venerdì , 17 agosto 2018
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Gaza e indagine ONU: l’Europa si astiene

Mercoledì 23 luglio il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, organo sussidiario dell’Assemblea Generale, ha votato in una sessione speciale una risoluzione sull’istituzione di una commissione di inchiesta per accertare eventuali violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse da Israele nei territori palestinesi occupati, con evidente riferimento alla striscia di Gaza. Al momento ci sono altre due commissioni di inchiesta già avviate dal Consiglio per i diritti umani: una sulla Corea del Nord ed una sulla Siria.

Il Consiglio è formato da 47 Stati, e i seggi sono distribuiti secondo un criterio di bilanciamento geografico: 13 per gli Stati africani, 13 per Asia e Pacifico, 8 per America Latina e Caraibi, 7 per l’Europa Occidentale e America Settentrionale e 6 per l’Europa Orientale. All’interno di ogni gruppo regionale, i membri del Consiglio sono eletti con un mandato di tre anni. Al momento, gli Stati dell’UE che ne fanno parte sono Austria, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Gran Bretagna (per il gruppo Europa Occidentale e America Settentrionale, insieme agli Stati Uniti), Repubblica Ceca, Estonia e Romania (per il gruppo Europa Orientale, insieme a Macedonia, Montenegro e Russia).

La risoluzione è passata con 29 voti a favore, 17 astensioni ed un solo voto contrario. Hanno votato contro, com’era prevedibile, solo gli Stati Uniti: l’ambasciatore Keith Harper ha criticato la mancanza di “equilibrio” nella risoluzione, ed ha motivato il suo voto contrario con il fatto che la commissione sarà uno strumento politico e parziale che non aiuterà a porre fine alle ostilità.

I Paesi UE si sono mostrati, com’è piuttosto raro, uniti: uniti però nella non-decisione, ossia nell’astensione. Tra gli altri Paesi europei, anche la Macedonia ed il Montenegro, che aspirano ad entrare nell’UE, si sono astenuti, mentre la Russia ha votato sì. L’Italia, che, in virtù della Presidenza di turno, ha parlato anche a nome dell’UE, ha condannato i lanci indiscriminati di razzi da parte di Hamas ed ha riconosciuto il diritto di legittima difesa da parte di Israele. Ha anche ricordato però che le operazioni militari israeliane devono essere proporzionate ed in linea con il diritto umanitario internazionale. Inoltre ha invocato la cessazione delle ostilità ed ha incoraggiato la mediazione regionale, in particolare da parte dell’Egitto. Parole riprese in larga parte dai diplomatici degli altri Paesi UE nei loro statements.

L’inviato israeliano Eviator Manor ha sostenuto che è Hamas a commettere crimini di guerra, sia con il lancio di razzi, mirati non solo contro i militari, ma anche contro i civili, e sia con il ricorso a scudi umani per proteggere le proprie basi militari. Anche il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che il Consiglio dovrebbe investigare, piuttosto, sulle violazioni dei diritti umani commesse da Hamas, ed ha inoltre definito l’indagine ONU una “parodia della giustizia”, affermando che questa non fermerà Israele dal fare ciò che è necessario per proteggere il proprio popolo.

Photo © United Nations Photo, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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