giovedì , 16 agosto 2018
18comix

Füle torna a Skopje: FYROM ancora osservata speciale

L’ultima volta che il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato Stefan Füle si è recato a Skopje, il Paese era dilaniato da continue proteste causate dalla crisi politica. Il governo era paralizzato da dicembre e, con l’opposizione che si rifiutava di riprendere i lavori parlamentari, sembrava difficile trovare una soluzione. Füle si era recato nella capitale macedone per scongiurare l’insorgere di violenze, per ricordare ai partiti politici le proprie responsabilità e tentare così una mediazione che mettesse fine all’impasse.

Il clima che si respira oggi a Skopje è ancora di tensione, anche se i lavori parlamentari sono tornati alla normalità e le proteste si sono placate. Il Commissario Füle  è tornato nella FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia) martedì 9 aprile, in occasione del quarto High Level Accession Dialogue (HLAD). Il dialogo per la futura adesione della FYROM all’UE era iniziato il marzo scorso, subendo diverse interruzioni causate sia dai problemi interni del Paese, sia dalle dispute sulla denominazione “Macedonia” con la Grecia.

Questi ed altri problemi sono stati evidenziati martedì dallo stesso Commissario che, in conferenza stampa, ha affermato: «i politici macedoni sono i colpevoli della crisi iniziata a dicembre: hanno la responsabilità di guidare il Paese fuori da questa situazione di stallo, riprendendo la strada delle riforme. Inoltre, ogni forza politica dovrebbe restare focalizzata sull’integrazione europea,  invece di trasformarla in un ostaggio dei loro giochi politici».

Nonostante la dichiarazione molto critica nei confronti del governo macedone, il giudizio di Füle non è totalmente negativo. Il Commissario ha sottolineato infatti che alcuni passi avanti sono stati compiuti sulla base degli impegni assunti a marzo. Eppure diversi problemi restano aperti. In particolare preoccupa la libertà dei media: secondo uno studio dell’associazione Reporter senza frontiere la FYROM è l’ultimo tra gli Stati balcanici come indice di libertà d’informazione. Per ovviare a questa condizione, prima dello scoppio della crisi era stato avviato un dialogo fra governo e associazioni dei giornalisti in modo da gettare le basi per le riforme. Purtroppo, i lavori si sono interrotti a dicembre e ancora oggi non sono stati ripresi.

Proseguono invece le trattative con Atene sull’uso della denominazione “Macedonia” da parte della FYROM. Si tratta di negoziati che, secondo l’Inviato Personale del Segretario Generale dell’ONU, sono giunti a buon punto, tanto da far sperare in un accordo.

Le riforme in Macedonia sono diventate non solo necessarie per continuare il cammino verso L’UE, ma anche per garantire la stabilità interna. Come dimostrato dall’ultima crisi politica, solo in parte sopita, i vecchi problemi che vanno risolti al più presto. L’esasperazione della minoranza albanese, la corruzione, la poca trasparenza e l’immaturità della classe politica sono oggetto di seria preoccupazione a Bruxelles, tanto che la Commissione Europea si mostra sempre più esitante per il futuro di Skopje.

Pur condividendone in parte le ansie, il Parlamento Europeo (PE) pone l’accento soprattutto sui costi di un non-allargamento, primo fra tutti l’instabilità dell’intera area balcanica. Il PE ha dichiarato che entro giugno 2013 dovrebbero iniziare le trattative per l’accesso di Skopje all’UE.

Si tratta di un momento cruciale per la FYROM, che la settimana prossima vedrà pubblicato il Report della Commissione sui progressi compiuti dal Paese negli ultimi mesi. Stefan Füle  ha dichiarato che le sue impressioni derivanti dalla visita di martedì andranno a rifinire e completare il documento tanto atteso.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *