lunedì , 19 febbraio 2018
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Finestra su Tunisi: di nuovo primavera ?

Con la nomina di un governo tecnico e la firma della nuova Costituzione il 26 gennaio, la Tunisia ha sbloccato l’impasse nella quale era precipitata in seguito alle morti dei leader dell’opposizione Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, lasciando sperare che l’autunno arabo che la regione sta attraversando possa trasformarsi nuovamente in primavera.

L’approvazione della Carta giunge dopo mesi di crisi politica, economica e sociale che, sebbene offuscata dalle violenze in Egitto e Siria, ha profondamente minato la sicurezza del Paese. La scelta di un nuovo Primo Ministro il 14 dicembre, frutto del compromesso fra la dimissionaria troika al governo, di cui Ennahda è il principale partito, e i partiti laici d’opposizione, ha permesso di raggiungere il consenso e validare il testo con 200 voti a favore, 12 contro e 4 astensioni.

Perfettibile, spesso ambigua, la Costituzione è tuttavia il frutto di un dialogo partecipato e complesso. Il lungo processo costituzionale ha infatti permesso a molti attori della società civile di presentare le proprie istanze, mentre la costante ricerca di consenso che dal 2012 caratterizza la quotidianità politica tunisina ha costretto il governo ed i partiti a rispondere all’opinione pubblica di ogni emendamento. L’adozione degli articoli sulla libertà d’espressione, l’accesso all’informazione e sulla creazione di un’istanza per le telecomunicazioni sono solo alcuni dei risultati che anche una realtà profondamente critica come Reporter senza Frontiere accoglie con entusiasmo, considerandoli un passo decisivo per la democrazia del Paese.

Se la Carta non scioglie il conflitto fra affermazione della religiosità come identità culturale e strumentalizzazione di religione e laicità da parte dello Stato, l’ampia discussione che ha accompagnato la redazione del capitolo “diritti e libertà” ha esplicitato le tensioni socio-politiche che la Tunisia dovrà sciogliere per completare la transizione.

In attesa del risultato delle elezioni, previste entro la fine del 2014, che confermeranno o smentiranno i timori della comunità internazionale, il sistema politico delineato dalla Costituzione  sembra essere un nodo cruciale per la futura governabilità del Paese. Il compromesso fra il parlamentarismo richiesto dal partito di maggioranza Ennahda e il presidenzialismo alla francese auspicato dall’opposizione laica è infatti un sistema semi-presidenziale che dalla Francia mutua, soprattutto, il rischio di un “governo di minoranza divisa”. La legge elettorale proporzionale senza soglia di sbarramento potrebbe favorire un risultato opposto nella scelta del Primo Ministro e del Presidente della Repubblica, nessuno dei quali con una maggioranza in parlamento.

Nonostante si annoverino casi di successo nella gestione di simili circostanze, di cui Francia, Polonia o Corea del Sud sono esempi recenti, le sfide che attendono la Tunisia non contemplano un ampio margine d’errore. Sicurezza, sviluppo economico e riorganizzazione delle amministrazioni locali sono i principali obiettivi sui quali il neo-nominato governo di Mehdi Jomaa dovrà concentrarsi.

Nonostante la minaccia terrorista non abbia colpito la popolazione civile, le operazioni nelle regioni di confine con Algeria e Libia sono finora costate la vita a circa 15 militari della Garde Nationale, scoraggiando gli investitori internazionali e indebolendo il settore turistico, traino dell’economia nazionale.

Il clima di fiducia all’indomani della firma della Costituzione ha permesso di sbloccare circa 1,8 milioni di euro di prestito da parte del Fondo Monetario Internazionale, 1,7 milioni dalla Banca Mondiale e 500.000 euro dall’Unione Europea, ma questa iniezione di capitali non potrà ovviare alla scarsa competitività delle imprese, ad un tasso di disoccupazione giovanile del 60% e all’enorme divario fra la costa e quelle regioni interne che dal 2009 sono il focolaio delle rivolte popolari.

Urgenti, infine, la creazione di una Corte Costituzionale e la riforma del sistema giudiziario, inclusi in un capitolo molto elusivo del nuovo testo. Unione Europea, Unione per il Mediterraneo, Stati membri, Stati Uniti e ONU si felicitano per l’importante passo compiuto dalla Tunisia sulla strada della transizione, ma è ai cittadini tunisini, e soprattutto a quei giovani a cui la rivoluzione è stata rubata, che il governo dovrà innanzitutto rivolgersi per non trasformare le debolezze della Costituzione in pietra tombale della democrazia.

Nell’immagine una manifestazione del 2011, durante la”Rivoluzione dei Gelsomini” (© cjb, da www.flickr.com).

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

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