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Emergenze umanitarie e catastrofi naturali: il caso del Giappone e il nuovo impegno dell’UE

di Cristina Graceffa

Ogni anno milioni di persone sono vittime del repentino verificarsi di catastrofi naturali: siccità, tsunami, sismi, cicloni e altre calamità. Questi fenomeni riguardano in particolare Paesi in via di sviluppo in cui si verificano vere e proprie stragi di vite umane, ma anche in Paesi sviluppati e industrializzati quali il Giappone, dove lo tsunami e il sisma del 2011 hanno costretto un numero considerevole di abitanti alla fuga e, secondo le stime, hanno causato la morte di circa 9.000 persone.

Il caso del Giappone è poi particolarmente rilevante perché è chiaro esempio di come il verificarsi di disastri naturali ed ambientali possa avere un grosso impatto sociale, mettendo in luce le insufficienze del welfare, compromettendo la sicurezza degli abitanti e causando stagnazione economica. In Giappone infatti, gli eventi del 2011 sono stati una tra le cause della stagnazione economica che ancora mette a dura prova la classe dirigente giapponese.  Il danneggiamento di strutture esistenti, quali la centrale di Fukushima, ha aggravato una situazione che era già disastrosa.

Anche se gli effetti più evidenti sono stati quelli sulle strutture artificiali prodotte dall’uomo e sull’economia, anche la società e il sistema di welfare degli abitanti sono stati compromessi: situazioni come l’insicurezza alimentare, ad esempio, stanno sollevando un polverone di proteste, nonché l’intervento delle istituzioni internazionali, che si sono impegnate a garantire una maggiore protezione dei diritti civili e sociali ed una maggiore sicurezza alla popolazione nipponica. Ben 114 Paesi e regioni e 24 organismi internazionali hanno avuto un ruolo nel garantire sostegno e assistenza umanitaria al Giappone. Tra queste anche l’Unione Europea che, vista la sempre maggiore frequenza di disastri naturali ed emergenze, ha investito ingenti risorse per dare il suo contributo alle regioni colpite.

Negli ultimi anni è stato ad esempio attivato un meccanismo di protezione civile che ha consentito di rispondere tempestivamente e in maniera collettiva al verificarsi di catastrofi di grossa portata e di intervenire nei casi in cui le capacità di reazione delle autorità nazionali risultassero insufficienti: il terremoto ad Haiti, l’uragano Katrina e le inondazioni che hanno devastato alcune regioni europee sono solo alcuni esempi di  interventi da parte dell’UE per cercare di limitare i danni. Ed in aggiunta, lo scorso maggio, è stato inaugurato il Centro Europeo di risposta alle emergenze (ERC) che ha ed avrà l’obiettivo di proteggere e salvare potenziali vittime intervenendo in tempo reale.

Il disastro del Giappone è stato l’evento che ha spinto l’Europa a mettere in atto uno sforzo maggiore per implementare le misure di emergenza e il lavoro dell’ERC.  Kristalina Georgieva, Commissario per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, si è fatta portavoce di questa intenzione ed ha proposto un maggiore coordinamento tra i Paesi membri che dovrebbero agire all’unisono, senza disorientare le autorità del Paese soccorso proponendo una molteplicità di referenti e non dando un’idea chiara dell’istituzione/struttura a cui rivolgere le richieste di aiuto.

“Gli aiuti umanitari europei fanno realmente la differenza per migliaia e migliaia di persone, che devono sapere che l’Europa agisce sempre in difesa dei valori universali e fondamentali, per cercare di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere”.

Il Commissario si è insomma definita disponibile e desiderosa di coordinare la squadra europea, al fine di gestire in modo appropriato le richieste di aiuto provenienti dai singoli Stati. Per poter svolgere al meglio questo ruolo, indispensabile sarà il potenziamento dell‘ERC, che dovrà renderlo in grado di svolgere le sue fondamentali funzioni: raccogliere informazioni sulle catastrofi, effettuare il monitoraggio dei rischi e agire tempestivamente, impiegando le squadre di soccorso.

“Per poter reagire ancora più in fretta, e meglio, in futuro, dobbiamo poter disporre di mezzi” ha concluso la referente europea.

Nell’immagine i pallets di aiuti mentre vengono caricati su un aereo dell’ECHO, Humanitarian Aid and Civil Protection department of the European Commission (photo: Wikimedia Commons)

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