venerdì , 17 agosto 2018
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Gli aspetti economici della crisi in Mali: l’UE deve proseguire la sua opera

La situazione interna dello Stato africano del Mali è estremamente problematica. Un colpo di stato, nel 2012, ha di fatto lacerato il paese in due parti: da una parte le istituzioni politiche tradizionali, dall’altra la fazione jihadista-tuareg che occupa l’Azawad, la parte nord del territorio. L’operazione Serval, lanciata nel gennaio 2013 dalla Francia di Hollande, ha supportato l’esercito tradizionale maliano, portandolo ad un successo militare pressoché immediato.

Malgrado tutto, però, il Mali resta ancora una priorità nell’agenda di politica estera dell’Unione Europea e dei suoi principali alleati. Per questo motivo martedì 21 gennaio è stata presentata, presso la Commissione Sviluppo del Parlamento Europeo, una relazione sui risvolti economici della crisi nel Paese africano. La relatrice è stata l’italiana Francesca Bastagli che, su richiesta del Parlamento Europeo ed insieme ad altri ricercatori dell’Overseas Development Insitute di Londra ha condotto una ricerca sulla crisi.

Lo studio ha analizzato la struttura economico-sociale del paese. Dalla relazione emerge una situazione macroeconomica tutto sommato positiva, in linea con i principali valori degli indici internazionali e regionali. Il Pil aggregato ha avuto un forte slancio, circa il 4,9%, fra il 2007 e il 2010. Dopo il 2012 invece si è registrata una forte contrazione, causata anche dal golpeLa politica fiscale del governo è stata giudicata positivamente dal team dei ricercatori in quanto il governo di Bamako ha messo al riparo da tagli di spesa il settore della sanità e dell’istruzione. Un altro aspetto positivo riguarda la capacità del governo di attrarre investimenti stranieri, in particolare nel settore delle infrastrutture.

A livello di esportazioni il paese presenta gravi limitazioni e le relazioni commerciali sono limitate ad alcune regioni dell’Africa. L’80% delle esportazioni è costituito da oro, la restante parte da cotone. Per questo motivo il paese è soggetto a fluttuazioni del valore della propria moneta, a causa della scarsa diversificazione dei prodotti esportatiL’agricoltura rappresenta il settore trainante dell’economia, in cui è impiegato circa l’80% della popolazione attiva. Il supporto del governo lascia parecchio a desiderare, soprattutto per quanto riguarda il sostegno alle piccole e medie imprese. La disoccupazione è molto alta, in particolare fra i giovani e nella parte settentrionale del Mali.

Quest’ultima, secondo gli indicatori sociali, rappresenta una delle regioni più povere al mondo, caratterizzata anche da un’elevata sperequazione nell’accesso ai servizi di base. Fino al 2010 le regioni del Nord, per esempio, avevano molta difficoltà a godere dei servizi sanitari e di istruzione di base. Le reti di sicurezza sociale risultano inappropriate e i programmi di welfare non sono ancora sufficientemente sviluppati per raggiungere le fasce più povere. 

Nel Mali vi è poi un forte malcontento sociale dovuto all’elevata corruzione ed alla diffusa criminalità. Il contrabbando di droga e i rapimenti sono all’ordine del giorno ed in particolare rappresentano una fonte di reddito per le migliaia di giovani disoccupati, soprattutto nella parte settentrionale del Paese. Il Mali è poi fortemente dipendente dagli aiuti esteri, provenienti in particolare da USA, Banca Mondiale e UE. Altri accordi di sostegno sono stai stipulati con Cina, India e Libia. Nel maggio 2013 una Conferenza di donatori ha sancito l’esborso di 13 milioni di euro a sostegno del Paese africano e dei suoi futuri piani di sviluppo.

La dottoressa Bastagli ha concluso la sua relazione con delle raccomandazioni politiche. A parere dell’istituto da lei rappresentato sono necessarie maggiore iniziative di mobilitazione delle risorse, un deciso rafforzamento delle misure di protezione sociale e una diversificazione della produzione, che contribuirebbe a rafforzare l’occupazione. L’Unione Europea, secondo la ricercatrice, deve proseguire nella sua opera di aiuto e negli investimenti. Importante anche che questi derivano da programmi estesi a tutta la regione, nel rispetto dell’approccio regionale solitamente adottato dall’UE: il Mali non è sul mare ed anche per questo gli accordi regionali assumono un’importanza ancor più rilevante. 

Nell’immagine, miliziani tuareg, foto del 2012 (© Magharebia, Wikimedia Commons). 

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

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