mercoledì , 15 agosto 2018
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Seggi elettorali in Ucraina © U.S. Embassy Ukraine - 2014

Ucraina: sorpresa alle elezioni, Yatseniuk batte Poroshenko per un punto

Dalle elezioni politiche ucraine dello scorso 26 ottobre il dato che emerge immediatamente agli occhi è la vittoria del fronte occidentale, che in totale ha superato la soglia del 70% delle preferenze.  Si è trattato di un vero e proprio testa a testa tra il premier uscente Yatseniuk (Fronte Popolare, centro destra) e il presidente della repubblica Poroshenko (Solidarietà, centro sinistra), con il primo in vantaggio sul secondo di circa un punto percentuale (22% contro 21%). Una sorpresa che non era prevista dai sondaggi pre-elettorali, che davano invece Poroshenko favorito al 30%. A seguire vi è poi il partito Auto Aiuto, di orientamento democristiano guidato dal sindaco di Leopoli, Andrii Sadovii, e particolarmente radicato nell’ovest ucraino, che al momento ha circa il 13%.

Questa schiacciamente maggioranza non è tuttavia sorprendente, soprattutto se si considera la massiccia astensione elettorale (circa il 53% degli aventi diritto si sono recati alle urne), che ha registrato i picchi più alti nelle regioni ad est, solo parzialmente levigati dall’affulenza delle regioni occidentali (la regione di Leopoli, roccaforte nazionalista ucraina, ha visto il 70% di affluenza). In totale, le forze “filo-russe” hanno comunque ottenuto un risultato che si aggira poco al di sotto del 10%, una soglia che difficilmente ci si immaginava di poter raggiungere.  Il Blocco di Opposizione, guidato dall’ex vice primo ministro Yuri Boiko durante il governo Azarov ed “erede” dell’ex presidente Yanukovich, godrà quindi di una piccola rappresentanza parlamentare. La scarsa affluenza nelle roccaforti filo-russe trova anche spiegazione nei moniti dei gruppi armati opposti al potere di Kiev, che oltre ad aver impedito lo svolgimento delle elezioni, già da alcune settimane hanno affermato che non avrebbero riconosciuto le elezioni politiche e che avrebbero indetto un proprio round elettorale il 2 novembre.

Questa posizione ha peraltro trovato l’appoggio politico di Mosca. Anche se la Duma ha riconosciuto la validità delle elezioni ed il loro esito filo-europeo, non sono infatti mancate accuse di sotto rappresentazione del volere popolare degli indipendentisti. Il governo russo ha fatto dunque sapere che le elezioni del 2 novembre avranno eguale validità agli occhi di Mosca, spingendo la linea di confine tra l’Ucraina occidentale e le regioni in mano ai separatisti verso una scissione de facto del paese. É esemplare di ciò il fatto che in Crimea non si siano svolte elezioni.

Ora i due maggiori partiti dovranno puntare su una forza di coalizione in grado di reggere il paese e si pensa di includere in essa anche Auto Aiuto, lasciando invece fuori il partito di Yulia Timoshenko, “Patria”, che da leader della rivoluzione arancione del 2004 si trova oggi ad aver a malapena superato la soglia di sbarramento del 5%.

Altro elemento significativo da segnalare in queste elezioni è il tracollo di due forze politiche ancora non citate: da un lato, il Partito Radicale di Oleg Lyashko, che ha ottenuto circa il 6% dei voti (la metà rispetto alle proiezioni basate sulle intenzioni di voto che lo davano al 13%). Dall’altro, il partito comunista che, dal 13% ottenuto nel 2012, per la prima volta dal 1993 (anno di fondazione) non sarà rappresentato in parlamento, restando introno al 3% delle preferenze.

Le elezioni parlamentari rappresentano senza dubbio un momento di svolta nella storia dell’Ucraina, ma questo non vuol dire che il peggio sia già passato: nonostante la vittoria delle forze “filo-europee” e il plauso di leader occidentali come Barroso, la Mogherini o Obama a questa “vittoria democratica”, il nuovo governo dovrà affrontare una lunga serie di riforme istituzionali e politiche che graveranno anche sulla classe media, rischiando un calo di preferenze, significativo che potrebbe andare a tutto vantaggio dei 60 parlamentari del “Blocco di Opposizione”. Inoltre, le elezioni non pongono certo fine alle ostilità sul terreno, e anche se Mosca ha apprezzato la possibilità di poter parlare con una leadership chiara in Ucraina, le possibilità di una effettiva riunificazione del paese pare quanto mai improbabile. Nella migliore delle ipotesi Mosca appoggerà un accordo simile a quello proposto da Poroshenko lo scorso giugno per poi mantenere aperto un frozen conflict che imbriglierà la libertà d’azione ucraina, insieme al ricatto delle forniture di gas.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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