martedì , 14 agosto 2018
18comix

Georgia, Moldavia, Ucraina: firmati gli Accordi con UE

Il Consiglio Europeo del 26 e 27 giugno passerà alla storia per diversi motivi, uno di questi è la firma degli Accordi di Associazione con Ucraina, Moldavia e Georgia. Questi accordi segneranno l’inizio di una nuova fase dei rapporti tra l’UE e i 3 Paesi, creando un’Area di Libero Scambio Globale e Approfondita (DCFTA). Verranno in pratica eliminate in maniera graduale e asimmetrica anche le barriere non tariffarie. Ciò comporterà l’adozione nei 3 Paesi degli standard europei, che andranno a rimpiazzare quelli sovietici. Il vice presidente dell’Euronest, Jacek Saryusz-Wolski, ha definito questi accordi un 70% di membership, in quanto molto più approfonditi dello Europe Agreement firmato negli anni ’90 tra l’UE e la Polonia (e gli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale, PECO) di cui lo stesso Wolski diresse i negoziati.

Questi Paesi non diventeranno membri dell’UE, ma parteciperanno in larga misura al mercato unico. Novità che riapre il lungo dibattito sulla Politica Europea di Vicinato. Molti ritengono che se ci fosse una prospettiva di adesione, i Paesi coinvolti sarebbero molto più propensi a portare avanti le difficili riforme. Per il momento tale prospettiva è assente, ma ciò non vuol dire che le cose resteranno per forza tali. Guardando indietro nel tempo, si vede come lo Spazio Economico Europeo tra CEE e EFTA venne concepito da Jacques Delors come un’alternativa all’allargamento, ma alla fine venne usato da Austria, Svezia e Finlandia come preparazione all’adesione.

Lo stesso avvenne pochi anni dopo: i già citati Europe Agreement con Polonia e altri PECO vennero proposti durante il Consiglio Europeo di Strasburgo del 1989, mentre la prospettiva di adesione arrivò solo con il Consiglio Europeo di Copenaghen quattro anni dopo. Gli Europe Agreement divennero uno strumento per preparare i PECO all’adesione. Non è quindi da escludere che il quadro possa cambiare in un futuro non troppo lontano, specie se si tengono in considerazione fattori interni (l’inizio della ripresa in Europa) ed esterni (le pressioni provenienti da Mosca).

L’importanza degli accordi è dovuta anche al difficile percorso che ha portato alla firma. L’UE ha sempre promosso gli altri progetti di integrazione regionale. Non sta avvenendo lo stesso con l’Unione Eurasiatica, vista più come un progetto neo-imperiale con il quale Mosca punta a consolidare la propria egemonia su buona parte dell’ex URSS, chiudendosi al resto del mondo con barriere doganali e un’ideologia esplicitamente ostile all’Occidente.

Già dalla scorsa estate il Cremlino ha iniziato a dissuadere questi Paesi dalla firma degli AA, usando “controlli doganali punitivi” e minacce neanche troppo velate. A settembre durante la visita a Mosca il Presidente armeno Sargsyan ha annunciato lo stop dei negoziati per l’AA a seguito delle evidenti pressioni che Putin può esercitare sul Paese. Una dichiarazione analoga venne fatta dall’allora Presidente ucraino Yanukovič a pochi giorni dal Vertice di Vilnius, ma gli ucraini non accettarono questa scelta e scesero in piazza. Dopo le dimissioni del governo e del Presidente e la nomina di Yatseniuk a capo di un governo filo europeo, Putin non si è rassegnato alla perdita dell’Ucraina, essenziale per il suo progetto, e ha attuato un piano molto simile a quello messo in atto negli anni ’90 per indurre la Georgia ad aderire alla CSI. Questa volta però è andato oltre, annettendo parte del territorio ucraino.

Le firme sugli accordi rappresentano una vittoria del soft power europeo e del suo potere attrattivo, ancora forte, nonostante tutto. L’approccio di Putin si è invece dimostrato controproducente. Intellettuali polacchi come Lech Wałęsa e Adam Rotfeld, che conoscono molto bene la Russia, hanno criticato Putin per aver usato la coercizione e non il potere attrattivo che può avere un Paese eccezionale come la Russia.

Resta da vedere come potrà reagire il Cremlino. Russia, UE e vicini comuni costituiscono di fatto un unico sistema economico e sono portati a cooperare da forti legami economici e culturali. L’atteggiamento ostile di Putin danneggia tutti, a partire dalla stessa Russia. Giocando la carta dello sciovinismo e mostrandosi come l’uomo forte che si oppone all’Occidente, Putin ha guadagnato consensi nel breve termine, ma i problemi strutturali rimangono irrisolti e prima o poi faranno sentire le conseguenze.

Photo © European Consilium

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *