martedì , 14 agosto 2018
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Fra Georgia e ISIS: la storia della Gola di Pankisi

Spesso le grandi catene montuose vengono viste come dei muri che isolano le civiltà l’una dall’altra. In realtà, spesso costituiscono ponti. Per rendersene conto non serve andare lontano: basta pensare alla cultura occitana diffusa su entrambi i lati delle Alpi Occidentali o alle popolazioni Walser al di qua e al di là del Monte Rosa. Anche nel Grande Caucaso ci sono molti gruppi etnici che vivono su entrambi i versanti. Uno di questi sono i Kisti, una piccolissima comunità residente nella Gola di Pankisi, a poco più di 100 km a Nord-Est di Tbilisi, al confine con la Cecenia. Culturalmente affini ai Ceceni e agli Ingusci, i Kisti arrivarono nella valle a seguito di varie ondate migratorie, nel Seicento e durante le guerre caucasiche, nell’Ottocento.

Dopo il crollo dell’URSS, la Gola del Pankisi divenne una zona di non-diritto, attraverso la quale transitavano armamenti destinati ai guerriglieri ceceni e stupefacenti provenienti dall’Afghanistan e diretti verso i mercati europei. In quegli anni, inoltre, nella valle iniziò a diffondersi il Wahabbismo, corrente del tutto estranea alla tradizione musulmana del Caucaso. I primi wahabbiti arrivarono nella zona dall’Arabia Saudita e venivano guardati con sospetto dalla popolazione locale. L’assistenza finanziaria che fornivano ai nuovi convertiti fu però decisiva per la loro diffusione nella valle, economicamente estremamente povera.

Durante la Seconda Guerra Cecena, la Gola di Pankisi divenne rifugio sicuro per i boeviki ceceni e in pochi mesi la sua popolazione raddoppiò. Le attività criminali si intensificarono, in particolare i rapimenti di alto profilo, tra i quali quello del fratello dell’allora calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze. La situazione provocò forti tensioni con Mosca, ma il governo georgiano si dimostrò restio all’azione. Rendersi nemici Kisti e Ceceni avrebbe significato scatenare faide che sarebbero durate decenni.

Dopo l’11 settembre, la questione iniziò a creare grattacapi anche a Washington, per via dei legami con Al-Qaeda e i Talebani. Qualche settimana dopo gli attentati, l’allora Presidente georgiano Eduard Shevardnadze si recò in visita a Washington per assicurare Bush del suo impegno nella lotta al terrorismo. Nel frattempo in Georgia, su ordine e iniziativa del Ministro della Sicurezza Kutateladze, la Legione Bianca e i Fratelli della Foresta (due formazioni paramilitari), insieme a 400 guerriglieri ceceni provenienti dalla Gola di Pankisi, attaccavano l’Abkhazia. L’episodio rivelò tutta la disorganizzazione delle forze armate georgiane. Gli Stati Uniti lanciarono allora un programma di assistenza militare per la Georgia. Nel 2002 finalmente venne lanciata un’operazione antiterrorismo nella valle, che portò a una dozzina di arresti. Nel 2003 Shevardnadze dichiarò che la Gola di Pankisi era sotto completo controllo delle autorità georgiane.

In questi giorni la Gola di Pankisi torna però a far parlare di sé. Recentemente si è infatti diffusa la notizia della morte di Beso Kushtabashvili, un diciottenne kisto che quest’estate disse alla famiglia di partire per la Turchia per svolgere un lavoro stagionale. Da lì andò invece in Siria, dove si arruolò nelle fila dell’IS. Il ragazzo sarebbe il sesto cittadino georgiano morto nella guerra civile in Siria, dove secondo la stampa georgiana sarebbero impegnati una cinquantina di guerriglieri kisti, tra i quali anche figure di alto profilo.

Il Dipartimento di Stato USA ha infatti pubblicato una lista di personalità coinvolte in attività terroristiche in Siria soggette a sanzioni. In essa è presente Murad Margoshvili, detto Muslim al-Shishani, proveniente dalla Gola di Pankisi. Combatté durante la Seconda Guerra Cecena e nel 2003 fu arrestato in Russia e poi rilasciato su cauzione. Partì per la Siria un anno e mezzo fa. Attualmente dirige un campo di addestramento. Il Dipartimento del Tesoro ha pubblicato un’altra lista, in cui figura Tarkhan Batirashvili, detto Omar al-Shishani. Ex militare georgiano, arrestato per possesso illegale di armi e poi rilasciato in seguito a un’amnistia.

Nell’ultimo decennio la Georgia ha fatto progressi enormi, creando uno Stato efficiente dove prima c’era uno Stato in via fallimento. Tuttavia in alcune zone, come la Gola di Pankisi, la povertà resta diffusa, creando terreno fertile per la criminalità organizzata e l’estremismo religioso. Questo episodio mostra come ristrutturare l’apparato di sicurezza georgiano è stato essenziale, ma senza politiche per lo sviluppo regionale efficienti, il problema prima o poi riaffiora.

Photo: vicinanze della Gola di Pankisi © Valeri Elashvili – www.flickr.com, 2010

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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One comment

  1. salve, mia figlia dovrebbe partire x la georgia e piu’ precisamente a DIDUBE , KHIZABAVRA , venerdì e restare 15 gg con lattraverso un progetto della caritas per aiutare i bambini di strada presso la parrocchia locale
    mi sconsigli visto il periodo storico?
    grazie per l’utile articolo
    in attesa di sollecita risposta
    porgo distinti saluti
    luigi

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