sabato , 24 febbraio 2018
18comix

Georgieva visita Giordania e Libano. Ue rafforza gli aiuti ai profughi siriani

La scorsa settimana ha visto Kristalina Georgieva, Commissario europeo agli aiuti umanitari, impegnata in un breve ma intenso viaggio di tre giorni in Giordania e Libano, i due paesi maggiormente colpiti dagli effetti spill-over della crisi siriana.

In Giordania, il commissario ha visitato il campo Zaatari, aperto nel luglio 2012 per far fronte alla crisi dei rifugiati siriani e che si stima ospiti oggi circa 180.000 persone (con una capacità di accoglienza di 60.000 unità), delle quali la maggioranza donne e bambini. Si parla di stime e non di numeri ufficiali, perché l’enorme affluenza registrata da marzo ha reso impossibile proseguire nella registrazione dei nuovi arrivati. Successivamente la Georgieva ha incontrato il Ministro degli Affari esteri giordano, Judeh Nasser, per discutere proprio delle drammatiche conseguenze della crisi siriana nel Regno.

In Libano, la Georgieva ha discusso la criticità della situazione con il Primo Ministro libanese Mohammad Najib Azmi Mikati ed il Ministro per gli Affari sociali, incaricato di coordinare gli aiuti per i rifugiati siriani sul suolo libanese. Diversamente dalla Giordania e dagli altri paesi confinanti con la Siria, in Libano non sono stati costruiti campi per i rifugiati ed i siriani giunti nel paese dei cedri hanno dovuto ricercare soluzioni tramite reti private o ONG. Questo rende certamente più difficile la distribuzione degli aiuti e dell’assistenza necessaria per le famiglie siriane e non semplifica il censimento dei rifugiati. Il diverso approccio è dettato, tra altre ragioni, dal timore che la forte presenza di rifugiati palestinesi possa incendiare il già precario equilibrio confessionale del paese. Il paese dei cedri infatti, nonostante sia il più piccolo tra quelli confinanti con la Siria, ha ad oggi ricevuto il più grande numero di rifugiati siriani e palestinesi, con ripercussioni enormi su una già fragile stabilità politica, economica e sociale.

Proprio a Beirut Kristalina Georgieva ha annucnciato un ulteriore stanziamento di aiuti in risposta all’escalation della crisi umanitaria nei due paesi. Allarmanti i dati ricevuti dall’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, lo UNHCR: nei primi tre mesi del 2013 il numero di rifugiati che ha varcato il confine siriano ammonta ad 1 milione, portandone il numero totale dall’inizio della crisi a 2,5 milioni. Quasi un raddoppio in soli 3 mesi che lascia presagire lo sforamento della soglia dei 3 milioni entro la fine dell’anno. Tali rifugiati si sono riversati per lo più verso Libano, Giordania e Turchia. Solo una piccolissima percentuale ha raggiunto i paesi europei per chiedere asilo politico: dall’inizio della crisi 20.000 le domande di asilo in UE, in particolare in Germania e Svezia.

Nello specifico il commissario ha dichiarato che l’UE metterà a disposizione altri 65 milioni di euro che vanno ad aggiungersi a quanto fino ad oggi stanziato dai 27: 200 milioni in aiuti umanitari dei quali circa la metà indirizzati al territorio siriano, un quarto al Libano ed i restanti divisi tra Giordania, Turchia ed Iraq. Alla luce di questo impegno, l’UE è il primo donatore di aiuti umanitari verso la Siria ed i paesi confinanti coprendo oltre il 50% degli aiuti a livello internazionale ed è seguita dagli USA che ne forniscono circa il 20%. Ulteriori 193 milioni di euro sono finora stati stanziati dall’UE attraverso altri strumenti andando a coprire aree che spaziano dall’educazione al supporto alle comunità locali. Tutti questi finanziamenti vengono gestiti in loco dai partner umanitari della Commissione Europea quali le agenzie ONU, la Croce Rossa ed ONG.

L’aiuto umanitario è solo una faccia della risposta dell’UE alla crisi dei rifugiati. L’altra faccia parla del bisogno di garantire una transizione politica pacifica e vicina nel tempo dove non ci sia alcuno spazio per Assad. Ma parla anche della necessità di garantire ai milioni di rifugiati il rispetto dei loro diritti e delle loro libertà, questione più che aperta considerando che Giordania, Libano ed Iraq non sono firmatari della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati. Nel loro territorio i rifugiati sono considerati “ospiti” temporanei. La Turchia, pur essendone firmataria, ne assicura l’applicazione solo per gli eventi precedenti il 1 gennaio 1951 non avendo firmato il protocollo del 1967 che ne amplia l’ambito di applicazione temporale. La situazione rimane allarmante e Kristalina Georgieva, dopo averla toccata con mano durante il suo viaggio, ne discuterà dinanzi ai banchi blu di Strasburgo proprio in questi giorni per tenere alta l’attenzione dell’UE sulla terribile crisi umanitaria in corso.

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *