sabato , 24 febbraio 2018
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Ginevra II: l’errore delle diplomazie occidentali

Chaim Weizmann, il primo Capo di Stato israeliano, a proposito dei processi di pace in Medio Oriente sostenne che gli alberghi a cinque stelle dove si svolgono le conferenze di pace hanno una bellezza inversamente proporzionale alla possibilità di raggiungere effettivamente lo scopo prefissato. Questa amara verità sembra dipingere appieno il quadro diplomatico di Ginevra II. Montreaux è certamente uno scenario suggestivo, ma non bastano un po’ di lusso e un bel panorama a convincere i leader delle fazioni in conflitto in Siria a rinunciare al proprio ruolo e porre fine alle ostilità. Se poi i leader che dovrebbero fare il passo indietro neanche ci sono tutti, quelo che resta di Ginevra II è solo una passerella di personalità illustri, tra champagne e monti innevati.

Questo il punto della situazione siriana: la maggior parte dei media ha finora descritto le ostilità come uno scontro tra i governativi di Assad e i ribelli. Tuttavia, non si è fatta particolare attenzione al fatto che gli insorgenti rappresentano un microcosmo frammentato, dove non vi è quella coesione forse necessaria per ribaltare sul campo Assad. Da una parte infatti troviamo la locale cellula di Al-Qaeda, dall’altra gruppi organizzati islamici non qaedisti e, per ultime, alcune milizie cristiane che combattono per difendere le loro comunità locali tanto dalle due fazioni islamiche, quanto dal regime. E in tutto questo quadro manca di precisare che negli ultimi tempi il ramo più moderato si trova impegnato a lottare e a difendersi anche dagli attacchi dei qaedisti. Infine, occorre non sottovalutare il fatto che la Siria è solo il teatro di un conflitto di portata regionale, che va aldilà delle parti che combattono sul campo. In Siria infatti si sta combattendo una guerra per procura per l’equilibrio in Medio Oriente tra Iran, alleato fondamentale di Assad, e l’Arabia Saudita, che cerca di esercitare la propria influenza sugli esponenti qaedisti in nome di legami tribali.

Ma se questo è il disegno degli attori che tirano le fila dello scontro, qualcosa non deve essere giunto sul tavolo delle diplomazie occidentali che hanno preparato l’incontro di mercoledì 22 gennaio. Forse per calcolo, forse per errore, al tavolo negoziale di Ginevra non sono infatti pervenuti né i qaedisti, né l’Iran, nonostante un invito iniziale da parte del Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon, poi puntualmente ritirato prima dell’incontro. A Montreaux dunque è andata in scena una farsa: si sono voluti fare i conti senza l’oste. Già, perchè giungere ad una soluzione partendo dalla mancanza di tutti gli attori che stanno combattendo renderebbe qualunque processo di pace fallimentare già in partenza. Inoltre, se manca l’Iran, diviene impossibile una negoziazione tra i garanti principali dei governativi siriani e delle forze jihadiste.

E’ vero che tale assenza da un certo punto di vista è ampiamente rimpiazzata dal ruolo di Putin a sostegno di Assad. Tuttavia, la mancanza dei gruppi qaedisti, l’ala più determinata a portare avanti lo scontro nel microcosmo ribelle, proibisce di negoziare una pace, trasformando di fatto la guerra regime-ribelli in una guerra tra qaedisti e non qaedisti. Ammesso infatti che Assad avesse deciso di cedere alle pressioni occidentali ritirandosi – ipotesi inverosimile in quanto lo stesso ha ancora le forze necessarie per gestire la situazione – come si sarebbe potuti giungere ad un pace tra le altre parti in conflitto vista la mancanza di almeno una di queste? Ora le possibilità di un accordo sembrano rifiorire, grazie all’annuncio dell’inviato speciale dell’ONU Brahimi di ieri: le due parti, il governo di Assad e le forze dell’opposizione sarebbero finalmente pronte a sedersi insieme allo stesso tavolo per trattare. L’inconcludenza dei negoziati svolti sinora appare ancora più evidente.

Infatti, a vedere l’elenco degli ospiti di Ginevra II, si sarebbe potuta trarre una conclusione abbastanza chiara dell’esito finale sin dall’inizio. In tutto questo è da sottolineare l’errore condotto soprattutto dagli Stati Uniti. Essi, infatti, pur di non riconoscere la realtà della situazione siriana, con il rischio di indietreggiare dalla posizione anti-Assad e pagando questa scelta con una perdita in prestigio, hanno continuato sulla strada del regime-change, non preventivando i possibili sviluppi della questione siriana. E a fare eco a Washington ci sta pensando anche l’Unione Europea che, per l’ennesima volta, si sta dimostrando non in grado di prendere una posizione differente da quella statunitense. Questo nonostante, ad esempio, l’attività diplomatica italiana, che è entrata direttamente nel conflitto siriano per cercare una soluzione tra tutte le parti fuori dai grandi alberghi elvetici. La critica va quindi anche ad Emma Bonino che, a capo di quella stessa diplomazia, conosce la realtà e la ignora.

In foto un frangente della conferenza di Ginevra, si notano il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, al centro, e il Segretario di Stato americano John Kerry, a sinistra (Foto: European Commission)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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One comment

  1. Il Segretario di Stato Kerry non è pronto a riconoscere che gli USA non sono riusciti, come era riuscito loro con Villeda Morales, con Arbenz Guzmán, Daniel Ortega, Juan Domingo Perón, Gheddafi ed altri, a rovesciare con la forza il governo legittimo siriano.
    Conserva qualche speranza e finché non le avrà perse del tutto la guerra andrà avanti.
    Quanto prima si disilluderà tanto meglio sarà, non solo per i disgraziati siriani, ma anche per gli USA stessi.

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