martedì , 14 agosto 2018
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Georgia: Morto Eduard Shevardnadze, la volpe bianca

Ieri all’età di 86 anni si è spento Eduard Shevardnadze. La volpe bianca del Caucaso, come veniva chiamato, è stato nel bene e nel male un protagonista della politica georgiana, sovietica e mondiale. La sua carriera era iniziata in epoca brezhneviana, quando la Georgia era governata da Vasili Mzhavanadze ed era la meta turistica sovietica più ambita, nonché la più benestante delle 15 repubbliche, famosa anche per il suo mercato nero. Nel 1968 era diventato Ministro dell’Interno della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana.

Nei primi anni ’70 l’economia entrò in recessione e Mzhavanadze fu accusato di essere la causa dei problemi. Fu così che venne rimpiazzato dal giovane Shevardnadze. Appena giunto al potere, Shevardnadze si impegnò nella lotta alla corruzione e represse duramente la dissidenza con 25.000 arresti. Nel 1985, Mikhail Gorbachev lo nominò Ministro degli Esteri, proprio nel periodo che cambiò la storia del mondo. Shevardnadze fu coautore della “dottrina Sinatra”, secondo la quale gli alleati dell’Europa Orientale avevano il diritto di condurre le proprie politiche senza ingerenze. Nel 1985 l’URSS riconobbe la CEE e nel 1988 venne firmato il trattato di mutuo riconoscimento CEE-COMECON, a cui seguirono i cosiddetti accordi di prima generazione tra CEE e Paesi membri del COMECON. In quegli anni migliorarono anche i rapporti con Cina, Israele e in genere tra i due blocchi.

Nel frattempo, la Georgia precipitava nel caos. L’atteggiamento dispotico del primo Presidente della Georgia indipendente, Zviad Gamsakhurdia, lo portò a crearsi numerosi nemici. Kitovani e Ioseliani, due signori della guerra a capo di gruppi paramilitari, organizzarono un golpe e assunsero il potere insieme al nazionalista Sigua. I triumviri convinsero Shevardnadze ad assumere la carica di Capo di Stato: il suo prestigio era ciò di cui la Georgia aveva bisogno, visto l’isolamento internazionale. Da subito, il Paese stabilì buoni rapporti con l’Occidente e divenne membro di varie organizzazioni internazionali.

La situazione interna però era catastrofica: in Ossetia Meridionale era esplosa una guerra civile. Arslan Abashidze, approfittando della situazione, fece dell’Agiaria una sorta di feudo, mentre la Mingrelia era ancora in mano ai zviadisti (i fedeli di Gamsakhurdia). Tensioni interetniche agitavano anche Abkhazia e Javakheti. I gruppi paramilitari e le organizzazioni mafiose erano più potenti dello Stato. La Georgia era un Stato fallito a tutti gli effetti. Presto anche in Abkhazia scoppiò una guerra civile in circostanze poco chiare. Probabilmente fu Kitovani con la sua Guardia Nazionale ad attaccare Sukhumi di propria iniziativa.

Le due guerre civili si conclusero con un cessate il fuoco, ma senza una soluzione politica, le due entità restavano indifferenti all’autorità di Tbilisi. Nel 1994 venne firmato un trattato di amicizia con la Russia, che ottenne l’uso di 4 basi militari, tre delle quali in regioni instabili. Venne creato un esercito regolare e i gruppi paramilitari vennero sciolti o inglobati nell’esercito regolare, mentre alcuni continuarono ad operare in clandestinità. Nel 1994 si aprì la stagione degli attentati, alcuni dei quali contro lo stesso Shevardnadze. Dopo l’arresto di diversi oppositori e la vittoria alle presidenziali del 1995, si raggiunse una relativa stabilizzazione.

Il consenso interno era alto, Shevardnadze veniva soprannominato babua (papà) ed era apprezzato dai leader occidentali. Stabilì buoni rapporti con la NATO e fece includere la Georgia nei progetti per il trasporto degli idrocarburi dal Mar Caspio verso la Turchia. La situazione interna, però, rimaneva gravissima. La corruzione era dilagante e il crimine organizzato regnava incontrastato. Si stima che il 70% dell’economia fosse nelle mani di amici e parenti del Presidente. La situazione degenerò con i brogli elettorali dell’autunno 2003.

In seguito alle proteste che seguirono, le elezioni vennero ripetute e videro vincere il giovane Mikheil Saakashvili. Da allora la Georgia ha compiuto tanti miglioramenti per quanto riguarda lotta alla corruzione e alla malavita organizzata e nei rapporti con l’UE, arrivando a firmare l’Accordo di Associazione la settimana scorsa. Shevardnadze rimarrà invece una figura controversa. Da un lato il suo contribuito alla conclusione della Guerra fredda, dall’altra la situazione di Stato fallito della Georgia durante la sua Presidenza, con il potere condiviso tra suoi parenti, mafiosi e signori della guerra. La volpe bianca del Caucaso non lascerà indifferenti i posteri.

Photo:  ©  The White House – The William Clinton Presidential Library, Wikimedia Commons

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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