giovedì , 16 agosto 2018
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Füle a Kiev, l’UE spera(va) nella mediazione

Alla luce del precipitare della crisi ucraina nelle ultime ore, i tentativi dell’UE di evitare ulteriori violenze appaiono oggi futili. Il Commissario per l’allargamento Štefan Füle si è recato infatti il 12 ed il 13 febbraio, per la terza volta in poche settimane, a Kiev con l’obiettivo di proseguire il dialogo con Yanukovich e favorire la soluzione della guerra civile che sta sconvolgendo da mesi la nazione contesa tra Unione Europea e Russia. L’opera di mediazione che l’Unione Europea sta compiendo si gioca anche sul piano diplomatico col tentativo di riportare Kiev nell’orbita europea. Non a caso, le visite del Commissario per l’allargamento si alternano, secondo un fitto calendario, a quelle dell’Alto Rappresentante, Lady Ashton.

Nel corso della sua visita il Commissario europeo ha incontrato il Presidente Yanukovich, rappresentanti dell’opposizione, ma anche membri della società civile, essendosi recato direttamente sulle barricate di Euromaidan. Füle ha sottolineato la necessità che siano gli ucraini in prima persona a creare un piano per uscire dalla crisi. In particolare, il Commissario sostiene il bisogno urgente di concludere una riforma costituzionale, creare un governo inclusivo e garantire nuove e libere elezioniFüle chiede, inoltre, l’avvio quanto più rapido del lavoro da parte dell‘Investigation Advisory Committee, commissione creata dal Consiglio d’Europa che si sta attivamente interessando della questione ucraina.

Infine, nel corso dell’incontro e in conferenza stampa, è stato ribadito il rinnovato interesse ed impegno dell’Unione Europea nel riprendere le negoziazioni con Kiev al fine di firmare l’Accordo di Associazione, le cui trattative, sospese a fine novembre, sono state proprio all’origine della crisi oggi in corso. Il Consiglio Affari Esteri ha anzi precisato che l’Accordo non rappresenterebbe l’obiettivo finale di tale cooperazione, alludendo dunque ad un ulteriore approfondimento dei legami tra Kiev e Bruxelles. Scetticismo è stato espresso a riguardo dal Rappresentante Permanente della Russia all’Unione Europea, Vladimir Chizhov, che ha puntualizzato che solo gli euro-ottimisti potrebbero credere nell’ingresso dell’Ucraina nell’UE.

L’atteggiamento conciliante della Commissione Europea  si scontra vistosamente con gli orientamenti del Parlamento che chiede invece una linea più dura auspicando persino l’adozione di sanzioni contro Kiev, adottate poi nella giornata di ieri dal Consiglio Affari Esteri.

Intanto, l’Ucraina rimane al centro del dibattito internazionale, non più solamente divisa tra la Russia e l’Unione Europea, ma anche oggetto del crescente coinvolgimento degli Stati Uniti che hanno elaborato una propria strategia, come è emerso dalle presunte intercettazioni di Victoria Nuland – Assistente per gli affari europei ed eurasiatici del Segretario di Stato John Kerry – che hanno destato particolare clamore per le parole adoperate dall’assistente di Kerry nei confronti dell’UE.

La Nuland, intercettata durante una conversazione con l’ambasciatore americano a Kiev, avrebbe espresso il sostegno per una soluzione internazionale: il sottosegretario per gli Affari politici delle Nazioni Unite, l’americano Jeffrey Feltman, avrebbe infatti suggerito l’invio di un rappresentante speciale dell’ONU a Kiev, soluzione che non sarebbe al momento gradita a Bruxelles. Ma se anche così fosse, sembra dire la Nuland, “Fuck the EU”.

Le intercettazioni, di cui sono stati immediatamente accusati i servizi segreti russi, hanno fatto il giro del web, ma la diplomazia europea preferisce non commentare definendole “presunte intercettazioni rubate”. Uguale reazione è provenuta dal portavoce del leader dell’opposizione ucraina Klitshko che, nell’intercettazione incriminata, sarebbe stato liquidato dalla Nuland con un “non credo che Klitshko dovrebbe andare al governo”.

Eppure, mentre Kiev rimane contesa tra Mosca, Bruxelles e Washington, l’ex Presidente della Commissione Europea e Presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, ha rilasciato un’intervista per l’agenzia di stampa russa Interfax sostenendo, contrariamente all’opinione comune, che Kiev non ha necessità di scegliere uno tra i contendenti, ma che può rimanere legata a tutti e tre. Nelle parole di Prodi, poi, non è da escludere un futuro ruolo di mediazione dell’Italia in ragione dei rapporti privilegiati da sempre intercorrenti tra Roma e Mosca.

In foto, il commissario Stefan Fule e l’ex premier ucraino Mykola Azarov. (foto: European Commission – 2014)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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