domenica , 25 febbraio 2018
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Ucraina: il polacco Tusk chiede l’unione energetica europea. Primi ok da Francia e Germania

Il 21 aprile scorso il Financial Times ha pubblicato un articolo firmato da Donald Tusk, Primo Ministro della Polonia. Sulle pagine del quotidiano britannico il leader polacco ha voluto mettere in luce un tema fondamentale per l’Unione Europea: l’indipendenza energetica. Lo stesso concetto è stato ribadito il 24 aprile durante una dichiarazione congiunta con François Hollande e il giorno successivo in un breve summit con Angela Merkel, in cui Tusk ha intascato un via libera di massima da parte della Cancelliera.

Il progetto proposto da Tusk è ambizioso. Si tratta di creare un’unione energetica europea. La crisi ucraina ha, infatti, riportato in auge un problema già sorto nel 2009, quando la Russia chiuse i rubinetti del gas verso l’Europa. Problema che ancora non è stato risolto. Proprio dalla dipendenza da Mosca il leader polacco vorrebbe liberarsi, sostenendo come il consumo interno di gas di 10 Paesi dell’UE dipenda per più del 50% dal gigante russo Gazprom. Denunciando la posizione di forza del Cremlino che, in qualità di principale fornitore, è in grado di determinare prezzo e offerta di gas.

Una situazione che tiene in stallo l’Europa. La ricetta per uscirne la propone proprio Tusk ed è divisa in sei punti. Innanzitutto, l’UE dovrebbe creare un meccanismo di negoziazione comune sui contratti con la Russia relativi a forniture energetiche, tanto da portare la Commissione Europea ad avere un ruolo attivo in tutte le future trattative. In secondo luogo va costruito un meccanismo che garantisca solidarietà tra i Paesi membri nel caso in cui il Cremlino ripeta quanto fatto nel 2009. Ciò sarà possibile solamente costruendo adeguate infrastrutture, come gasdotti e impianti di stoccaggio, che permettano una maggiore indipendenza da Mosca. Simili opere dovranno essere cofinanziate al 75% da Bruxelles.

Il quarto punto, che desta preoccupazioni da parte degli ambientalisti, riguarda i combustibili fossili. Tusk sottolinea infatti come una maggiore estrazione di carbone e shale gas nel territorio europeo siano necessari per la sicurezza energetica dell’Unione, aggiungendo come nessun Paese possa essere costretto ad usare determinati combustibili, così come nessun Paese possa essere obbligato a non usarli. Il riferimento alle cospicue quantità di gas di scisto polacco, non estraibile per i timori di Bruxelles e di buona parte dei leader europei di possibili danni ambientali, sembra tutt’altro che velato.

Infine, negli ultimi due punti, Tusk indica la strada verso l’apertura a nuovi fornitori di gas naturale, Stati Uniti ed Australia, ed esorta ad una maggiore coesione con i Paesi terzi al confine orientale della UE. Questa strategia scongiurerebbe definitivamente la minaccia della dipendenza energetica da Mosca.

Ma l’Unione è davvero nella stessa posizione di debolezza in cui versava 5 anni fa? Secondo le analisi effettuate dal CEPS, autorevole think tank di Bruxelles, non è così. In primo luogo, gli autori dello studio sostengono che l’UE ha una rete di gasdotti maggiormente integrata rispetto al 2009 e, ancora più importante, la centralità dell’Ucraina come Paese di transito del gas russo sarebbe scemata. Se cinque anni fa l’80% del gas transitava per Kiev, ora la percentuale è scesa circa al 50%.

Il CEPS sostiene poi che un’ improvvisa chiusura all’esportazione di gas russo verso l’Europa sia inverosimile poiché andrebbe contro gli stessi interessi di Mosca. Bruxelles e Russia sono infatti legati l’uno all’altro; l’Unione rimane il solo compratore di gas disponibile al momento, essendo collegato da una fitta rete di gasdotti. L’ipotesi che Mosca possa nei prossimi anni virare verso l’export in Asia, lasciando l’UE senza gas, appare improbabile, non essendovi le adeguate infrastrutture. Improbabile, ma non impossibile. Proprio per questo sarebbe meglio se fosse l’Europa a far la prima mossa. Mossa che potrebbe essere proprio l’unione energetica proposta da Tusk.

In foto, il premier polacco Donald Tusk e il presidente francese Francois Hollande (© Kancelaria Prezesa Rady Ministrów – Flickr 2014)

L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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