicurezza del Paese. Un simile impegno e il conseguente rafforzamento delle relazioni si deve anche all’Accordo di Associazione tra il Centroamerica e l’UE, firmato il 29 giugno 2012 proprio a Tegucigalpa.

In foto l’incontro fra il Commissario europeo per la Cooperazione allo sviluppo Andris Piebalgs e María Antonieta Guillén de Bográn, Vicepresidente uscente dell’Honduras, durante un viaggio in America Latina del Commissario lo scorso ottobre (Foto: European Commission)

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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