giovedì , 16 agosto 2018
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Energia sostenibile in Africa: il ruolo dell’UE nello sviluppo delle infrastrutture energetiche

Il 27 giugno 2013 si è tenuta a Bruxelles una “High Level Conference” sullo sviluppo energetico del continente africano e sul ruolo che l’Unione Europea potrà rivestire nell’ambito di questo sviluppo.  L’obiettivo di questa conferenza, organizzata dalla Camera di Commercio UE-Africa, era quello di offrire un luogo di incontro a politici e investitori di entrambi i continenti coinvolti nel processo di sviluppo energetico dell’Africa. Tra gli altri, hanno partecipato Kumar Bramdeo (Capo della Missione Africana presso l’Unione Europea), Ehlman Ibrahim (Commissario delle infrastrutture e dell’energia dell’Unione Africana) e Andris Piebalgs (Commissario europeo allo Sviluppo).

Quest’ultimo, in particolare, ha annunciato la volontà di intensificare la cooperazione tra i due continenti e di aumentare il livello di impegno dell’UE nell’ambito dello sviluppo energetico sostenibile dell’Africa. Con l’obiettivo di attrarre investimenti privati per una cifra stimata tra i 4 e gli 8 miliardi di euro, Piegbals ha annunciato una nuova iniziativa dell’UE che rientra nel quadro della “Partnership sull’energia Africa-UE” – varata nel 2007 a Lisbona e rivolta allo scambio di know how e di risorse tra le due regioni al fine di migliorarne l’accesso all’energia sostenibile ed ecosostenibile – e del programma delle Nazioni Unite “Sustainable Energy for all” (SE4ALL).

Lo strumento attraverso il quale si intende raggiungere l’obiettivo è quello delle “blending operations”, ovvero un mix di prestiti e contributi messo in opera sia dall’Unione che dai suoi Stati membri. Finora l’UE ha stanziato per questo programma 400 milioni di euro e le operazioni dovrebbero iniziare entro la fine di giugno. La partnership sull’energia, inoltre, si pone obiettivi concreti di medio periodo da raggiungere entro il 2020, come, per esempio, quello di raddoppiare le esportazioni di gas africano in Europa e di consentire l’accesso ad energia pulita e sostenibile ad almeno altri 100 milioni di africani.

Per raggiungere questi obiettivi molto ambiziosi l’UE e gli Stati africani possono usufruire di altri tre strumenti: il Programma per la Cooperazione per l’Energia Rinnovabile (RECP), l’ACP-UE Energy Facility e lo EU-Africa Infrastucture Trust Fund. Il RECP, varato nel 2010, ha come obiettivo quello di facilitare il trasferimento di tecnologie dal continente europeo verso l’Africa nell’intento di permettere alla popolazione africana di fruire delle fonti di energia rinnovabile limitando il più possibile l’utilizzo di carburanti fossili, in modo da contenere l’impatto ambientale che avrebbe un miliardo di nuovi consumatori di petrolio o di carbone. Nei primi tre anni di attività, il programma si è occupato soprattutto di sostegno alle politiche riguardanti le energie rinnovabili e del reperimento delle risorse finanziarie.

L’ACP-EU Energy Facility ha un obiettivo simile a quello del RECP, ovvero lo sviluppo delle energie rinnovabili, ma riguarda un’area geografica più ampia (oltre all’Africa anche Caraibi e Pacifico) e ha come target i poveri che vivono in zone rurali o peri-urbane. Si stima che, a partire dal loro varo nel 2005, i programmi sviluppati dalla Energy Facility abbiano permesso l’accesso all’energia ad oltre 15 milioni di persone soprattutto nelle aree rurali.

Lo EU-Africa Infrastructure Trust Fund, varato nel 2007, è invece rivolto al finanziamento di progetti infrastrutturali con dimensione regionale o transnazionale sul continente africano. L’obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo dell’Africa facilitando l’interconnettività e l’integrazione regionale. Il Fondo opera attraverso “blending operations”, ovvero unendo contributi dell’UE e/o degli Stati membri con prestiti a lungo termine messi a disposizione da altri finanziatori. L’efficacia di questo strumento è dimostrata dal fatto che tra il 2005 e il 2011 è riuscito a finanziare progetti per oltre 2,5 miliardi di euro, soprattutto nel campo delle infrastrutture energetiche.

Benché gli obiettivi della cooperazione siano estremamente ambiziosi e ci sia ancora molto da fare per permettere ai 625 milioni di africani che non hanno ancora accesso all’energia di ottenerlo a prezzi contenuti e con un basso impatto ambientale, è innegabile che le azioni intraprese dall’UE vadano nella giusta direzione. Gli strumenti approntati sembrano adatti ad affrontare la sfida.

In foto il Commissario europeo allo sviluppo Andris Piebalgs alla High level conference on Sustainable Energy in Africa (Foto: European Commission). 

L' Autore - Giovanni Guido Rossi

Laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Torino e presso l'Université Paris V - René Descartes di Parigi. Da sempre appassionato di storia, geopolitica e relazioni internazionali. Profondamente europeista e liberale e entusiasta di scrivere per questa rivista.

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