venerdì , 23 febbraio 2018
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Füle a Baku per una nuova relazione con l’Azerbaijan

Il 2 e il 3 maggio scorsi il Commissario all’allargamento e al vicinato, Štefan Füle, si è recato in visita a Baku, capitale dell’Azerbaijan, un Paese centrale, grazie ai suoi giacimenti di idrocarburi, nella strategia energetica che mira a ridurre la dipendenza dalla Russia, ma anche fonte di instabilità a causa delle irrisolte tensioni con l’Armenia nel Nagorno-Karabah. Sullo status di questi territori sono infatti arenate le trattative con l’Unione Europea per la formalizzazione di un Accordo di Associazione che approfondisca le basi poste dall’Accordo di Cooperazione siglato nel 1996.

Sotto il governo di Ilham Aliyev, eletto nel 2003, l’Azerbaijan ha vissuto un boom economico: dal 2003 al 2008 il PIL è triplicato, mentre il tasso di povertà che nel 2003 era del 45% è precipitato al 9% nel 2010. Al progresso economico si è però accompagnato un regresso in termini di democrazia e giustizia sociale e un aumento della corruzione. In un sistema che preferisce il riconoscimento della lealtà alla meritocrazia, a trarre beneficio dalle esportazioni di petrolio sono infatti le élites e i burocrati.

L’UE, però, fino a pochi anni fa non aveva mai alzato la voce sulle tematiche inerenti democrazia e diritti umani. Una scelta è dovuta alla percezione secondo la quale sarebbe più Bruxelles ad avere bisogno di Baku che non viceversa. In realtà, negli ultimi anni la crescita economica azera è rallentata. Il sistema economico corrotto scoraggia gli investimenti esteri: nel 2012 la Nestlé ha cessato le attività in Azerbaijan ed è probabile che altre multinazionali seguano l’esempio. La quantità di idrocarburi estratti, dopo aver raggiunto l’apice nel 2010, sta calando. L’anno successivo la crescita del PIL è stata la minore nello spazio post-sovietico. Il sistema economico dipende eccessivamente dalle esportazioni di petrolio, le quali rappresentano anche una fetta consistente delle entrate pubbliche. Se lo Stato dovesse diminuire la spesa pubblica è probabile che il consenso interno cali bruscamente.

Un’altra minaccia alla stabilità è il radicalismo islamico. Gli ambienti religiosi, che, ad eccezione di alcuni gruppi militanti, non subiscono la repressione rivolta contro l’opposizione secolare, stanno diventando l’unica forma di espressione di dissenso per molti azeri. In questo senso si sta creando una situazione analoga a quella dell’Iran durante gli ultimi anni della dittatura di Muhammad Reza Shash. Il sistema politico azero è meno stabile di quanto sembri e quello economico è insostenibile nel lungo periodo e va riformato. Il governo di Baku ha bisogno della cooperazione con l’UE per le riforme che il Paese necessita. Inoltre, visto che l’Iran e la Russia sono più filo-armene, l’appoggio dell’UE sarebbe utile per una risoluzione favorevole del conflitto del Nagorno Karabakh.

Il Commissario Füle nel corso della sua visita ha incontrato il presidente Aliyev e diversi membri del governo, ma anche dell’opposizione e della società civile. Nel suo comunicato stampa ha espresso la volontà di approfondire e ampliare le relazioni bilaterali nel contesto del Partenariato Orientale e di aiutare l’Azerbaijan sul cammino della modernizzazione e delle riforme a beneficio dei cittadini. I negoziati per la semplificazione del sistema dei visti e l’accordo di riammissione sono prossimi alla conclusione.

Un altro argomento di dibattito è stato l’accordo per lo spazio aereo comune, che potrebbe essere firmato prossimamente. In ambito energetico siamo vicini a una decisione sul Corridoio Meridionale, che permetterebbe a buona parte dei Paesi dell’UE di diversificare le proprie forniture di idrocarburi approvvigionandosi anche da quelle provenienti dal Mar Caspio attraverso il territorio azero. Il Commissario, inoltre, ha sottolineato che oltre alla cooperazione in ambito energetico sono necessari passi avanti da parte del governo di Baku in materia di rispetto dei principi democratici e dei diritti umani, evidenziando anche l’importanza della libertà di stampa per la democrazia. Il banco di prova per la volontà del Paese transcaucasico di proseguire sulla strada della democratizzazione saranno le prossime elezioni presidenziali che si terranno a ottobre.

Questa visita, dunque, non ha portato risultati concreti, per i quali dovremmo aspettare almeno fino al vertice del Partenariato Orientale di novembre a Vilnius. La sua rilevanza, però, sta nel fatto che è stata data importanza non solo alla cooperazione energetica, come in passato, ma anche a diritti umani e democrazia. Con la speranza che il governo di Baku si renda conto dell’importanza di approfondire il rapporto con l’UE e intraprenda la strada delle riforme.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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