giovedì , 22 febbraio 2018
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Genocidio armeno: le condoglianze di Erdogan

Forte del risultato eccezionale che l’AKP ha ottenuto alle elezioni locali, Erdoğan continua a sorprendere: di recente l’ha fatto con un comunicato, in nove lingue tra cui armeno e russo, sul massacro degli armeni compiuto dall’Impero Ottomano durante la prima guerra mondiale. Il comunicato esprime le condoglianze della Turchia al popolo armeno e parla di un “dolore condiviso”. Si tratta del primo messaggio di questo genere da parte di un leader turco ed è stato diffuso alla vigilia del 24 aprile, data simbolica in cui – in Armenia e nelle diverse città del mondo in cui è forte la presenza della diaspora armena – si celebrano le vittime di quello che, secondo Erevan, è stato il primo genocidio della storia moderna.

Se per l’Armenia le vittime del massacro sono state circa un milione e mezzo (erano al tempo circa due milioni gli armeni che vivevano all’interno dell’Impero Ottomano), il governo turco ha da sempre sostenuto che il numero è di molto inferiore, attorno alle 300.000. La vera e propria disputa non riguarda però i numeri, quanto piuttosto le modalità. Infatti, perché si possa utilizzare il termine “genocidio” si deve fare riferimento alla convenzione ONU del 1948, ed in particolare all’articolo 2, che pone come condizione l’intenzione di “distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Quello che i vari governi turchi hanno negli anni sostenuto è stato che alcune atrocità siano effettivamente state commesse, ma che le uccisioni non fossero premeditate ed organizzate dallo Stato: in breve, che non ci fosse da parte dell’Impero Ottomano una volontà di eliminare sistematicamente il popolo armeno.

Fino ad oggi in Turchia è stato più volte utilizzato l’articolo 301 del codice penale (“offese alla nazione”) per perseguire chi ha parlato di “genocidio” (tra gli altri, il premio Nobel Orhan Pamuk). Per quanto Erdoğan non abbia mai utilizzato il termine “genocidio” (e neppure “massacro”), il comunicato sfiora però un tabù importante. Le reazioni della comunità armena ed internazionale sono state varie: alcuni hanno definito la dichiarazione “rivoluzionaria”, mentre secondo altri si tratta di una strategia per calmare le acque prima del 2015, data in cui si celebrerà il centenario del massacro e in cui si attendono dunque pressioni più forti sulla Turchia.

Il Presidente armeno Serzh Sargsyan ha dichiarato che l’avvicinarsi del centesimo anniversario rappresenta una buona opportunità per la Turchia di liberarsi di un “pesante fardello”. Ha inoltre sottolineato di non considerare “nemica” la società turca ed ha ricordato le famiglie turche che hanno aiutato i vicini e gli amici armeni. Ha aggiunto infine che, da parte della Turchia, non si attendono solo parole, ma anche azioni concrete: in particolare, l’apertura del confine e l’avvio di normali relazioni diplomatiche, come stabilito da un accordo firmato dalle due parti nel 2009, ma non ancora ratificato.

La Turchia non è però l’unico Paese a non riconoscere ufficialmente il genocidio. Il Parlamento Europeo l’ha fatto nel 1987, con una risoluzione che afferma che gli eventi del 1915-1917 rientrano nella definizione della convenzione ONU. Nonostante ciò, solo undici parlamenti europei hanno approvato risoluzioni simili a livello nazionale. Il primo è stato Cipro nel 1982, seguito dalla Grecia nel 1996 e poi da Belgio, Italia, Francia, Slovacchia, Olanda, Polonia, Germania, Lituania e Svezia. Le risoluzioni adottate in Germania e in Italia non costituiscono in realtà un vero e proprio riconoscimento del genocidio: fanno entrambe riferimento più genericamente alla necessità di superare “ogni contrapposizione tra popoli e minoranze diverse nell’area” (Italia) o si limitano a “commemorare il massacro e l’espulsione degli armeni nel 1915” (Germania). In Francia, dove è presente una vasta comunità armena, aveva fatto molto discutere una legge approvata nel gennaio 2012 che penalizzava il negazionismo del genocidio (prevedendo pene fino a 45.000 euro e un anno di detenzione), giudicata poi incostituzionale perché lesiva della libertà di espressione.

Nell’ultimo Progress Report, la Commissione Europea ha riconosciuto i progressi compiuti dalla Turchia in merito alla possibilità di un dibattito pubblico sulla questione armena, ma ha anche ricordato la necessità di ratificare l’accordo del 2009. Già nel 2005, il Parlamento Europeo ha dichiarato senza mezzi termini che il riconoscimento del genocidio da parte della Turchia costituisce un prerequisito necessario per l’ammissione nell’UE.

In foto, Recep Tayyip Erdoğan (© European Commission, 2013)

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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