domenica , 18 febbraio 2018
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FYROM: la crisi politica continua a minacciare la stabilità del Paese

Dopo i progressi compiuti nelle trattative fra Serbia e Kosovo, la coronazione della Croazia quale membro dell’Unione Europea, molti iniziano a guardare ai Balcani con maggiore fiducia. Eppure, la regione è e rimane problematica. Ne è un esempio la situazione macedone: dopo un grave empasse politico che aveva costretto l’Unione a intervenire in qualità di mediatrice, ancora oggi la situazione è tesa.

Gli accordi presi sotto l’egida UE il primo marzo, che sembrarono risolvere la grave crisi istituzionale, sono fin’ora rimasti per lo più sulla carta. L’insofferenza fra la popolazione è ancora alta, così come la preoccupazione per la negata libertà dei media nel Paese. Riguardo a quest’ultimo punto il rappresentante dell’OCSE Dunja Mijatović ha dichiarato la sua delusione per la mancanza di progressi in materia e soprattutto ha condannato la detenzione del giornalista investigativo Tomislav Kezarovsky, ancora in attesa di processo per un articolo scritto nel 2008. Poco è stato fatto anche per quanto riguarda la riforma elettorale, ancora in discussione. I politici macedoni sembrano non aver ancora compreso la gravità della situazione di un Paese aggredito dalla crisi economica, con una base democratica ancora instabile e in cui lo scontento e l’esasperazione dei cittadini potrebbero sfociare in violenze facendo cadere la FYROM nel baratro di una nuova guerra civile.

Proprio per scongiurare tale evenienza il Commissario per l’allargamento Štefan Füle aveva più volte richiamato i politici locali, ricevendo in cambio promesse d’impegno. Così era accaduto a marzo, all’indomani dell’accordo nel quale era compreso anche la formazione di una Commissione per accertare i fatti che portarono all’esclusione dell’opposizione dal Parlamento. La Commissione non ha però potuto portare a termine il proprio compito, perché a causa del clima ostile e teso il suo presidente ha consegnato le proprie dimissioni, non potendo svolgere il compito assegnatogli con la dovuta attenzione.

Alla luce delle continue notizie negative provenienti da Skopje, Štefan Füle ha nuovamente ribadito la sua posizione in due occasioni: la prima a Bruxelles durante il decimo Consiglio d’associazione UE – FYROM il 23 luglio, la seconda durante il colloquio con i ministri macedoni Nikola Popovski e Fatmir Besimi. Il messaggio rimane lo stesso: l’attuazione degli accordi del primo marzo è essenziale per il futuro del Paese. Non si può più aspettare, è tempo di agire. Un Füle più che mai deciso e tagliente nei confronti della classe politica della FYROM, forse anche nel tentativo di “scrollarla” dal torpore prima del prossimo Consiglio d’associazione che si svolgerà sotto la presidenza greca. Infatti, le relazioni fra i due Stati non sono ancora ottimali e la disputa sull’uso del termine Macedonia per indicare la FYROM è ancora in corso. Una Grecia ostile non potrebbe che rendere ancora più difficoltoso il cammino macedone, già per altro irto di ostacoli per motivi economici e sociopolitici. Sarà sufficiente l’impegno profuso dal Commissario per riportare la FYROM in acque più tranquille? I fatti sembrano smentire una visione ottimista per il prossimo futuro.

In foto da sinistra, Fatmir Besimi, Štefan Füle, Nikola Poposki nel corso dell’incontro del 23 luglio. (© European Commission)

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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