martedì , 14 agosto 2018
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Gli European Development Days: guardare oltre il 2015

Il 26 e 27 novembre si sono svolti a Bruxelles gli European Development Days 2013, un appuntamento organizzato dall’Unione Europea per raccogliere la comunità della cooperazione allo sviluppo e favorire lo scambio di idee e strategie per combattere la povertà nel mondo. Hanno partecipato alle due giornate di confronto i principali esponenti dell’UE, come il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e il Commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs, ma anche numerosi leader di Paesi in via di sviluppo, soprattutto africani, rappresentanti di organizzazioni regionali, come il Presidente della Commissione dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini-Zuma, e esponenti della società civile internazionale.

L’incontro si è caratterizzato per una moltitudine di tavole rotonde, presentazione di rapporti dettagliati e sedute di brainstorming su argomenti specifici: dall’equità nella fornitura di servizi sanitari al ruolo dei giovani, dall’importanza della spesa pubblica per il raggiungimento dei Millennium Development Goals (MDG) al rapporto fra settore privato e sviluppo. Un occhio di riguardo è stato però dedicato all’agenda internazionale per il post-2015, l’anno in cui il programma degli MDG giungerà a termine. Mentre si moltiplicano gli sforzi della comunità internazionale per raggiungere questi obiettivi di sviluppo in tempo, molti guardano già agli anni successivi.

L’obiettivo è delineare sin da ora una strategia che segni la strada da percorrere nel sostegno delle popolazioni più disagiate. Un anno fa, alla precedente edizione dei Development Days, il Commissario Piebalgs aveva espresso l’auspicio di “liberare il mondo dalla povertà nel giro di una generazione”. L’edizione 2013 parte da questo augurio cercando di porre le fondamenta affinché diventi qualcosa di più: un fine concreto. Proprio a questo proposito, l’UE è in prima linea nel coinvolgimento di più attori possibili perché questo accada: la composizione della platea a questo appuntamento riflette l’approccio inclusivo dell’UE.

A febbraio, la Commissione aveva presentato la comunicazione dal titolo “Una vita decorosa per tutti”, che ha ribadito come l’inclusività sia un fattore determinante nelle future strategie europee. I capisaldi che l’UE rivendica per l’agenda post-2015 sono cinque: il rispetto per tutti di standard di vita basilari, la promozione di fattori di crescita come energia e infrastrutture, la gestione sostenibile delle risorse naturali, equità nel sostegno allo sviluppo e un’azione diretta a limitare la fragilità delle strutture statali. Una strategia comprensiva, che riflette gli sviluppi dell’ultimo decennio della cooperazione europea, sempre più rivolta all’utilizzo e al coordinamento di una pluralità di strumenti (aiuti finanziari, commercio, politiche ambientali, talvolta lo strumento delle missioni civili e militari).

I rappresentanti dell’UE hanno poi rimarcato la complessità della cooperazione allo sviluppo nel 2013. Il Presidente Barroso ha sottolineato come sia necessario integrare la lotta contro la povertà con quella per la sostenibilità economica ed ambientale dello sviluppo economico, mentre Piebalgs ha ricordato che il sottosviluppo è una “sfida globale” e, come tale, richiede “risposte e azioni globali”. Il tempo degli interventi scoordinati e confusionari dei vari attori deve finire: la comunità internazionale deve trovare le modalità per una maggiore collaborazione, al fine di evitare duplicazione, sprechi e inutile concorrenza fra donatori. In questo campo, l’UE stessa ha agito con decisione, ricercando maggiore coordinamento fra i Paesi membri. Ma c’è ancora molto da fare.

Soprattutto, è necessario superare l’annosa separazione fra Nord e Sud del mondo. Non si tratta di una parte che aiuta l’altra, ma di “una sola umanità” che cerca di risolvere problemi condivisi. Queste le parole di Ellen Johnson Sirleaf, Presidente della Liberia e membro dell’High Level Panel istituito dall’ONU proprio per definire l’agenda per il post-2015. Una visione condivisa anche dagli altri rappresentanti del continente africano convenuti a Bruxelles: Dlamini-Zuma ha così spronato la comunità internazionale a promuovere uno “sviluppo inclusivo”, ricordando che gli MDG, sebbene incompleti, hanno almeno rivolto l’attenzione del mondo sviluppato sulla precarietà della “sicurezza umana” in Africa e in altre realtà svantaggiate. Il vertice di Bruxelles ha fatto incontrare gli attori della cooperazione. Adesso è il momento dei fatti.

In foto il Commissario europeo Andris Piebalgs nel corso dei lavori agli European Development Days 2013 (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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